sabato, 2 Luglio 2022

Guerra in Ucraina, Finlandia e Svezia nella Nato: la Turchia pone il veto. Macron chiama Erdogan

Zelensky ha respinto nuovamente l'idea che il suo Paese possa cedere una porzione di territorio al fine di stipulare un accordo di pace con la Russia. Macron avrà in giornata un colloquio telefonico con il suo omologo turco Erdogan, che minaccia di porre il veto all'ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato.

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“Il mar d’Azov è perduto per sempre. I porti delle regioni di Zhaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che, dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il mar d’Azov tornerà ad essere esclusivamente un mare interno alla Federazione di Mosca”. Ha parlato così il primo viceministro del governo della Crimea, Georgy Muradov. L’agenzia russa Ria Novosti, poi, riporta le parole di Vladimir Rogov, un funzionario nominato da Mosca nella regione occupata di Zaporizhzhia, il quale ha affermato che le due regioni in questione non torneranno mai sotto il controllo di Kiev.

Zelensky: “Media che chiedono la resa non conoscono la nostra gente”

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, intanto, ha respinto nuovamente l’idea che il suo Paese possa cedere una porzione di territorio al fine di stipulare un accordo di pace con la Russia: “Su diversi media occidentali hanno cominciato a girare alcuni editoriali in cui si dice che l’Ucraina dovrebbe cedere ai ricatti di Mosca in cambio della pace. Coloro che consigliano al nostro popolo di rinunciare al proprio territorio non conoscono la gente comune, che vive nelle aree che si propone di scambiare illudendosi di ottenere la pace”.

Ankara contraria all’ingresso dei Paesi scandinavi nella Nato: in giornata previsto colloquio telefonico tra Macron ed Erdogan

Nel frattempo, il presidente francese, Emmanuel Macron, avrà in giornata un colloquio telefonico con il suo omologo turco Erdogan, che minaccia di porre il veto all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Ieri Ankara ha annunciato che non avrebbe acconsentito all’adesione senza aver ottenuto misure concrete in materia di sicurezza. I due Paesi scandinavi sono accusati di ospitare militari curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che il governo turco considera un’organizzazione terroristica.

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