giovedì, 30 Maggio 2024

Iran, rapper canta i diritti per le donne: condannato a morte

Salehi, 33 anni, era stato originariamente arrestato nell'ottobre del 2022 dopo aver espresso il suo sostegno alle proteste scoppiate nel paese il mese precedente, innescate dalla tragica morte della giovane Mahsa Amini.

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Nell’Iran, una sentenza scioccante ha scosso la comunità internazionale mentre il rapper Toomaj Salehi, 33enne, è stato condannato a morte dalla Prima Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Isfahan. L’avvocato Mostafa Nili ha denunciato questa decisione, evidenziando significative incongruenze nel verdetto, come riportato da Iran Wire. Promettendo di combattere contro questa sentenza, l’avvocato ha alzato la voce per la giustizia.

La notizia della condanna del rapper è stata confermata anche dal giornale riformista Shargh, che ha citato l’avvocato Amir Raisian. Salehi, 33 anni, era stato originariamente arrestato nell’ottobre del 2022 dopo aver espresso il suo sostegno alle proteste scoppiate nel paese il mese precedente, innescate dalla tragica morte della giovane Mahsa Amini. La ragazza era deceduta dopo essere stata fermata con l’accusa di non aver indossato correttamente il velo.

Conosciuto per le sue canzoni che denunciano ingiustizie sociali e politiche, Salehi ha spesso criticato il governo e sostenuto le proteste per ottenere maggiori libertà e diritti per le donne. Attraverso le sue opere, ha offerto una voce a coloro che lottano per il cambiamento sociale in Iran. Nonostante le minacce e le intimidazioni, il rapper non si è mai tirato indietro, condividendo regolarmente foto e video delle sue partecipazioni agli eventi di protesta.

Nel luglio dell’anno scorso, Salehi era stato condannato a sei anni e tre mesi di prigione per “corruzione sulla Terra”, ma era stato rilasciato su cauzione a novembre, dopo che la Corte Suprema aveva ordinato una revisione del suo caso. Tuttavia, meno di due settimane dopo il suo rilascio, è stato nuovamente incarcerato con nuove accuse, tra cui la diffusione di notizie false.

Dopo essere stato liberato, il rapper ha pubblicato un video online in cui ha accusato le autorità giudiziarie iraniane di tortura e ha riferito di aver denunciato tutto alle autorità carcerarie. La sua storia rappresenta un chiaro esempio delle sfide che affrontano coloro che osano sollevare la voce contro le ingiustizie nel paese. La comunità internazionale guarda ora con apprensione alla situazione di Salehi, mentre gli sforzi per ottenere la sua liberazione e per garantire i diritti umani in Iran continuano.

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