domenica, 29 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, Ue striglia i media italiani. Berlino: “Pronti a embargo su petrolio russo”. Varsavia: “Non pagate in rubli”

Sulla questione della fornitura di energia, si sono espresse la Germania e la Polonia al Consiglio straordinario di Energia. Polemica per le parole del ministro Cingolani che ha dovuto precisare di “non essere aperto al pagamento in rubli”.

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Nel 68esimo giorno del conflitto non si fermano i problemi relativi alla fornitura dell’energia. Si esprimono dalla Germania alla Polonia passando per la Finlandia. Per l’Ucraina, invece, Zelensky fa sapere che non può esserci una revoca delle sanzioni fino alla fine della guerra. Berlino si dice pronta per un embargo del petrolio russo, Helsinki cancella il contratto con la Russia per la centrale nucleare di Hanhikivi e Varsavia si appella agli Stati dell’Unione Europea: “Non pagate in rubli”. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, ha precisato la sua posizione riguardo al pagamento del gas in rubli per le aziende europee. L’Ue redarguisce i media italiani: “Non devono eludere le sanzioni dell’Unione Europea contro la propaganda russa”.

Berlino: “Siamo pronti all’embargo sul petrolio russo”

La Germania deve correre ai ripari e sceglie il male minore: “Avremmo un problema locale e ovviamente un aumento dei prezzi e forse le catene di approvvigionamento non sarebbero sicure ma non colpirebbero l’economia nazionale nel suo insieme”, questo fa sapere Robert Habeck, Ministro tedesco per gli Affari economici e l’azione climatica. “Dopo 2 mesi di lavoro, posso dire che la Germania non è contraria a un embargo petrolifero alla Russia. È un carico pesante da sopportare, ma siamo pronti a farlo”, ha aggiunto Habeck durante il Consiglio straordinario Energia a Bruxelles.

La Finlandia cancella il contratto per la centrale nucleare con la Russia

Il Ministro dell’Economia finlandese, Mika Lintilä, ha più volte ribadito che è “assolutamente impossibile” la concessione dell’autorizzazione da parte del governo per la collaborazione energetica con la Russia. Di fatto, il consorzio finlandese Fennovoima ha cancellato il contratto che aveva firmato con Rosatom, il fornitore di energia nucleare statale russo, per la centrale nucleare di Hanhikivi.

Polonia: “Non pagate in rubli”

Dal Consiglio dei Ministri dell’Energia a Bruxelles, si fa sentire anche la Ministra dell’Ambiente polacca, Anna Moskwa: “Facciamo appello ai Paesi dell’Unione Europea a non sostenere il decreto di Putin e a non pagare in rubli”. Ricordiamo che la Polonia è stata esclusa nei giorni scorsi dalla fornitura di gas russo. Continua la Moskwa: “Non dobbiamo sostenere Gazprombank, non dobbiamo sostenere l’economia russa”; ha continuato sottolineando l’appartenenza all’Unione Europea e ha aggiunto che “non siamo obbligati a seguire il decreto di Putin o la legge di Putin. Abbiamo la legge europea, la legge nazionale e le nostre compagnie hanno contratti con Gazprom”. “Non dobbiamo seguire quei decreti. Ed è ciò che la Polonia ha fatto”, ha concluso con tono perentorio e deciso il suo intervento.

Cingolani: “Mai aperto al pagamento in rubli”

L’articolo di Politico, “Italy open to paying for Russian gas with rubles”, parla delle posizioni del Ministro italiano della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Pare si sia dimostrato positivo ad accogliere la richiesta di Mosca di pagare in rubli il gas russo, almeno per alcuni mesi, “in attesa di comprendere la cornice normativa e le relative implicazioni”. Ha aggiunto di attendersi un “rapido e molto chiaro pronunciamento da parte della Commissione europea”. A stretto giro arriva la smentita di Cingolani. L’articolo è “fuorviante” e non aderente alla reale posizione espressa riguardo a questo argomento. Infatti, ha poi precisato di “non essere aperto al pagamento in rubli” e che “in attesa che si definisca unitariamente, a livello di Ue, la posizione sui pagamenti, lo schema euro/rubli che prevede che le imprese paghino in euro, al momento non lascia ravvisare una violazione delle sanzioni stabilite il 24 febbraio”.

Ucraina: “No revoca delle sanzioni fino a fine guerra”

Ai microfoni del quotidiano greco EPT News, il Presidente Zelensky: “La revoca delle sanzioni non può essere discussa fino alla fine della guerra”. La questione delle sanzioni internazionali sta interessando da tempo sia i 27 Stati membri dell’UE e sia l’Ucraina; Kiev è secca sull’argomento, quelle alla Federazione Russa non potranno essere ragionate.

Ue: “Media italiani non devono eludere le sanzioni contro la propaganda russa”

Il Portavoce della Commissione Ue, interpellato sul fatto che nei talk show italiani vengano ospitati giornalisti russi e che almeno 2 di loro siano sulla lista dei sanzionati, si è espresso così: “Invitare i giornalisti russi di media bloccati dalle sanzioni, come ‘Sputnik’ e ’Russia Today’, non deve eludere le sanzioni Ue contro la propaganda russa sull’Ucraina”. Ha poi precisato che non si tratta di censurare le opinioni ma “è importante che sia contestualizzato” il loro background. Inoltre, ha aggiunto che “le emittenti di Ue e Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza o all’odio nei programmi, come previsto dalla direttiva” sulle attività dei media dell’Unione Europea. Ricordiamo l’intervento di Lavrov a Zona Bianca, talk show italiano in onda su Rai 4.

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