martedì, 19 Ottobre 2021

Nato, Russia e Ucraina: “mali necessari” ma la guerra è guerra sempre

La nostra è una società che accoglie alcuni mali, riconoscendone l’indispensabilità ma ne ignora altri. È quindi una questione di scelte. Una di queste è la Guerra che ancora sopravvive. Il mondo non può farne a meno.

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La nostra è una società che accoglie alcuni mali, riconoscendone persino l’indispensabilità ma ne ignora altri. Li chiama “mali necessari”. Uno di questi è la guerra, un qualcosa che troviamo giusto dietro l’angolo di casa nostra. Alle porte dell’Europa, in Ucraina.

L’inizio della fine

Cominciamo paradossalmente dalla fine di questa storia complessa di grandi pretese e ostinate resistenze, che vede come elemento determinante il summit tenutosi nella giornata di ieri, 14 giugno, a Bruxelles tra i 30 Paesi dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.Il summit è il momento cruciale per l’Alleanza e l’occasione per aprire un nuovo capitolo“, questo il messaggio a preannunciare che dopo sette anni di conflitti potrebbero cambiare le sorti dell’Ucraina e della Russia.

Al termine del Summit, la NATO con una dichiarazione ufficiale ha imposto il ritiro della Russia dalle regioni ucraine occupate, volontà espressa con determinazione: “Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia alla sicurezza euro-atlantica” e a premessa fatta, la decisione finale e tanto attesa:” Chiediamo alla Russia di ritirare, in conformità con i suoi impegni internazionali, le forze che ha in tre Paesi dell’Ucraina senza il loro consenso. Condanniamo fermamente e non riconosceremo l’annessione illegale e illegittima della Crimea da parte della Russia e denunciamo la sua occupazione temporanea. Le violazioni dei diritti umani devono finire.

Sappiamo bene, però, che affinché possa esserci una morale, c’è bisogno di un racconto che possa fornire spunti di riflessione e uno sguardo consapevole e analitico di questa, a tratti decantata a tratti screditata, realtà.

Perché Russia e Ucraina sono in guerra?

L’Ucraina è in conflitto dal 2014 con la Russia, dopo l’annessione da parte di quest’ultima della penisola di Crimea (Ucraina). Tale annessione non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

Nonostante ciò, la Russia aveva ottenuto il 95% dei voti a favore dell’annessione della Crimea, nel discusso referendum promosso per evitare la prosecuzione degli interventi militari. In quello stesso anno vi furono delle proteste pubbliche pro-Russia a Donbass in Ucraina che sfociarono in una guerra tra governo ucraino e separatisti russi. Dall’annessione della Crimea, il governo russo incrementò la propria presenza militare nella regione.

Secondo il trattato sottoscritto dai due stati nel 1997, la Russia avrebbe dovuto evacuare tutte le proprie posizioni militari. Ad ogni modo, non pianificò mai la rimozione delle proprie forze armate dall’area, strategicamente importante.

È evidente che siano molteplici le cause che hanno tenuto viva l’ostilità tra i due Paesi ma oggi purtroppo, sarebbe un eufemismo parlare di ‘ostilità’ perché siamo decisamente di fronte ad una guerra: Kiev combatte i separatisti sostenuti dalla Russia nelle regioni di Donetsk e Luhansk nel Donbass dal 2014, dopo l’annessione della penisola di Crimea da parte di Mosca; da allora, più di 14mila persone hanno perso la vita e quasi 1,5 milioni sono state sfollate.

Sul web circolano video che fanno entrare nelle nostre case la guerra in trincea: giovani soldati nascosti, pronti a difendersi dagli attacchi russi, paesaggi grigi che lasciano facilmente immaginare le nubi di fumo che ogni giorno avvolgono il cielo, coprendo i colori tenui e intensi di un tramonto, lo stesso che noi invece possiamo ammirare in spiaggia o seduti in un bar. Questo ci dà l’idea della contraddizione del mondo, un uomo che sorseggia un drink, un altro che lotta cercando di preservare la propria vita. “Gli abitanti sono abituati al rumore delle bombe”, spiega in un video amatoriale un signore non lontano dal luogo dello scontro. “Alle nove di sera comincia a sentirsi in lontananza il rumore dell’artiglieria pesante che andrà avanti per tutta la notte”, riferiscono i soldati. Uno di questi è un uomo venuto a sostituire suo nipote sul fronte, essendo stato ucciso dai separatisti russi a soli 22 anni. Alcune cose non cambiano, l’onore della rivendicazione di un caro in guerra è un valore, forse un principio al quale non si può venir meno in nome dell’umanità.

Quale posto occupa l’Europa nel conflitto?

L’Europa, in tutto questo scenario, ha deciso di lasciare la platea cominciando ad avvicinarsi al palco di guerra, tentando di mediare e far cessare lo scontro, ma a quanto pare la Russia appare molto determinata. Stati Uniti ed Europa puntano il dito contro Mosca che prosegue con l’invio di armi e truppe per sostenere i separatisti filo-russi.

La Russia è stata esortata dall’Unione a “cessare immediatamente l’aggressività nell’Ucraina orientale e porre fine alla sua occupazione della Crimea”, queste le parole del diplomatico statunitense Rodney Hunter all’Onu. “Chiediamo alla Russia di ritirare le sue forze dall’Ucraina, cessare il suo sostegno ai suoi proxy e ad altri gruppi armati, e attuare tutti gli impegni che ha preso con l’accordo di Minsk”, stipulato per porre fine alla guerra.

Le regole di cui si parlava, quelle presenti nella nostra piccola scatola, vengono imposte e dai cittadini ci si aspetta che le rispettino per mantenere un ordine sociale quanto meno accettabile, che garantisca una vita tranquilla; almeno questa è la teoria. Il paradosso è che chi ha il potere universale della penna per cui parola è legge se viene dall’alto, non si impegna a garantire questo equilibrio. Anzi fa tutto ciò che è in proprio potere per andare per vie traverse, nei migliori dei casi, e per vie totalmente opposte, nei peggiori.

L’Unione Europea si trova in una posizione sempre più delicata, in balìa tra la difesa della propria integrità e la tanto ambita pace. Il fuoco non si spegne col fuoco e quindi qualcuno dovrà scegliere di essere acqua e scorrere lentamente negli angoli del potere in nome di una convivenza che non trasmetta paura e conflitti ma unione e collaborazione.

Questa però, non è una prerogativa della Russia considerando che in aprile, otto alti funzionari europei, tra cui il presidente dell’europarlamento David Sassoli, sono stati inseriti nella black list della Russia di Putin, in risposta alle sanzioni varate a marzo dall’Ue contro otto dirigenti russi. Il ministero degli Esteri di Mosca ha vietato l’ingresso in Russia oltre che al presidente del Parlamento europeo anche alla vice presidente per i valori e la trasparenza della Commissione Europea, Vera Jourova e ad altri sei funzionari di Paesi europei.

Come se non bastasse un gesto simbolicamente così forte, nell’ultimo periodo non è passato inosservato l’avvicinamento tra Russia e Cina, due potenze autocratiche, entrambe impegnate nel combattimento: nel momento in cui la Russia, infatti, raggruppava un esercito di centomila soldati al confine con l’Ucraina, la Cina inviava aerei da combattimento nella zona della difesa aerea di Taiwan. Sembrerebbe che navighino sulla stessa lunghezza d’onda, stando anche agli scarsi rapporti intrattenuti da entrambe con l’Unione Europea ma ci si augura che ognuna rimanga al proprio posto e non ‘appicchi il fuoco’ in Europa che, per il momento, ha subìto senza passare all’azione, se non quella diplomatica.

Nei rapporti con la Russia siamo al punto più basso della guerra fredda.” afferma il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il quale si esprime anche a proposito della Cina: “La Cina non è il nostro nemico ma bisogna affrontare insieme le sfide che la sua ascesa pone alla nostra sicurezza” riferendosi agli Stati membri. Una continua lotta per il potere, ce lo insegna la storia, dove qualsiasi passo falso giustifica il fine, dove ogni battaglia ha solo un vincitore e dove ogni sconfitta è fatale. La lungimiranza delle scelte è consapevole, il frutto dell’azione è impassibile purché rimanga carico il volume delle nostre tasche. Ma prima o poi quel pantalone si consumerà ed allora ci si domanda quale sarà il destino del mondo e quale quello del nostro Paese.

Perché ci si ostina ad agire a discapito degli altri?

Per “mali necessari” si intendono situazioni intollerabili che in fondo hanno un ruolo e anche abbastanza rilevante: la protezione di un bene. Qualcuno potrebbe obiettare che un’affermazione simile sia folle e paradossale ma è esattamente in questo che alcuni avvenimenti possono ritrovare il giusto equilibrio. Equilibrio che evidentemente sfugge perché viviamo in una scatola e siamo plasmati da ciò che vi troviamo: il sistema le chiama “regole” e le regole reprimono gli istinti. Ma si tratta di una repressione, appunto; il che implica che alcuni, più di altri, siano incapaci di gestire quelle pulsazioni naturali, proprie dell’essere umano, il quale si ritrova a doverle placare.

E qui ci imbarchiamo in scenari drammatici, strazianti, scenari che portano anche alla morte. È quindi una questione di scelte. Come per la Guerra. Il mondo non può farne a meno, nonostante l’evoluzione e il progresso, materialmente ed intellettualmente parlando. A volte non ne percepiamo neppure la distanza. È una questione di indifferenza o nel peggiore dei casi di ‘ignoranza’. Un fenomeno di distruzione di città: eredità di grandi uomini del passato, distruzione di vite innocenti: bambini che hanno appena scoperto quanto calore può infondere il sole. I teatri che accolgono sul palco degradanti scene come queste sono più di quanto dal nostro secolo ci si aspettasse.

La mente inganna la giustizia ed elabora giudizi a cui siamo portati a credere fortemente. Più si ha timore del male, più si tende a confondersi piano con esso. Il male indossa i panni del bene, si può quasi dire che siamo vittime di noi stessi. Ogni vittima sceglie il proprio carnefice e a quanto pare, non bisogna guardare tanto lontano, basta guardarsi dentro. La convinzione acquisita non fa altro che alimentare progetti di potere personale, ed è allora che tutto ciò accade.

Per difendere una cattiva causa, essi analizzavano le leggi con la stessa meticolosità con cui i ladri esaminavano palazzi e negozi. Ciò soltanto allo scopo di scoprire il punto debole in cui potessero prevalere”. (Bernard de Mandeville, La favole delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù, 1723)

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