martedì, 27 Luglio 2021

L’archeologia è storia antica: parola di Indiana Jones

Una nuova piccola Pompei è riaffiorata ieri a Verona, durante la ristrutturazione del cinema Astra. Ma il rapporto fra cinema è archeologia trova il proprio culmine con il personaggio di Indiana Jones, presto sul grande schermo nel sequel numero 5.

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L’antico ritorna prepotentemente alla vita: una nuova piccola Pompei è riaffiorata ieri a Verona. Pareti affrescate, impianti di riscaldamento intatti e pavimenti in marmo decorato sono tornati alla luce, davanti agli occhi increduli del team di esperti presenti sul posto, durante un progetto di ristrutturazione e riqualificazione del cinema Astra della città.

Secondo una prima analisi, un incendio avrebbe fatto abbandonare il contesto databile all’età imperiale che oggi si è ripresentato come “ai vecchi tempi”.

Sembra un’avventura all’Indiana Jones, ma una precisazione va fatta: l’archeologia non è un hobby o un’improvvisata. È solo dopo anni di studi e pratica sul campo, che l’archeologo riesce a riportare alla luce ciò che l’uomo ha prodotto, consumato e lasciato dietro di sé.

Nell’immaginario collettivo, l’archeologia e la figura dell’archeologo, spesso vengono associati all’idea di mistero e antico. Disciplina dibattuta per anni, l’archeologia ha avuto modo di “farsi conoscere”, anche grazie a registi di alto calibro che hanno portato al cinema pellicole di enorme successo.

Il primo grande film in cui appare l’archeologia risale al 1932 ,“La Mummia”, diretto da Karl Freund, con il quale nascerà quel filone definito “egizio”. Ambientato a Tebe, tre archeologi scoprono un sarcofago contenente la mummia del sacerdote Imhotep, il quale riportato in vita, cercherà a sua volta di ridare la vita alla sua amata. In questa pellicola, gli archeologi appaiono in attesa di scoperte sensazionali, siedono sotto ombrelloni per ripararsi dal sole, mentre gli operai effettuano il duro lavoro di scavo.

Nel 1941 Lesly Howard dirige “La Primula Rossa”, film dal quale si evince che Lesly non conoscesse molto l’archeologia. Lo scavo appare come una misera buca all’interno della quale un attore è attorniato da alcune comparse.

Gli anni ’50 segnano una svolta importante per il mondo dell’archeologia nella cinematografia: Hollywood nel 1957 produceIl ragazzo sul delfino”, anno del debutto hollywoodiano della grande Sophia Loren, una pescatrice di spugne che nelle acque greche rinviene una statuetta. Agli anni 50 risale anche “Viaggio in Italia”, di Roberto Rossellini, in cui il tema archeologico entra marginalmente nella storia del film, grazie a immagini del Museo Archeologico di Napoli e ad alcune sequenze semi-documentaristiche degli scavi di Pompei.

Gli anni ’60 rappresentano, soprattutto in Inghilterra, il ritorno alle origini e quini al filone dell’egizio con il remake de “La Mummia”, diretto da P. Francisci. Il gusto per l’antico ricorre in tutti i film di successo degli anni ’70, anno di produzione de “L’etrusco uccide ancora”, del 1972, di Terence Fisher, un giallo dai risvolti psicologici, con protagonista un archeologo. L’uomo, nella Necropoli di Spoleto, scopre la tomba di una divinità etrusca, ma ben presto si ritroverà ad indagare su una serie di omicidi compiuti secondo dei rituali etruschi.

Strano, ma vero, una delle scene più realistiche di scavo archeologico è presente nel film horror per eccellenza: “L’esorcista” del 1973, diretto da William Friedkin. A differenza degli archeologi descritti negli anni ’30, qui essi appaiono intenti nelle operazioni di scavo, mentre si “sporcano le mani”.

Gli anni ’80 e la nascita di un mito: Indiana Jones

Il trionfo dell’archeologia e la consacrazione della figura dell’archeologo sui grandi schermi cinematografici arrivano con il debutto nel 1981 del film di George Lucas e Steven SpielbergIndiana Jones”. Interpretato da Harrison Ford, Indiana Jones, diverrà il modello dell’archeologo avventuriero e pieno di fascino. Al primo film ne seguirono altri tre per un incasso globale al box office di oltre due miliardi di dollari. Dopo circa 40 anni, il 78enne Harrison Ford, interpreterà ancora una volta l’archeologo più amato al mondo. Le riprese di “Indiana Jones 5”, sono iniziate qualche giorno fa, negli studi Pinewood fuori Londra, sotto la regia di James Mangold.

Anni ’90 e 2000

Nel 1999, nelle sale debutta il film “La Mummia”, di S. Sommers, che ha dato origine, ad oggi, a due sequel. I protagonisti sono Brendan Fraser, nel ruolo dell’americano Rick O’Connell, che guida una spedizione nella città dei morti del deserto egiziano. Accanto a Fraser recita Rachel Weisz nel ruolo di Evelyn Carnahan, bibliotecaria e aspirante egittologa.

Adattamento cinematografico del popolare videogioco è il film “Tomb Raider: Lara Croft”. Prodotto da Simon West nel 2001, Lara Croft arriva al cinema con Angelina Jolie che interpreta un modello tutto autonomo di archeologa che vive avventure mondiali ad alto rischio per il piacere di battere gli altri. Il sequel “Tomb Raider- La culla della vita”, esce al cinema nel 2003, diretto da Jan de Bont.

Dal grande schermo, la figura dell’archeologo ha ispirato anche serie tv e cartoni animati. Dal 1999 al 2002 la serie tv canadese “Relic Hunter” ha avuto come protagonista l’archeologa-docente, Sydney Fox, spesso in lotta con i cacciatori di tesori. E dal 2019 ad oggi, “The Gift“, serie tv in cui una pittrice di Istanbul, in viaggio per scoprire se stessa, svela segreti universali su un sito archeologico in Anatolia.

Per i più piccoli “The eyes of history” racconta la storia di Jack e del suo cane, Matrix, che scavando, scoprono una curiosa maschera con occhi in ossidiana che verrà poi esposta in un museo. I due protagonisti, calandosi nell’affascinante mondo dell’archeologia, capiscono l’importanza del lavoro che c’è dietro ad uno scavo e della valorizzazione di tutto ciò che “l’uomo antico” ci ha lasciato in eredità.

Chi sogna di ritrovare per caso reperti archeologici, non abbandoni la speranza. Magari durante la solita corsetta mattutina o una rilassante passeggiata per boschi, potreste essere protagonisti delle cosiddette scoperte fortuite. Sembra strano, eppure succede. Le scoperte fortuite sono quasi all’ordine del giorno.

Qualche mese fa un uomo svedese, mentre passeggiava in un bosco, si è accorto che al di sotto di un sottile strato di terra, vi erano sepolti vari oggetti. In seguito all’accurato lavoro di un team di esperti, ci si è resi conto che i manufatti erano databile all’Età del Bronzo.

E chissà cosa avrà mai immaginato un archeologo di professione che, mentre consumava il caffè in un bar di Roma, ha visto in “bella mostra” reperti storici di inestimabile valore, utilizzati dal proprietario come “arredo” del suo locale.

 

Resuscitare il passato, non solo nella sua parola ma anche nella sua apparenza − «meglio una cosa vista che cento raccontate» − non è più la perversione di pochi specialisti, ma l’inclinazione di un’epoca, che mentre ancora si affanna dietro al progresso, piange sempre più amaramente i paradisi che ha perduto.
Andrea Carandini, Storie dalla terra. Manuale di scavo archeologico, 1991

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