mercoledì, 7 Dicembre 2022

Il brillamento di un ordigno bellico: la guerra 70 anni fa e oggi

Il brillamento di un ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale lascia meravigliati. Non ci si sorprende, invece, di fronte alle immagini dei bombardamenti che distruggono città e uccidono migliaia di persone a noi vicine.

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L’esplosione di una bomba, chiudere gli occhi e vedere nella propria mente le terrificanti immagini dei bombardamenti che stanno devastando una nazione e uccidendo migliaia di innocenti, è tutt’uno. Sentire i fremiti di paura che percorrono ogni millimetro del proprio corpo. Aprire gli occhi, ritrovarsi in un incantevole bosco e rendersi conto che il boato che ancora risuona nelle orecchie non è di una guerra tanto vicina quanto reale, ma di una guerra antica che ha cambiato la storia, di cui le persone oggi non hanno ricordi se non quelli costruiti attraverso i libri. La terra sì, come dice qualcuno “la terra ha memoria“.

Assistere al brillamento di un ordigno bellico, risalente alla Seconda Guerra Mondiale, è un’esperienza molto rara, che non capita all’ordine del giorno e, soprattutto, non è così usuale da permettere a chiunque di assistervi. Per chi ha avuto la possibilità di vederlo, è un evento pressoché unico nella vita. Ci si avvicina al luogo del ritrovamento con una curiosità estrema, perché è facile pensare a “una bomba inesplosa di un’epoca in cui molti di noi neanche esistevano”, ma è difficile immaginarla. Poi eccolo lì, un oggetto grande come un thermos di caffè, così vecchio, 70 anni, arrugginito e dall’aria estremamente innocua. E arrivano poi gli artificieri, che con grande maestria preparano questo “residuato bellico”, contente la bellezza di 700 grammi di tritolo, per l’esplosione controllata e, trattandosi di un ritrovamento nel bosco, decidono di farlo brillare direttamente in loco. Pochi minuti e hanno già scavato la buca profonda un metro per mettere l’ordigno, due sacchi di nylon con dentro terriccio per attutire la deflagrazione e, in men che non si dica, tutti a distanza di sicurezza, mentre il soldato attiva il detonatore. Un boato assordante risuona tra gli alberi, il terreno che ricopre il proietto d’artiglieria vola in un lampo per decine metri, per poi posarsi silenzioso nel sottobosco, dove una quiete surreale regna insieme a un pungente odore di bruciato. Dei 31 centimetri di ordigno, non è rimasto altro che un residuo metallico tondeggiante, poco più grande di una pallina da ping-pong.

Alle parole degli artificieri “Se fosse esplosa in superficie, le schegge avrebbero raggiunto i 500 metri di distanza“, vengono i brividi, seguiti da possibili immagini di morte e distruzione nella mente e da un mare di domande. Come può un oggetto così piccolo creare tanta devastazione? Come può un oggetto così vecchio, letteralmente un pezzo da museo, essere tanto letale? Come può l’essere umano concepire e utilizzare armi del genere che resistono all’inesorabile trascorrere del tempo? Come può… Come? Si rimane esterrefatti e in parte meravigliati di fronte a un’esplosione controllata di un ordigno di 70 anni fa, quando ci sono persone che vedono e vivono sulla propria pelle costantemente le esplosioni delle bombe in una guerra che non stanno combattendo ma che stanno subendo, come sempre accade alla popolazione durante gli attacchi di un nemico che impartisce ordini da dietro una scrivania. Con gli occhi di un bambino e l’emozione della casualità si assiste al brillamento. Con gli occhi gonfi di lacrime e il cuore pieno di terrore si assiste ai bombardamenti e alle morti di innocenti da essi provocate.

La guerra che sta devastando l’Ucraina e uccidendo migliaia di persone sembra lontana anni luce e, soprattutto, le immagini trasmesse in tv non provocano alcuno stupore, alcuno shock. Come per ogni evento della vita, la gente si è abituata a vedere queste terribili e drammatiche scene. I combattimenti sono fisicamente distanti da noi e, per la mente di molti, sono alla stregua della Seconda Guerra Mondiale: inavvicinabile e che non può colpirci. Eppure, come un ordigno dell’epoca è rimasto intatto e potenzialmente letale per arrivare inaspettatamente ai giorni nostri, così la guerra che imperversa a migliaia di chilometri potrebbe bussare alle nostre porte, trascinandoci nell’orrore di bombardamenti, lacrime e sangue. Ciononostante continuiamo a vivere come se niente fosse, come se le battaglie non ci possano piombare addosso, come se il rischio di un inverno nucleare fosse inconcepibile e invece è quanto mai vicino e reale.

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