giovedì, 18 Luglio 2024

Philippe Gilbert: il vallone che ci ha insegnato a credere nei sogni partendo da lontano

Philippe Gilbert è indubbiamente uno dei ciclisti più amati degli ultimi 15 anni. Capace di mettere d'accordo in patria valloni e fiamminghi, il corridore belga ci ha insegnato a credere nei sogni partendo da lontano.

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Philippe Gilbert è indubbiamente uno dei ciclisti più amati degli ultimi 15 anni. Capace di mettere d’accordo in patria valloni e fiamminghi, il corridore belga ci ha insegnato a credere nei sogni partendo da lontano. Non compare spesso negli almanacchi dei Grandi Giri, ma è indubbiamente un dominatore indiscusso delle classiche in linea di un giorno. Ha vinto un Mondiale da cardiopalma a Valkenburg, ha spezzato la maledizione della Liegi-Bastogne-Liegi per i corridori belgi, è stato capace di vincere tutte e tre le classiche delle Ardenne nello stesso anno. Ha fatto quasi un’ossessione della tanto desiderata Parigi-Roubaix; nel 2019, finalmente, è riuscito ad alzare i pugni al cielo e portare a casa la vittoria. C’è un momento, in particolare, che descrive tutto Philippe Gilbert: siamo nel 2017, il 2 aprile si corre il Giro delle Fiandre. Philippe tenta la fuga quando mancano più di 50 km a Oudenaarde, meta d’arrivo…

Una promessa fatta sulla Redoute

C’è una salita nella Côte de La Redoute, vicino a Verviers, in provincia di Liegi. Un bambino sfida tanto intensamente quei 2 km in sella ad una bici che viene continuamente rimproverato; è troppo faticoso per la sua struttura fisica. Philippe, o semplicemente “Phil”, ammira grandi campioni sfrecciare sull’asfalto di fronte a casa sua e sogna di poterli un giorno emulare. Sa perfettamente che, se riesce a sopportare uno dei tratti più faticosi della stagione ciclistica, il resto del mondo può solo apparire in discesa. Quella salita, sulla Redoute, ha da sempre severamente selezionato il vincitore della storica classica delle due ruote Liegi-Bastogne-Liegi. Nel 1999 un giovanissimo Philippe è testimone della gloriosa performance di Frank Vandenbroucke, che strappa la vittoria al nostro Michele Bartoli. Da quel momento, però, si abbatte sui corridori belgi uno strano sortilegio: nessun atleta locale è più riuscito a vincere la Liegi per 11 anni. Sarà proprio Gilbert ad abbattere la maledizione, nel 2011. Nei pressi di Aywaille sull’asfalto della Redoute c’è una scritta, sbiadita, che recita “Phil Gilbert”; giace lì da quando ancora Phil non era tra i professionisti; è la promessa di un ragazzo che è destinato a riportare in gloria il ciclismo belga. La Redoute sapeva già tutto.

Non c’è niente di più bello che vincere rischiando

Voglio essere ricordato come uno che attaccava sempre. Non c’è niente di più bello che vincere rischiando” ha dichiarato Philippe Gilbert prima della sua ultima gara, corsa domenica 9 ottobre in occasione della Parigi-Tours. In effetti, è veramente difficile non identificare il corridore belga a un animale da volata. Torniamo a quel 2 aprile del 2017: Gilbert è già un professionista di successo, tra il 2009 e il 2012 (anno del celebre Mondiale vinto in Olanda) ha vissuto il picco più alto della sua carriera. Diventato ormai un’icona dello sport belga, in casa è riuscito persino a mettere d’accordo valloni e fiamminghi; tutto il Paese fa il tifo per “Phil”. Quel giorno si corre l’edizione n.101 dello storico Giro delle Fiandre, una delle cinque classiche monumento. Gilbert si trova nel gruppo davanti insieme all’allora campione del mondo Peter Sagan e al connazionale Greg Van Avermaet. Mancano 55 km al traguardo, fissato a Oudenaarde. Philippe, che corre per la Quick-Step, si volta un attimo per guardare a situazione alle sue spalle, ci pensa qualche secondo, ma in realtà ha già preso la sua decisione. Cosa potrebbero mai essere qualche decina di Km nelle Fiandre per un bambino che correva sino allo sfinimento sulla salita della Redoute. Gilbert sorprende tutti e tenta una fuga che gli varrà l’appellativo di “pazzo” per molti. Gli inseguitori non riescono proprio a stargli dietro e il belga trionfa in una della classiche più emozionanti degli ultimi 20 anni di ciclismo. Grazie ancora Phil, quella scritta sulla Redoute è diventata indelebile.

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