sabato, 20 Agosto 2022

Guerra in Ucraina, bruciati 345 ettari di campi nel Donetsk. Lavrov lascia il G20 in anticipo

Oggi nel Donetsk hanno spento 8 incendi appiccati dai russi nei campi di grano di Kramatorsk, Pokrovsk e Bakhmut; distrutti 345,5 ettari. Gli occupanti hanno abbattuto due sistemi missilistici antinave Usa a Odessa. Al G20 il clima è teso: nessuna foto di gruppo dei ministri degli Esteri e Lavrov lascia gli incontri in anticipo.

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Gli occupanti continuano a seminare distruzione e morte nelle regioni di Donetsk e Lugansk. “L’esercito russo distrugge i villaggi circostanti per raggiungere il confine amministrativo. I civili rimangono negli insediamenti, ma questo non ferma gli invasori che non smettono di bombardare Bilohorotka e Zolotarivka con tutti i tipi di armi pesanti, colpendo case e edifici che sembrano essere una possibile fortificazione”. Lo ha comunicato in una nota ufficiale Serhii Haidai, il capo dell’Amministrazione militare regionale di Lugansk. Gli occupanti da ieri hanno preso di mira i campi di grano di Zaporizhzhia, bruciando con bombe al fosforo più di 20 ettari. La stessa cosa è accaduta nella regione di Donetsk, dove oggi sono riusciti a spegnere 8 incendi appiccati sulle distese di frumento nei distretti di Kramatorsk, Pokrovsk e Bakhmut; qui le fiamme hanno letteralmente distrutto 345,5 ettari. Intanto il ministero della Difesa russo ha fatto sapere di aver abbattuto stanotte due sistemi missilistici antinave Harpoon nella regione di Odessa, notizia poi diffusa dall’agenzia di stampa Reuters. Si tratta di razzi americani che sono stati forniti a Kiev dai Paesi della Nato per fronteggiare l’offensiva di Mosca.

Lavrov abbandona in anticipo la riunione del G20

Oggi si sono aperti i lavori del G20 dei ministri degli Esteri a Bali, in Indonesia. Il ministro russo Sergei Lavrov ha abbandonato in anticipo il summit riguardante le principali economie, mentre stava intervenendo la sua omologa tedesca Annalena Baerbock. Quest’ultima ha accusato duramente la Russia per l’aggressione in Ucraina, secondo quanto riportato dai media tedeschi. A quel punto Lavrov, visibilmente infastidito, ha lasciato l’aula dopo aver spiegato ai suoi omologhi che non è Mosca a doversi ritenere artefice di una crisi globale alimentare, puntualizzando che continuare a sanzionare la Russia per isolarla, equivale a “una dichiarazione di guerra”. “L’Occidente non vuole che si svolgano colloqui, ma desidera che l’Ucraina sconfigga la Russia sul campo di battaglia, poiché sono state espresse entrambe le opinioni, allora forse non c’è nulla di cui parlare con l’Occidente“, ha chiosato il capo della diplomazia russa, citato dal Guardian. Lavrov ha anche lasciato un incontro pomeridiano prima del videocollegamento con il ministro degli Esteri ucraino e non era presente nemmeno quando il segretario di Stato americano Antony Blinken ha condannato la Russia durante una tavola rotonda a porte chiuse tenutasi a Bali.

Kuleba al G20: “Mosca fa hunger games con il mondo”

La Russia sta essenzialmente giocando a hunger games con il mondo, mantenendo il blocco navale dei porti ucraini con una mano e scaricandone la colpa sull’Ucraina con l’altra mano. Mosca vede la dipendenza di altri paesi da qualsiasi tipo di risorsa come una debolezza e un invito a usare questa dipendenza come leva per il proprio guadagno”. Così si è espresso il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba durante un incontro del G20. Il rappresentante di Kiev ha sottolineato quanto l’Ucraina sia stata per decenni fondamentale per la sicurezza alimentare mondiale, venendo ora terribilmente “attaccata, bombardata e saccheggiata dai criminali russi”. È chiaro che si respiri un clima piuttosto teso alla Ministeriale degli Esteri in Indonesia e lo dimostra il fatto che i capi della diplomazia dei Paesi membri non solo non siano riusciti a raggiungere nessun accordo, ma abbiano evitato anche la tradizionale foto di gruppo. Atmosfera che si era già palesata ieri, quando i ministri degli Esteri dei Paesi del G7 avevano disertato la cena inaugurale, per non incontrare e non doversi sedere al tavolo con il diplomatico russo Lavrov.

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