mercoledì, 25 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, Zelensky: “Uccisi 6mila soldati russi”. Mistero sui negoziati. In Italia censura culturale contro Mosca

Il presidente ucraino mette in guardia il Cremlino: "Non riuscirete a prendervi Kiev". In Italia, intanto, scatta la censura culturale: a Milano scoppia il caso del professor Nori e del suo corso su Dostoevskij, a Bologna gli editori russi banditi dalla Fiera del libro.

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Un’altra ondata di bombardamenti ha investito il suolo ucraino. Durante la notte, ad essere presa di mira è stata ancora una volta la città di Kharkiv, dove il bilancio, funesto, secondo il governatore dell’oblast, è di 21 morti e almeno 112 feriti. In mattinata, poi, il ministro della difesa russo ha rivendicato la presa della città di Kherson, nella parte meridionale del Paese. Zelensky, intanto, parla di circa 6mila militari russi uccisi fino a questo momento, e mette in guardia il Cremlino: “Non riuscirete a prendere Kiev con le bombe”. D’altro canto, il leader ucraino continua ad invocare l’aiuto di Europa e Stati Uniti che, da parte loro, si dicono al fianco della causa ucraina, ma continuano soltanto ad inviare materiale bellico. I negoziati tra le delegazioni, intanto, sono diventati un mistero. Inizialmente fissati per oggi, sono stati poi rinviati ai prossimi giorni. In tarda mattinata, però, Zelensky ha fatto sapere che un secondo round avrà luogo questa sera. L’Ucraina si è detta disposta ad un nuovo colloquio, ma senza sottostare alle condizioni dei russi. La Russia, da parte sua, ha accettato il dialogo, ma resta ferma sulle sue richieste iniziali.

Le parole di Biden

“Ci uniremo ai nostri alleati nel chiudere lo spazio aereo americano a tutti i voli russi, isolando ulteriormente Putin e aggiungendo un’ulteriore compressione alla sua economia”,  ha detto Biden, sottolineando le perdite delle azioni russe e il calo del valore del rublo. “La direttiva si applica a tutti gli aeromobili posseduti, certificati, operati, registrati, noleggiati o controllati da o a beneficio di qualsiasi cittadino russo. Lui non ha idea di cosa accadrà. L’economia russa, in questo momento, vacilla pericolosamente solo per colpa sua. E le sanzioni economiche, da parte nostra e dei nostri alleati, continueranno ad arrivare”.

Guerra anche commerciale

Dopo Adidas, che ha interrotto la sua partnership con la Federazione di calcio russa nella giornata di ieri, anche la Honda e la Mazda smettono di esportare auto, moto e componenti vari in Russia. Viceversa, il gigante russo dell’acciaio Severstal ha sospeso le sue vendite in Europa. La decisione sarebbe arrivata dopo che il proprietario, il miliardario Alexei Mordashov, è stato sanzionato dall’UE. Severstal, ora in cerca di mercati alternativi, forniva all’incirca tre milioni di tonnellate di acciaio all’anno alla popolazione europea.

La reazione russa

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato così le parole di Biden: “Ha ragione, l’economia russa ha subito un grave colpo. Ma resiste, così come il suo potenziale. Restiamo in piedi”. Il direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin ha parlato invece degli attacchi hacker subiti dai centri di controllo voli, definendo la messa fuori uso dei satelliti un casus belli. Intervistato da un’emittente locale, infine, il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov, ha dichiarato: “Non permetteremo all’Ucraina di acquisire armi nucleari. La terza guerra mondiale sarebbe nucleare e distruttiva. Eravamo pronti alle sanzioni, ma non ci aspettavamo che avrebbero colpito atleti, giornalisti e rappresentanti del settore culturale”.

Guerra anche culturale

E, a proposito di restrizioni e censure culturali, è stato piuttosto singolare il caso che ha visto coinvolti il docente di letteratura russa dell’università Bicocca di Milano Paolo Nori e il suo corso di studi su Dostoevskij. La facoltà, infatti, avrebbe sospeso l’insegnamento del professore “per evitare tensioni e polemiche in un momento così delicato”. Decisione che fa il paio con quella presa nella giornata di ieri dal sindaco meneghino Beppe Sala, che ha allontanato dalla Scala il direttore russo Valery Gergiev, accusato di non aver preso le distanze dalle azioni del suo amico Putin. Ad ogni modo, dall’ateneo milanese è subito arrivata la retromarcia.

La rettrice Iannantuoni ha spiegato che non si tratta di alcuna censura, e che il corso si terrà regolarmente: “Con Nori c’è stato un malinteso in un momento di grande tensione, ma adesso è tutto risolto. Dall’idea di questa università non c’è niente di più lontano della censura”. Non bastassero le polemiche sollevate dal caso Nori, tutt’altro che sopite, un altro episodio arriva dall’Emilia Romagna. Nella tarda mattinata è emersa la notizia dell’esclusione di tutti gli editori russi dalla Fiera del libro di Bologna. La decisione ha già fatto il giro della rete e destato un mare di proteste e commenti negativi.

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