mercoledì, 18 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, fosse comuni e camere mortuarie piene. Biden in Polonia. Lukashenko: “Noi in guerra se aggrediti”

Oms: 72 attacchi agli ospedali dall'inizio dell'avanzata di Mosca, in cui hanno perso la vita 71 persone e ne sono rimaste ferite 37. Secondo l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati oltre 3,7 milioni di profughi hanno lasciato l'Ucraina, trovando accoglienza in Polonia, Romania, Moldavia e Ungheria.

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Sirene, bombe incendiarie e urla di dolore dei civili sono diventate gli unici rumori che è possibile udire da un mese a questa parte a Mariupol, Kharkiv, Kherson, Chernihiv, Kiev e nella regione del Donbass. Gli invasori russi hanno assediato e devastato aree residenziali, palazzi, case e strutture di cura. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato 72 attacchi agli ospedali dall’inizio dell’avanzata di Mosca, in cui hanno perso la vita 71 persone e ne sono rimaste ferite 37. Quest’ultimo bilancio è stato diffuso su Twitter dall’ufficio Oms di Kiev. Secondo l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati oltre 3,7 milioni di civili sono sopravvissuti alla ferocia russa e hanno lasciato il Paese, trovando accoglienza in Polonia, Romania, Moldavia e Ungheria. Il ministero della Difesa ucraino, citato dal Guardian, ha detto che Mosca, nonostante le ingenti perdite militari, sta continuando a occupare i loro territori. “Il nemico è riuscito in parte a creare un corridoio terrestre tra la Repubblica Autonoma di Crimea temporaneamente occupata e parte della regione di Donetsk“, questo quanto riferito dai media di Kiev.

La situazione a Mariupol e Chernihiv

Mariupol è sicuramente il comune più devastato, nel mirino di Mosca fin dai primi giorni anche a causa della sua strategicità geografica. “La situazione in città purtroppo è terribile. Sono 25 i giorni di blocco totale, senza nessun collegamento, e non si riesce neanche a trasferire farmaci, acqua, cibo. Dai 150mila ai 200mila abitanti sono ancora in città. È una stima, ovviamente. Negli ultimi dieci giorni abbiamo evacuato circa 60mila cittadini verso Zaporizhzhia ed altre città. Non abbiamo ancora abbastanza armi per proteggere sufficientemente le nostre città contro questi pesanti attacchi”, così il vice sindaco di Mariupol Sergij Orlov in un’intervista a Buongiorno su Sky Tg24. Ma la situazione è molto più drammatica, vi sono già fosse comuni disseminate per tutta la città e una di questa sembra contenga 200 cadaveri. Si tratta di una notizia riferita al Guardian dal capo dello staff delle Nazioni Unite per i diritti umani in Ucraina. Anche a Chernihiv si respira la stessa aria di morte. Come ha riferito il sindaco Vladyslav Atroshenko, le mortuarie sono stracolme di vittime e gli obitori della cittadina ucraina sono sovraffollati. “Scaviamo delle trincee e ogni giorno seppelliamo in media 40-45 persone. Allo stesso tempo, la lista d’attesa per il funerale è una settimana”, ha spiegato il primo cittadino.

Le mortuarie a Chernihiv – via Telegram

A Varsavia atterraggio d’emergenza dell’aereo con a bordo Duda

Il presidente Andrzej Duda era in volo da Varsavia a Rzeszow, ma il suo aereo è stato costretto a un atterraggio d’emergenza per un problema tecnico, facendo rientro nella capitale polacca. Duda era diretto nella città a confine con l’Ucraina per un incontro con il presidente americano Joe Biden e un gruppo di profughi. Sembrerebbe che il premier polacco sia riuscito ad arrivare a Rzeszów, salendo su un aereo presidenziale di riserva. Le notizie in merito al decollo improvviso e alla successiva partenza sono state diffuse da alcuni media di Varsavia.

Biden in Polonia: “È in gioco la democrazia del mondo”

Gli Stati Uniti promettono di non aver alcuna intenzione di mettere in campo armi chimiche, qualunque cosa accada. Questa la rassicurazione data dal consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, ad alcuni giornalisti a bordo dell’aereo presidenziale. Tuttavia ha specificato che Mosca pagherà “un prezzo molto alto” se userà questo tipo di armi, rincarando la dose sulle dichiarazioni già rilasciate da Joe Biden in merito. Quest’ultimo si trova in visita a Rzeszow per stringere le mani di soldati, rifugiati e civili ucraini assieme al presidente polacco Duda. “La posta in gioco non è solo la difesa dell’Ucraina ma la democrazia nel mondo. Siamo nel mezzo di una battaglia tra democrazie e autocrazie“, ha detto il premier della Casa Bianca parlando alle sue truppe in Polonia.

Biden con le sue truppe in Polonia – via Twitter

 

Bielorussia, Lukashenko: “Noi in guerra solo se aggrediti”

L’Ungheria ha respinto le richieste avanzate dal Consiglio e da Zelensky di sanzionare Putin, la Cina si è astenuta dalla bozza risolutiva proposta dall’Occidente all’Onu e la Bielorussia non ha intenzione di scendere in campo, a meno che non venga provocata. Tre Paesi che condividono un ruolo sfumato in questo conflitto, probabilmente più vicini politicamente alla Russia che al resto del mondo. “C’è solo un modo per coinvolgere la Bielorussia nella guerra: se inizia l’aggressione contro di noi, se iniziano a combattere contro di noi. Ho detto ventimila volte che non abbiamo in programma di combattere in Ucraina”, così si è espresso il premier Lukashenko.

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