mercoledì, 25 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, stallo sui negoziati. Mosca: “Vogliamo controllare il Donbass”. Putin: “Censura culturale come i nazisti”

In Russia accolti finora 419.736 rifugiati dall’Ucraina; raggiunti gli obiettivi della prima fase dell'operazione speciale; 1.351 soldati russi morti; quasi interamente distrutta l'aviazione e la difesa militare ucraina, la marina non esiste più. Il capo negoziatore russo: "Non ci sono progressi sulle principali questioni politiche, ma su quelle secondarie"

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A un mese dall’inizio dell’invasione e dai continui e costanti bombardamenti che stanno devastando il volto dell’Ucraina, arrivano oggi dichiarazioni da parte della Russia, dopo i discorsi tenuti da Zelensky, che si è presentato in videoconferenza a varie assemblee, come quella della Nato. Il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, ha affermato durante un briefing che la Russia ha accolto finora 419.736 rifugiati dall’Ucraina. Secondo quanto riportato dalla Tass, Konashenkov ha anche comunicato che il primo obiettivo per le loro forze armate è il controllo dell’intera regione del Donbass; gli assalti per infliggere perdite tra i soldati ucraini servono solo per impedire che Kiev mandi rinforzi verso quella regione. A tal proposito, in una nota del ministero si legge: “Le forze armate russe si concentreranno sulla completa liberazione del Donbass”. Lo stesso ministero ha affermato che in Ucraina sono giunti 6.600 i soldati da 62 Paesi stranieri, per lo più mercenari e terroristi, invitati dalle autorità di Kiev per lottare contro l’invasione. Interfax invece riporta un comunicato dello Stato maggiore della Difesa, secondo cui i principali obiettivi della prima fase dell’operazione speciale “sono stati completati”. La Russia, inoltre, avvisa che “reagirebbe immediatamente” in caso di un’eventuale chiusura dello spazio aereo sopra l’Ucraina, richiesta avanzata più volte dal presidente Zelensky e sempre rifiutata dalla Nato.

Le perdite militari di Russia e Ucraina

Secondo le stime uscite oggi sui due fronti della guerra, le perdite tra le truppe sono altissime. Il ministero della Difesa russo ha comunicato che tra le sue fila sono 1.351 i soldati che finora hanno perso la vita, mentre sono 3.825 i feriti. Dal Cremlino non arrivavano notizie sulle vittime dallo scorso 2 marzo, quando erano stati contati 498 morti. Alcune fonti USA, invece, hanno stimato tra le 7mila e le 15mila perdite nell’armata di Putin, che raggiungono i 40mila includendo anche i feriti. Tra le truppe ucraine le stime sembrano contare circa 30mila soldati, di cui 14mila morti e 16mila feriti. Tuttavia, le forze armate russe non si sono limitate al personale, ma hanno colpito anche 16 tra i principali aeroporti militari e distrutto 39 arsenali, dov’era tenuto il 70% delle scorte di armamenti. A confermare questi dati c’è anche il ministero della Difesa russa che, secondo quanto riportato dalla Tass, ha affermato di aver quasi completamente distrutto l’aviazione militare e la difesa ucraina, mentre la marina non esiste più; ha poi aggiunto che Mosca ha ormai il totale controllo della regione di Kherson e che Kiev, Kharkiv, Sumy, Chernigov e Nikolayev sono circondate.

Le mosse di Putin e i negoziati

L’ultima volta sono stati i nazisti in Germania, circa 90 anni fa, a condurre una tale campagna di distruzione della cultura indesiderabile. Ci ricordiamo bene delle immagini dei libri bruciati nelle piazze”. È con questa amare parole che il presidente russo, Vladimir Putin, si è rivolto agli esponenti del mondo culturale durante un incontro, paragonando l’attuale boicottaggio nei Paesi occidentali degli eventi e degli esponenti culturali russi ai roghi di libri attuati dai nazisti. Intanto, a proposito dei colloqui tra le delegazioni, l’agenzia di stampa Interfax riporta le parole del capo negoziatore russo Vladimir Medinsky: “De facto non stiamo facendo progressi sulle principali questioni politiche”, ma aggiunge che sono stati fatti passi avanti su “questioni secondarie”, le cui posizioni stanno diventando “più vicine”. Nel frattempo il partito politico di Putin, Russia Unita, ha aperto una nuova sede nei pressi di Mariupol e si è presentata come “centro di aiuti umanitari”, ma secondo i residenti ancora in loco gli occupanti stanno distribuendo giornali del partito.

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