giovedì, 8 Dicembre 2022

2021 rosso sangue: quello delle 116 donne vittime di femminicidio

Saman, Chiara, Vanessa, Elena. Sono 116 le donne uccise in Italia nel 2021, che quest'anno ha perso una donna ogni 3 giorni.

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Il 2021 sta per dirci addio ed è tempo di bilanci, anche di quelli che non vorremmo mai fare. Il Ministero dell’Interno, infatti, grazie al lavoro del Servizio Analisi Criminale, ha da poco pubblicato il report annuale degli omicidi volontari consumati nel periodo che va dal 1 gennaio al 26 dicembre 2021. Il documento presta particolare attenzione agli episodi delittuosi che integrino fattispecie riconducibili alla violenza di genere e ci indica che nel 2021, su 289 delitti commessi, sono 116 le vittime di sesso femminile, di cui 100 uccise in ambito familiare/affettivo. Di queste, 68 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Dati sconvolgenti e inaccettabili che ci stanno dicendo, se la matematica non inganna, che ogni 3 giorni una donna viene strappata alla vita.

Il 2021 rimane quindi, come il suo precedente, un anno di violenza. A pagarne per prima il prezzo di un’assurda ferocia la piccola Sharon Barni, bimba di soli 18 mesi, morta l’11 gennaio in provincia di Como per mano del compagno della madre, ora condannato all’ergastolo. Dopo pochi giorni è un’altra giovane ragazza a perdere la vita. Il suo nome è Roberta Siragusa, studentessa di 17 anni uccisa brutalmente in provincia di Palermo dal fidanzato, un essere feroce di 19 anni che ha cosparso di un liquido infiammabile la giovane, dandole poi fuoco. In questo vergognoso calendario è di febbraio la notizia dell’omicidio di Clara Ceccarelli, che di anni ne aveva 70, a dimostrazione che, se nell’ambito lavorativo per le donne l’età sembra essere sempre un peso, il femminicidio invece non discrimina. Clara è stata uccisa mentre lavorava nel suo negozio di pantofole con 115 coltellate inferte dall’ex compagno, un mostro chiamato Renato Scapusi, che ha poi tentato il suicidio in carcere, non riuscendoci.

Ad aprile si apre invece il caso di Saman Abbas, la ragazza pachistana scomparsa da Novellara, nel Reggiano, a seguito del rifiuto delle nozze combinate. Un caso complesso e ancora irrisolto che ha visto coinvolta tutta la famiglia della giovane tra cui i genitori, due cugini, di cui uno arrestato in Francia ed estradato in Italia, e uno zio, ritenuto colpevole del presunto assassinio e poi arrestato a Parigi il 22 settembre scorso. Proprio l’estradizione di quest’ultimo verrà discussa tra qualche giorno, il prossimo 5 gennaio. Sebbene la speranza sia l’ultima a morire e la Procura di Reggio Emilia continua a indagare senza sosta, secondo la Pm Lucia Musti, Magistrata della Procura generale di Bologna le possibilità di ritrovare Saman sono molto basse, in quanto “forse il corpo di Saman non lo troveremo mai o magari lo troveremo tra anni e anni”.

Nel mese di giugno è un’altra giovane a pagare il prezzo dell’incapacità di stare al mondo di alcuni individui. Chiara Gualzetti ha ancora 16 anni, un’età in cui bisognerebbe godersi la vita. Quella stessa vita però le viene negata da un suo coetaneo, che dopo averla portata ai margini di un bosco vicino Valsamoggia, la uccide colpendola alla gola e al torace, spinto, a suo dire, da “una voce interiore che gli ha detto di uccidere”. Per l’assassino è stato poi chiesto il giudizio immediato dalla Procura, un procedimento speciale caratterizzato dall’assenza dell’udienza preliminare che si può chiedere quando si ritiene ci sia evidenza della prova e la persona sottoposta alle indagini è già stata interrogata.

C’è poi Vanessa Zappalà, 26enne uccisa a colpi di pistola ad Aci Trezza, in Sicilia, mentre passeggiava con gli amici. A toglierle la vita l’ex fidanzato 38enne, Antonino Sciuto, già denunciato per stalking e infine impiccatosi dopo una lunga caccia all’uomo. In Sicilia, questa volte a Bronte, avviene anche il femminicidio di Ada Rotini, uccisa dal marito poco prima dell’udienza di separazione. La donna, che di professione faceva la badante, aveva accordato un ultimo incontro con il suo assassino, probabilmente per un chiarimento, finendo però per essere aggredita dal marito, che prima di sgozzarla avrebbe ferito a un braccio anche l’uomo che lei accudiva. L’omicida, Filippo Asero, si è poi ferito conficcandosi l’arma del delitto nell’addome, nel tentativo, fallito, di togliersi la vita.

Un altro caso che ha scosso l’opinione pubblica è quello di Chiara Ugolini. Come se togliere la vita a qualcuno non fosse già inaccettabile, la storia di Chiara sembra ancora più inverosimile dal momento che la ragazza era “al sicuro” nella sua abitazione, che condivideva col fidanzato. La giovane non poteva certo immaginare che il vicino di casa, il 38enne Emanuele Impellizzeri, si sarebbe introdotto nel suo appartamento per aggredirla e infine ucciderla con uno straccio intriso di candeggina. L’uomo si è poi impiccato in carcere a Verona, poco prima di un interrogatorio.

Aveva 21 anni ma era madre di una bimba di 2, Alessandra Zorzin, una giovane parrucchiera di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, uccisa a colpi di pistola. Come Chiara, anche lei era all’interno della sua abitazione, quando il vicino, Marco Turrin, guardia giurata di 38 anni ha aperto il fuoco colpendo la donna al volto senza possibilità di salvezza. L’uomo si è poi tolto la vita nella sua auto, stretto dalle ricerche delle Forze dell’ordine.

Ha purtroppo avuto una tragica fine anche Elena Casanova, uccisa a martellate dall’ex fidanzato di 10 anni più grande, con cui aveva avuto una storia terminata un anno prima. Elena era appassionata d’arte, lavorava all’Iveco ed era madre della 17enne Alice. Il 21 ottobre la donna stava uscendo dal suo appartamento quando ad aspettarla ha trovato il suo carnefice, che ha iniziato a insultarla per la fine della relazione. Elena era riuscita a salire in macchina, ma l’uomo le ha sfondato il finestrino e l’ha trascinata giù, per poi iniziare a massacrarla a colpi di martello.

Questa drammatica lista, che fa male anche scrivere, potrebbe continuare per pagine e pagine, con nomi di tante altre donne di tutte le età, lavoratrici, studentesse, alcune madri, altre figlie, sorelle, donne con tante passioni e aspirazioni, distrutte da chi invece avrebbe dovuto amarle e supportarle. E a niente serve la puntuale indignazione pubblica e delle istituzioni, perché nonostante il clima di belle speranze per il 2022, è impossibile non essere travolte dallo sconforto della certezza che l’anno prossimo ci ritroveremo ancora qui, a stilare l’ennesimo bilancio negativo di tutte le donne che avremo perso sul cammino.

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