giovedì, 27 Gennaio 2022

UNICEF, aumentate le gravi violazioni dei diritti dei bambini: conseguenze di conflitti e pandemia

Secondo l'ultimo rapporto UNICEF, a pagare il conto dei potenti e della pandemia sono stati i bambini, ancora una volta.

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Secondo l’ultimo rapporto UNICEF, tra il 2020 e il 2021 si è verificata un’ondata di gravi violazioni contro i bambini, sia nei conflitti di lunga data sia in quelli nuovi. Sono infatti ben 26.425 gli episodi di violenza registrati ai danni di chi paga il conto dei potenti. Nei primi tre mesi dell’anno appena trascorso sono aumentati i casi verificati di rapimento e di violenza sessuale rispettivamente di oltre il 50 e il 10%. Tuttavia, “le cifre reali saranno molto più alte”.

Secondo i dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, nel 2020 il maggior numero di rapimenti è avvenuto in Somalia, seguita dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) e dai paesi del bacino del lago Ciad (Ciad, Nigeria, Camerun e Niger) e il 37% dei sequestri ha portato al reclutamento e all’uso dei bambini in guerra. Sempre nella RDC e in Somalia, insieme alla Repubblica Centrafricana, è stato registrato il più alto tasso di casi verificati di violenza sessuale. Inoltre, l’uso di armi esplosive e i residuati bellici sono stati responsabili di quasi il 50% di tutte le perdite, con più di 3.900 bambini uccisi e mutilati.

“I bambini che vivono in periodi di guerra saranno al sicuro solo quando le parti in conflitto intraprenderanno azioni concrete per proteggerli e smetteranno di commettere gravi violazioni”, ha detto Henrietta Fore, Direttrice generale dell’UNICEF. “Mentre ci avviciniamo alla fine del 2021, invito tutte le parti in conflitto a porre fine agli attacchi contro i bambini, a sostenere i loro diritti e ad adoperarsi per soluzioni politiche pacifiche alla guerra”. Dal 2005, solo 37 piani d’azione formali sono stati firmati dalle parti in conflitto, “un numero incredibilmente basso se si considera la posta in gioco per i bambini”. Le Nazioni Unite chiedono, ancora una volta, che venga garantita la prevenzione di gravi violazioni, il rilascio dei bambini dalle forze armate e dai gruppi, la protezione dei piccoli dalla violenza sessuale e la cessazione degli attacchi a ospedali e scuole.

Ma non sono solo le zone di conflitto a preoccupare. Per Andrea Iacomini, portavoce per l’Italia dell’agenzia dell’Onu, basterebbe guardare anche “la porta accanto” per rendersi conto del dilagare della paura e dell’angoscia come effetti collaterali della pandemia sulla salute mentale dei più giovani. “Mi rivolgo a chi governa e a chi governerà: occupiamoci del benessere psicofisico dei nostri figli – ha detto Iacomini. Le problematiche di salute mentale colpiscono più del 13% degli adolescenti tra i 10 e i 19 anni in tutto il mondo. Entro ottobre 2020, la pandemia aveva interrotto o fermato i servizi critici di salute mentale nel 93% dei paesi in tutto il mondo”. “Bisogna occuparsi di loro, dei nostri bambini e adolescenti o li perdiamo – ha proseguito il portavoce. Perché come i nostri nonni hanno portato addosso i segni della guerra, i nostri figli portano il fardello di questi due anni. E loro racconteranno tutto questo ai loro figli”.

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