domenica, 21 Luglio 2024

Repubblica Democratica del Congo, carneficina dei militari a Goma: corpi caricati su camion e immagini macabre

Alcuni video mostrano i militari sparare e caricare corpi esanimi sui camion. In altri è possibile vedere i membri della Guardia Repubblicana mentre passano tra le case e si appropriano di bestiame. Le autorità giustificano la repressione brutale con l'intrusione di forze speciali ruandesi nel Paese.

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Georges Mongi Eliba, uomo di 53 anni, si è diretto verso l’obitorio di Goma per trovare i resti della sorellina, Fabiola, trucidata durante la repressione di una manifestazione nella Repubblica Democratica del Congo due settimane fa. Georges si divincola tra i sacchi che contengono i cadaveri, sistemati sopra un telone nel cortile. Fabiola è lì, da qualche parte. Sono passati diversi giorni prima che le autorità consentissero l’accesso alla famiglie, pertanto Georges non ha molta speranza di trovarla: “Corpi irriconoscibili, putrefazione avanzata“, ha dichiarato poi ad Africanews. Grazie a un braccialetto che Fabiola portava sempre Georges riesce a identificarla. La bambina ha perso la vita mentre stava conducendo uno spettacolo, quando i militari sono entrati in una chiesa della setta che avrebbe organizzato le proteste e hanno aperto il fuoco.

La carneficina di Goma

Sono almeno 56 i civili uccisi gratuitamente a colpi di arma da fuoco il ​​30 agosto scorso durante una protesta anti-ONU a Goma. La città è la capitale del Nord Kivu, regione orientale della RDC. La manifestazione sarebbe stata guidata da una setta religiosa, nota come Wazalendo; le persone rimaste ferite sarebbero oltre 200 e 60 quelle arrestate. Alcuni testimoni sono riusciti a riprendere diverse fasi macabre dell’accaduto. Alcuni video mostrano i militari sparare e caricare corpi esanimi sui camion. In altri è possibile vedere i membri della Guardia repubblicana mentre passano tra le case e si appropriano di bestiame. Secondo quanto riportato da alcuni media, un agente, probabilmente catturato, è stato lapidato e ucciso dai civili.

Le autorità giustificano la repressione brutale con l’intrusione di forze speciali ruandesi nel Paese. Le famiglie delle vittime, come Georges, hanno avuto finalmente accesso all’obitorio dove sono conservati decine di corpi. Non ci sono abbastanza celle frigorifero, pertanto i cadaveri nel giro di due settimane sono andati in putrefazione. Il vice Primo ministro e ministro degli Interni congolese Peter Kazadi è intervenuto in difesa della carneficina, sostenendo che il dispiegamento di forze speciali ruandesi nelle aree più vicine alla città è stato il motivo principale ha spinto i militari a sparare contro i manifestanti. Kazadi ha dichiarato al Consiglio dei ministri tenutosi a Kinshasa che la presenza degli agenti ruandesi è stata appurata un giorno prima della manifestazione, e questo avrebbe sollevato dei dubbi.

Siamo estremamente allarmati per il fatto che almeno 43 persone siano state uccise, tra cui un poliziotto, e 56 ferite durante le manifestazioni a Goma, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Abbiamo ricevuto informazioni che indicano che il bilancio delle vittime potrebbe essere più alto“. Lo aveva riferito il portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ravina Shamdasani, subito dopo la repressione del 30 agosto.

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