domenica, 29 Maggio 2022

“Italia riaprirà centrali a carbone se necessario”: la guerra di Putin fa male anche all’ambiente

Le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina si delineano sempre più devastanti dal punto di vista umanitario. Ma i suoi effetti colpiranno in maniera non trascurabile anche per il pianeta.

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Le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina si delineano sempre più devastanti dal punto di vista umanitario. Ma i suoi effetti colpiranno in maniera non trascurabile anche l’economia globale. Gli Stati Uniti, l’Unione europea e altri paesi occidentali hanno annunciato pesanti sanzioni economiche contro il Cremlino. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sospeso il processo di autorizzazione del gasdotto Nord Stream 2, che collega la Russia alla Germania. Le forniture di gas e petrolio subiranno danni, in particolare quelle destinate a gran parte dell’Unione europea, Italia e Germania soprattutto. Nel corso degli anni, infatti, siamo diventati fortemente dipendenti dal gas russo e già adesso stiamo sperimentando aumenti dei prezzi dell’energia.

Durante l’informativa urgente sulla crisi in Ucraina, tenutasi oggi, 25 febbraio, alla Camera, il premier Mario Draghi ha parlato anche del nostro futuro energetico: “Circa il 45% del gas che importiamo proviene dalla Russia, in aumento dal 27% di dieci anni fa. Il Governo è al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica. Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato. Siamo pronti ad intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario”. La dura strada verso la transizione ecologia, quindi, si fa ancora più difficile. Il Pniec – Piano nazionale integrato per l’energia e il clima del ministero dello Sviluppo Economico, prevedeva la chiusura o la conversione delle 7 centrali a carbone presenti in Italia entro il 2025. Se la situazione dovesse peggiorare, questo non sarà più possibile.

Ma prima di arrivare alla riapertura delle centrali a carbone, il Governo prevede di mettere in atto altre soluzioni: “Ci auguriamo che questi piani non siano necessari, ma non possiamo farci trovare impreparati. Il Governo è al lavoro inoltre per aumentare le forniture alternative. Intendiamo incrementare il gas naturale liquefatto importato da altre rotte, come gli Usa. E intendiamo poi lavorare per incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico – come il TAP dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia”, ha concluso.

L’invasione dell’Ucraina orientale da parte della Russia sarà prova cruciale per l’Europa, e per l’Italia. Le sanzioni previste puniranno pesantemente il regime russo. E se Mosca reagisse tagliando completamente le forniture di gas, chi uscirebbe vincitore da questo braccio di ferro? Di certo a rimetterci saremmo tutti, Ambiente compreso.

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