giovedì, 27 Gennaio 2022

2021 anno marrone per l’Italia dei diritti

Nel 2021 abbiamo vinto praticamente qualunque premio. Anche quello per essere il fanalino di coda nel campo dei diritti umani.

Da non perdere

Il 20 giugno Matteo Berrettini vince a Londra la finale al Queen’s. Il 3 luglio la nazionale di softball femminile italiana è campionessa d’Europa. Il famoso 11 luglio gli Azzurri vincono il Campionato europeo di calcio UEFA. Da Tokyo l’Italia porta a casa un souvenir di ben 10 medaglie d’oro conquistate ai Giochi Olimpici e 14 ai Paraolimpici. La collezione di vittorie si arricchisce con pallavolo, ciclismo, ginnastica artistica, persino bocce. A maggio abbiamo conquistato il tetto del mondo anche nel campo musicale con il trionfo dei Måneskin alla 65ma edizione di Eurovision Song Contest. Siamo diventati l’incubo dei cugini inglesi e francesi, eravamo sulle testate di tutto il mondo.

Tuttavia, siamo finiti in prima pagina anche per aver battuto un altro primato. Siamo tra i Paesi dell’Unione Europea che ancora non ha preso provvedimenti per tutelare le minoranze. “Quest’anno l’Italia ha vinto tutto, ma non nei diritti civili”. Lo ha detto Damiano David, frontman dei Måneskin a Budapest, ritirando il premio Best rock agli Mtv Europe Music Awards. Il 2021 è stato l’anno della più amara delle sconfitte, quella che ci porta più di un passo indietro nel cammino verso il progresso.

Ddl Zan

Il 27 ottobre, dopo un sequestro durato circa un anno, il Senato ha approvato la proposta di non passare all’esame degli articoli del disegno di legge per la prevenzione e il contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. A fare da colonna sonora a una condanna a morte, le fragorose risate e gli appalusi di chi abbiamo scelto come nostri rappresentati.

Nell’ultimo anno le minoranze, le persone meno tutelate, hanno fatto sentire la loro voce implorando un minimo di attenzione da parte delle istituzioni. Persino chi ha riconosciuto dei cavilli nel Ddl Zan ha preferito mordersi la lingua pur di avere un briciolo di tutela davanti alla legge. E invece, nulla. Più di ogni altra categoria cui era rivolto il disegno di legge, la comunità LGBTQ+ ha visto Palazzo Madama fare il gioco del coltello sulla sua pelle. Abbiamo sentito parlare di bambini ordinati online dalle coppie omosessuali, di lavaggio del cervello e teoria gender, di uteri in affitto, di “allora facciamo un legge per tutelare i ciccioni e chi porta gli occhiali”. Era stato chiesto solo uno scudo per proteggersi dalla violenza e un modo per spiegare a chi è più piccolo che urlare ricchione non è goliardia, è violenza.

Linguaggio inclusivo

La sconfitta sul piano legislativo è solo il sintomo più evidente di una malattia cronica. Il 2021 è stato anche l’anno dell’asterisco e dello schwa, una vocale usata per cominciare a riferirsi a donne, uomini e persone non binarie contemporaneamente. Una e rovesciata che è diventata il simbolo di un fantomatico regime totalitario: la temibile dittatura del politicamente corretto. Ma forse siamo dei coraggiosi romantici che rincorrono un’utopia. Chiediamo l’introduzione di un suono che già esiste in Italia (vedi il dialetto napoletano o quello piemontese) per superare il maschile sovraesteso, quando ancora non riusciamo a chiamare una donna a capo della giunta comunale sindaca.

La dittatura del politicamente corretto

Se si dice tre volte “dittatura del politicamente corretto” davanti allo specchio e al buio, lei apparirà, censurerà e farà chiudere baracca a Cruciani. O almeno questo è il grido di battaglia contro un qualcosa che, in realtà, è solo la richiesta di un po’ di rispetto nei confronti delle minoranze. Perché sì, è vero che “non sono le parole a ferire, bensì le intenzioni”, ma è pur vero che un discorso simile non può reggere in un Paese in cui i braccianti di San Severo rischiano la vita per il solo fatto di essere neri, in cui due uomini che si baciano in una stazione della metro vengono aggrediti con calci e pugni sotto gli occhi di tutti, in cui si scherza di uno stupro in diretta radio. Si chiede di fare un po’ di attenzione a partire dall’uso della lingua; perché si sa, “le parole sono importanti” (Michele Apicella docet).

Cittadinanza sì, ma solo a Desalu

Ogni tanto si torna a discutere dello ius soli, un po’ come il meteo quando in una conversazione non si sa più cosa dire. Se per Giovanni Malagò è “aberrante” non concedere ai giovani atleti stranieri di vestire la maglia azzurra, per altre persone lo è il fatto di non essere riconosciute come italiane nonostante siano nate e siano andate a scuola nel Belpaese. Sembra che per avere il diritto di dirsi italiane e italiani, donne e uomini (spesso con la pelle di colore diverso) debbano dimostrare di saper palleggiare, un’immagine che ricorda Quo Vado, il film del 2016 con Checco Zalone. Cittadinanza meritocratica: se non sei Jorginho, puoi anche aspettare.

(Gomito a gomito con l’) Aborto

Dal 22 maggio 1978 in Italia l’aborto non è più considerato un reato. La legge 194, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, da 43 anni consente alle donne di ricorrere alla IVG in strutture pubbliche deputate. Ma nel 2021, citando il comico americano Louis Ck, dobbiamo ancora porci una domanda: Of Course… But Maybe? Certamente nel nostro Paese è possibile interrompere una gravidanza sia con metodo farmacologico sia chirurgico; ma forse diventa un’operazione molto più complicata del previsto se sette medici su 10 sono obiettori di coscienza. Dal primo gennaio 2022, in Molise resterà una sola persona (la dottoressa Giovanna Gerardi) a effettuare IVG in tutta la regione nell’unica struttura dove è consentito abortire, l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Una mappatura, realizzata dalle giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove per l’Associazione Luca Coscioni, ha dimostrato che in Italia sono almeno 15 gli ospedali che hanno il 100% di ginecologi obiettori di coscienza, nonostante la legge 194 vieti la cosiddetta “obiezione di struttura”. Fatta la legge, trovato l’inganno. Ma a pagare sono sempre le donne.

Se non hanno più soldi per gli assorbenti, che usino i tartufi

Quest’anno si è tornati a discutere sulla possibilità di ridurre l’aliquota sui prodotti d’igiene intima, la cosiddetta tampon tax. L’iva su assorbenti e tamponi nel nostro Paese è al 22% e difatti potrebbero essere considerati alla stregua di un bene di lusso. Con la nuova Legge di Bilancio sono stati fatti dei piccoli passi in avanti: il governo ha ridotto la tassa al 10% e gestire il flusso mestruale costerà un po’ meno. Ma non è ancora abbastanza. In Europa siamo ancora un fanalino di coda dietro a Polonia, Repubblica Ceca, Lituania, Francia e Cipro, dove la l’aliquota sui prodotti d’igiene intima è stata abbassata, a partire dal 2015, al 5%; in Germania l’iva è scesa dal 19% al 7%, mentre in Lussemburgo attualmente è al 3%. Addirittura, nel novembre 2020, la Scozia è diventata il primo Paese al mondo ad aver  approvato una legislazione che rende i prodotti mestruali femminili interamente gratuiti.
Io speriamo che me la cavo.

Mario non deve morire

“Mario”, malato tetraplegico marchigiano di 43 anni, aveva ottenuto il parere favorevole del comitato etico dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche sulla presenza di quattro requisiti per l’accesso al suicidio assistito. Sembrava quasi fatta. Tuttavia, a novembre, “Mario” ha diffidato nuovamente la Asur in quanto inadempiente in merito all’ordine emesso dal Tribunale di Ancona di verifica sul farmaco che assumerà con autosomministrazione per porre fine alla sua vita (se è possibile definirla tale). Mentre chi di dovere procrastina, le condizioni di salute di “Mario” peggiorano. “Mi state condannando a soffrire ogni giorno di più, a essere torturato prima del suicidio assistito che, dopo le verifiche del Comitato etico, è un mio diritto, come dice la Corte Costituzionale – ha scritto “Mario” in una lettera indirizzata all’Asur Marche, al Comitato Etico, al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente del Consiglio Mario Draghi. Chi può dirmi che psicologicamente non sto soffrendo? Chi può dire che la soglia del mio dolore non ha superato il limite? Che le umiliazioni che ricevo e la soglia della mia dignità non è arrivata al limite della sopportazione? Ora basta, chi deve si prenda le sue responsabilità. Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando. Vi chiedo di fare presto, o forse volete aspettare che mia madre mi trovi morto sul letto o che vada a morire all’estero? No, ora il tempo è veramente scaduto, e voi tutti avete la responsabilità di ogni attimo di dolore insopportabile”.

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