sabato, 27 Novembre 2021

Tampon tax, iva cala al 10%. Avere il ciclo è più lussuoso del tartufo

La strada è ancora lunga. Ci vorrà ancora diverso tempo prima di arrivare a considerare gli assorbenti per quello che sono, ovvero beni di prima necessità.

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Una citazione dice “a piccoli passi, grandi traguardi“, e anche se questa non è una vittoria, è sicuramente un inizio. Infatti è ufficiale, tra i provvedimenti inseriti nella manovra 2022 c’è, per la prima volta, la riduzione dell’Iva dal 22 al 10% per gli assorbenti femminili. Fino ad oggi, i prodotti per l’igiene femminile sono sempre stati considerati dei beni ordinari, come del vino, un pacchetto di sigarette o la benzina, con questo provvedimento invece, rientrerebbero nella categoria di biscotti, caffè e cioccolato. Persino i tartufi freschi sono tassati meno degli assorbenti, al 5%. Assurdo, no?

Ad oggi, in Italia, gli assorbenti hanno i prezzi tra i più alti in Europa. Nel Belpaese l’esordio dell’Iva sugli assorbenti risale al 1973, all’inizio la tassazione era del 12%, fino ad aumentare nel tempo ed arrivare al 22%. In campo politico, il primo a porre l’attenzione sull’argomento è stato l’ex Pd Pippo Civati. Da allora un susseguirsi di proposte di legge, mai discusse e diversi emendamenti, sempre bocciati. Come il disegno di legge proposto da Enza Bruno Bossio nel 2018 per denunciare le stime, secondo recenti studi: “Una donna in età fertile ha 456 cicli, pari a 2.280 giorni, per un totale di 6 anni e 25 mesi, per una spesa totale di 15mila € se ad essi si aggiungono prodotti come medicinali ed anticoncezionali” (per i dolori o per la regolarizzazione del ciclo). L’ultima a provarci nel 2019 era stata l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, riproponendo la battaglia con un emendamento per ridurre l’Iva al 5% ma, anche allora, senza successo.
In molti Paesi europei invece, da alcuni anni la situazione è cambiata. La Germania, dall’1 gennaio 2020 ha stabilito un’imposta sui prodotti al 7%, prima era al 19%. Così anche per il Lussemburgo, che dal 17 è passato al 3%. In Francia dal 2015 un provvedimento ha ridotto l’imposta dal 20 al 5,5%, in Belgio nel 2018 è passato dal 21% al 6%. E ancora, il Regno Unito ha portato la tassa al 5% nel 2000, mentre l’Irlanda e la Scozia l’hanno eliminata definitivamente. Un esempio extra europeo invece è la Nuova Zelanda, dove la premier Jacinda Ardern dall’estate scorsa, per combattere la period poverty, (disparità sociale delle mestruazioni), ha deciso di distribuire assorbenti e tamponi gratis alle ragazze di tutte le scuole.

L’Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità è intervenuto per commentare la novità: “Il ciclo non è un lusso. Lo diciamo da tempo e da tempo ci impegniamo perché questa consapevolezza diventi un atto concreto. Speriamo dunque che in occasione della legge di bilancio si possa procedere all’abbassamento dell’Iva sui prodotti igienici femminili, come da noi richiesto anche nella scorsa manovra finanziaria attraverso un emendamento“. Continuano: “Va superata una tassa ingiusta, che tratta beni di prima necessità come fossero beni di lusso. Bisogna dare un aiuto reale alle tante ragazze e alle tante donne che, in Italia, hanno pagato pesantemente la crisi. Abbassare l’Iva sugli assorbenti è una richiesta indirizzata, ancora una volta, alla politica, al parlamento e al governo da diverse associazioni di donne attraverso varie iniziative, dalla campagna Stop Tampon tax a quella di Tocca a noi. Non perdiamo questa occasione preziosa“.

La domanda sorge quindi spontanea, perché l’Italia ha dovuto impiegare 48 anni per spostarsi di una virgola? Il governo si è sempre trincerato dietro ai costi esorbitanti per coprire la misura, lasciando così che le richieste di ribasso non ottenessero mai risultati. Ma quanto spende una donna per comprare gli assorbentiCalcolando che una scatola da 14 assorbenti costa circa 4-5 euro, e che normalmente servono almeno due confezioni al mese (se non si ha un flusso abbondante), in media la spesa annuale arriva circa a 126 euro. Di questi 126 euro, 22,88 € sono di Iva. La riduzione non sarà al 4 o al 5% come speravano in molte, ridurre l’Iva al 5% come aveva richiesto l’Unione Europea nel 2006 diminuirebbe le entrate dello Stato di circa 72 milioni. Il dato sembra alto, ma è niente confrontandolo ai 123,6 miliardi che lo Stato ha ricevuto dall’Iva solo nel 2020. Il taglio però sarà di oltre il 50%, per un risparmio medio di circa 10 euro. Non è sicuramente  quella che molti hanno definito una vittoria; la strada è ancora lunga. Ci vorrà ancora diverso tempo prima di arrivare a considerarli per quello che sono, ovvero beni di prima necessità, perché una donna non si diverte ad avere le mestruazioni ogni mese, ma non può fare altrimenti.

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