domenica, 17 Ottobre 2021

Ddl Zan in parole semplici: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge”

La querelle tra Fedez, la Rai e l'organizzazione del Primo Maggio a Roma ha catalizzato l'attenzione spostando i riflettori dal nocciolo della questione. Il ddl Zan basta leggerlo

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Tenuto in ostaggio per 1091 giorni, finalmente (il 28 aprile) il ddl Zan è stato rilasciato dal suo “rapitore”, il senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia a palazzo Madama. Dopo esser stato approvato in prima lettura alla Camera il 4 novembre 2020, adesso il provvedimento può iniziare l’iter della discussione anche al Senato.

C’è però un dettaglio da non trascurare: non c’è rilascio senza ricatto, per questo Ostellari si è autonominato relatore. Il leghista avrà l’incarico di illustrare il ddl Zan per introdurne la discussione al Senato; soprattutto, sarà sua responsabilità condurre la legge nella fase istruttoria in commissione. Ostellari ha motivato la sua decisione spiegando che “il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione ad altri commissari”. Inoltre, la calendarizzazione pare abbia provocato una spaccatura all’interno della commissione, motivo per cui il presidente si è sentito in dovere di fare da mediatore tra i favorevoli e i contrari alla legge.

Una spiegazione che non convince del tutto i firmatari del ddl Zan, tra cui lo stesso deputato da cui il provvedimento prende il nome. Alessandro Zan (deputato del PD, relatore nel corso del primo esame e dell’approvazione alla Camera), con un video su Instagram, ricorda quanto il senatore Ostellari sia sempre stato contrario alla legge, un nemico, e questa mossa potrebbe essere l’ennesimo tentativo per ostacolarla ed affossarla. Si tratta, tra l’altro, della stessa persona che, nel corso de La Zanzara, su Radio 24, ha serenamente affermato che dare del “fro**o” o del “fi***chio” non è offensivo; un parere fortemente sostenuto dal conduttore, Giuseppe Cruciani, il quale, evidentemente temendo la chiusura del suo stesso programma radiofonico, ha dichiarato di opporsi energicamente ad una legge che metterebbe a suo dire in pericolo la libertà di espressione.

Negli ultimi mesi il ddl Zan è stato tacciato di essere un bavaglio intollerante e liberticida, di voler cancellare l’istituzione della famiglia e di aprire le porte alla pratica dell’utero in affitto. Accuse che provengono da una poco attenta o addirittura mancata lettura del disegno di legge.

Sfatiamo qualche mito

«La legge Zan tutela solo la comunità LGBTQ+». No. Si parla infatti di misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Solo nel 2020 la Treccani ha inserito fra i neologismi il termine abilismo per identificare le violenze fisiche, verbali e alla proprietà perpetrate ai danni di persone affette da disabilità. L’ANMIC, l’ente a tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, segnala che nel 2020 sono state registrate 1424 denunce provenienti da tutta Italia. Non si tratta solo di violenze fisiche: molti casi riguardano l’uso di un linguaggio inappropriato o dispregiativo che viene sistematicamente giustificato dai più come ironico. L’ultimo report di Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti, ha posto l’accento su come in rete le iniziative volte a dare una maggiore consapevolezza circa il tema della disabilità generino sempre più spesso ondate di intolleranza ed odio: “Sui social il messaggio viene decontestualizzato fino a una sua polarizzazione negativa”.

Il nuovo Barometro dell’odio, il monitoraggio annuale su discriminazione ed hate speech di Amnesty International, oltre a dimostrare che la pandemia ha fatto da carburante ai discorsi di odio nel web, si è anche focalizzato sui temi più bombardati. Il 31% dei post o tweet sono sessisti; nel 22% dei casi l’hate speech è indirizzato al genere femminile. “Il bersaglio di un commento problematico può essere una donna senza che, tuttavia, lo stesso commento sia necessariamente sessista. La donna nel mirino potrebbe essere attaccata sulla base di altri elementi e con riferimenti ad altre sfere dell’odio. Ci troveremmo, in questo caso, con un commento contro una donna, tuttavia non sessista”, specifica il report.

Sempre secondo AI, ad essere presi di mira in modo diretto con maggiore frequenza nei commenti offensivi e/o discriminatori e casi di hate speech, al primo posto ci sono rifugiati e migranti, seguiti dalla comunità LGBTQ+. Senza considerare quello che accade oltre gli schermi di computer e smartphone: il mobbing, le molestie, le aggressioni fisiche. Ricordiamo bene le immagini dell’aggressore della stazione di Valle Aurelia lo scorso marzo.

«Vogliono imporci un genere neutro». Ipotesi fantasiosa, ma no. Nel ddl Zan non è prevista l’istituzione di un genere neutro. Il primo articolo del disegno di legge si limita a fornire una definizione dei termini sesso, genere, orientamento sessuale ed identità di genere per non incorrere in qualunque tipo di malinteso.

«Esiste già la Legge Mancino». Vero, infatti la Zan prevede un’integrazione del testo del 1993. Non uno stravolgimento, ma la semplice aggiunta di frasi o parole che possano estendere le misure contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa anche ai reati di omobitransfobia, misogina e abilismo (art. 5). Le stesse proposte sono state fatte per  alcuni articoli del Codice di Procedura Penale in modo da omogeneizzare la normativa.
Già nel 2013 Human Rights Watch premeva per una modifica della Legge Mancino. Scriveva all’epoca Judith Sunderland, ricercatrice senior per l’Europa occidentale di HRW: “L’Italia è in ritardo rispetto a molti dei suoi vicini nel riconoscere che la discriminazione in base all’orientamento sessuale o all’identità di genere è sbagliata”. È stato otto anni fa.

«Non si potrà più dire niente!». Sbagliato. Lo prova il quarto articolo del ddl Zan che recita: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Le idee di qualunque individuo sono salve, purché espresse nei limiti dell’umanità e senza essere corredate da minacce, istigazione all’odio, percosse o peggio.

«Bisogna pensare alle cose importanti». Infatti, non c’è nulla di più importante dei diritti degli individui. Un Paese civile, degno di essere definito tale, è quello in cui chiunque può vivere serenamente e sentirsi tutelato. È uno dei principi fondamentali della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge“: così comincia l’Articolo tre.

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