sabato, 4 Dicembre 2021

Ddl Zan, gli applausi e la vergogna: la vostra

Quegli applausi festosi, quelle mani che sbattono con foga una sull'altra, sono schiaffi in faccia ai figli omosessuali che non si aprono perché non se la sentono di fare coming out. Si vergognano. Per colpa di senatori così.

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Regolamento. Voto segreto. Tagliola. Potete utilizzare tutte le scuse che volete. Potete nascondervi dietro a qualunque paravento. Potete mascherare la vostra mancanza di attributi ed esaltare il vostro becero opportunismo politico dentro all’oscurità dell’anonimato garantito dall’urna in cui avete affossato il Ddl Zan contro i crimini d’odio e la omotransfobia, ma quegli applausi a scena aperta registrati dalle telecamere puntate sulle vostre facce, hanno un solo nome. Vergogna. Signori senatori, anche se definirvi tali è un abominio linguistico e un’offesa a chi signore lo è davvero, siete la vergogna di questo Paese. Siete la parte peggiore della nostra società. Voi non ci rappresentate. Non rappresentate il Popolo italiano. Voi, con quelle facce sorridenti e sghignazzanti che gioiscono del risultato emerso dalla fogna della “camera alta” che come topi infestate, con quelle facce rappresentate solo il vostro sedere seduto sullo scranno che in qualche modo avete conquistato.

Quegli applausi festosi, quelle mani sudaticce e appiccicose che sbattono con foga una sull’altra, sono schiaffi in faccia ai vostri figli omosessuali che non si aprono con voi perché non se la sentono di fare coming out. Si vergognano. Per colpa vostra. Si vergognano di voi. Sono il colpo di grazia alla dignità e ai diritti di tutti quelli che sono stati offesi, derisi e picchiati perché camminavano mano nella mano, si baciavano con amore in pubblico, sono stati allontanati in malo modo perché “ci sono i bambini”. Sono una pietra tombale sui diritti di tutti quelli che non riescono ad avere voce, perché la Chiesa grida più forte e senza il cui appoggio le elezioni non si vincono. Applauditevi pure tra voi. Chi si assomiglia si piglia, e voi, questo Paese, lo avete preso. Per il culo.

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