martedì, 19 Ottobre 2021

Draghi al Senato, Vaticano e Ddl Zan: “L’Italia è uno Stato laico”

Nel corso delle repliche ai senatori, in vista del Consiglio europeo previsto per il 24 e 25 giugno, il premier ha parlato anche della ripresa economica, della situazione pandemica e dei migranti. Fino ad arrivare ai rapporti Ue-Turchia e alla difficile situazione con la Libia.

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“Il nostro è uno stato laico, non è uno Stato confessionale. Il Parlamento è libero di discutere. Il Governo non entra nel merito della discussione. Questo è il momento del Parlamento, non è il momento del Governo”, ha chiarito il premier Mario Draghi in riferimento alla discussione sul Ddl Zan.

Le parole pronunciate da Draghi, intervenuto oggi al Senato rispetto alla richiesta del Vaticano di modificare il Ddl Zan contro l’omofobia perché in contrasto con il Concordato, erano molto attese già da ieri; il commento è poi arrivato oggi nel corso delle repliche ai senatori in vista del Consiglio europeo previsto per il 24 e 25 giugno.

Il presidente del Consiglio nel suo discorso alle Camere ha parlato anche della ripresa economica e della pandemia. “Più di 5 milioni di italiani hanno già scaricato il Green pass”, ha commentato Draghi, che ha poi spiegato che “la situazione economica europea e italiana è in forte miglioramento. Infatti, stando alle le proiezioni della Commissione europea, nel 2021 e nel 2022 l’Italia crescerà rispettivamente del 4,2% e del 4,4%, così come l’Ue intera. Il premier ha ricordato che “il dato per le imprese, in particolare, è in forte accelerazione rispetto alla tendenza positiva degli ultimi mesi, ed è il dato più alto da febbraio 2018.

Anche il commercio estero è ripartito. “Sempre ad aprile”, ha concluso il premier, “l’indice della produzione industriale è aumentato dell’1,8% rispetto a marzo. La fiducia, insomma, sta tornando”. Ma “in questo quadro economico positivo” ha sottolineato il premier “permangono alcuni rischi. Il primo è proprio la situazione epidemiologica. Sebbene in forte miglioramento, questa deve essere monitorata con attenzione. In particolare, dobbiamo tenere sotto controllo l’emergere e il diffondersi di nuove e pericolose varianti, che possono rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti”.

L’ex presidente della Bce, ha anche parlato della gestione dei flussi migratori “che ci riguarda da vicino e che torna ad essere in agenda al Consiglio Europeo su precisa richiesta dell’Italia. Come ho dichiarato in passato, il governo vuole gestire l’immigrazione in modo equilibrato, efficace e umano. Ma questa gestione non può essere soltanto italiana, deve essere davvero europea. Occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l’immigrazione legale; e aiutare questi Paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace”.

E a proposito di stabilità e pace da ritrovare, parlando della situazione in Libia, Draghi al Senato in sede di replica ha ricordato: “Non è che in Libia non abbiamo carte da giocare, le abbiamo almeno quante tutti gli altri attori. L’attore che avrebbe più carte da giocare non vuole essere coinvolto in quella parte del mondo. Ne abbiamo parlato in Cornovaglia. Quel che si sta cercando di fare è sollecitare l’intervento dell’Ue sotto l’auspicio delle Nazioni unite e a quel punto si può vedere se gli Stati uniti intendono essere coinvolti sotto l’egida delle Nazioni unite”.

“Le fasi di ripresa dalle crisi recenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne”, ha ricordato Mario Draghi oggi. “Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica, che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese. Questa volta dobbiamo agire diversamente”. Per esempio, per il premier “dobbiamo mettere in campo politiche attive del lavoro efficaci, per aiutare chi ha bisogno di formazione per trovare un nuovo impiego”.

Passando poi in rassegna il tema dei vaccini: Draghi ha assicurato che il Consiglio europeo “affronterà nuovamente la questione della solidarietà internazionale. Migliorare l’accesso ai vaccini nei Paesi più poveri non è soltanto una questione etica, ma anche una priorità sanitaria e l’Italia farà la sua parte e donerà 15 milioni di dosi”.

Non finisce qui: sempre a proposito della campagna vaccinale, Draghi ha ricordato nuovamente che “nel Vertice G7 in Cornovaglia e nel successivo Vertice Ue-Usa è stato ribadito l’impegno comune ad aumentare la produzione dei vaccini anche al fine di una loro distribuzione più equa a livello globale”. Il Presidente del Consiglio ha poi aggiunto: “Come ho dichiarato in altre occasioni, il trasferimento di tecnologie verso Paesi terzi può essere molto utile a questo fine. Tale questione andrà definita nel quadro di un negoziato presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La Commissione è pronta a presentare una propria proposta scritta come base per i negoziati. Al Global Health Summit, la Presidente von der Leyen ha presentato l’iniziativa europea per la produzione locale e l’accesso ai vaccini, ai farmaci e alle tecnologie sanitarie nel continente africano. È un’iniziativa che l’Italia appoggia con convinzione. È previsto un miliardo di euro in investimenti a carico del bilancio europeo, da incrementare col supporto degli Stati membri”.

Non poteva mancare poi una particolare menzione ai migranti, un altro dei temi caldi che verrà affrontato a Bruxelles. “Vogliamo che il Consiglio promuova un’azione più incisiva sui rimpatri, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari: attualmente siamo protagonisti per i corridoi, ci sono pochissimi altri Paesi che li fanno e li fanno così bene”, ha dichiarato il presidente del Consiglio alla Camera. “Al momento, però, una solidarietà obbligatoria verso i Paesi di primo arrivo attraverso la presa in carico dei salvati in mare rimane divisiva per i 27 Stati Membri. Serve un’alternativa di lungo periodo, per fare in modo che nessun Paese sia lasciato solo. Il Patto sulla Migrazione e l’Asilo proposto il 23 settembre del 2020 dalla Commissione Europea ha il merito di ricercare un cambio di prospettiva. Il negoziato sul Patto dimostra tuttavia che c’è ancora molto lavoro da fare”.

Secondo Mario Draghi, quindi, “un migliore controllo della frontiera esterna dell’Unione può essere la base per un piano più ampio che comprenda anche il tema dei ricollocamenti. Tra i Paesi dell’Unione, esiste un’ampia convergenza sull’esigenza di superare il Regolamento di Dublino. Si tratta di una convenzione concepita in una diversa fase storica, adatta a gestire numeri contenuti”.

Capitolo a parte per la politica estera. Il premier ha sottolineato che il Consiglio Europeo “si occuperà prima di tutto dei rapporti tra Ue e Turchia. Nella sua riunione di marzo, il Consiglio aveva ricordato come sia di interesse strategico europeo avere una situazione di stabilità e sicurezza nel Mediterraneo Orientale e dunque collaborare con la Turchia. Ribadiremo però la nostra preoccupazione per il rispetto dei diritti fondamentali in Turchia, come i diritti delle donne, i diritti civili e i diritti umani”, ha dichiarato Draghi, che ha concluso esponendo le intenzioni dell’Italia e del Consiglio europeo: “Intendiamo intensificare in tempi rapidi partenariati e forme di collaborazione con i Paesi di origine e di transito, in particolare con i Paesi africani. Lo scopo è quello di evitare perdite di vite umane ma anche di contrastare le partenze illegali, nonché di ridurre la pressione sui confini europei. Più in generale, serve una maggiore considerazione dal punto di vista politico e finanziario delle rotte migratorie nel Mediterraneo centrale e occidentale. Oggi è privilegiata soprattutto la rotta orientale, sul piano giuridico e finanziario”.

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