mercoledì, 24 Luglio 2024

La moderna società liquida, tra distorsioni, disuguaglianze e deliri di onnipotenza. Da nativi digitali a cannibali digitali: i ragazzi di oggi nell’Italia della precarietà

Il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman con il termine società liquida intendeva definire la società contemporanea e la vita dell'uomo in tutte le sue sfaccettature: amore, affetti, paure talmente mobili e veloci da apparire liquidi.

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Il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman con il termine società liquida intendeva definire la società contemporanea e la vita dell’uomo in tutte le sue sfaccettature: amore, affetti, paure talmente mobili e veloci da apparire liquidi. Con questa espressione ha voluto identificare quanto il nostro equilibrio oggi sia diventato precario, instabile e senza punti di riferimento, all’interno di un contesto che subisce cambiamenti e trasformazioni continue e negli ultimi anni, anche, imprevedibili.

Un recente Rapporto Istat, presentato il 7 luglio scorso alla Camera dal Presidente Francesco Maria Chelli, dimostra quanto il nostro sia un paese resiliente, rispetto ai traumi della Pandemia e della guerra europea, tuttavia ancora in ritardo sui temi dell’innovazione e dell’ambiente, con il nodo della natalità e dell’inclusione di giovani e donne nel mondo del lavoro. Il quadro che emerge dal Rapporto annuale 2023 dell’Istat è altamente preoccupante soprattutto riguardo una categoria precisa: i giovani italiani.

Nel 2022 quasi un giovane su 2 ( 47% dei 18-34 anni) mostra almeno un segnale di deprivazione in uno dei “domini” chiave del benessere ( istruzione, lavoro, coesione sociale, benessere soggettivo, territorio), di questi un buon 15% risultano altamente deprivati, perché deficitari in almeno due domini. La fascia d’età più vulnerabile risulta essere quella tra i 25 e i 34 anni.

Per permettere alle nuove generazioni di essere in grado di far fronte ai cambiamenti in atto, e quindi prevenire situazioni di vulnerabilità, sottolinea l’Istat, è necessario garantire a tutti i bambini fin dalla nascita, livelli di benessere che consentano un adeguato sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e relazionale.

Il quadro che ascrive una folta parte della popolazione giovanile italiana ( un quinto dei ragazzi compresi tra i 15 e i 29 anni) nella categoria dei Neet, ovvero coloro che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in nessun percorso di formazione, dimostra che esiste un’intera generazione dimenticata.

L’altro dato grave che si evince dal Rapporto Istat è il costante calo della natalità: nel primo quadrimestre 2023, le nascite in Italia continuano a diminuire, l’1,1% rispetto al 2022 e ben il 10,7% rispetto al 2019. Dal 2008 le nascite si sono ridotte di un terzo.

Nonostante l’elevato numero di decessi di questi ultimi tre anni, nelle fasce della popolazione con più di 65 anni, l’invecchiamento del nostro Paese procede a ritmi elevati. L’età media della popolazione è passata da 45,7 anni del 2020 al 46,4 del 2023.

La fotografia dell’Italia di questo ultimo anno, stando ai dati Istat mostra dunque una preoccupante emarginazione sociale delle classi emergenti, progressivamente isolate e una precarietà diffusa tra le generazioni genitoriali. La società liquida di Bauman ha, infatti, prodotto, una progressiva deteriorizzazione dei paradigmi stabili, a favore di una distruttiva cultura opportunistica e personalistica.

I giovani in Italia sono poveri, precari e scoraggiati. La mancanza di una uguaglianza sociale, di un accesso equo ai domini del benessere nel corso della loro crescita, sono le principali cause delle loro evidenti e preoccupanti disfunzioni.

I tre casi di cronaca dell’universo giovanile di questi ultimi giorni, dimostrano quanto reale e concreto sia il pericolo di una generazione intera, indipendentemente dalla classe sociale e dalla disponibilità economica di cui dispongono. Le cause alla base dell’omicidio stradale in diretta social, l’assurdità del delitto di Primavalle e in ultimo l’inquietante accusa di stupro rinviata al mittente a carico del rampollo di casa LaRussa, sono solo alcuni degli esempi di questi ultimi tempi sugli effetti di una degenerazione totale dell’adolescenza.

Tutti poco più che adolescenti, tutti egualmente distrutti da una ridondanza mediatica che enfatizza le degenerazioni, celebra le disuguaglianze e fotografa le aspettative di una età compresa tra teatralità, avvenenza sociale e delirio di onnipotenza.

Gli youtuber di Casal palocco, sono il risultato di un abbandono totale alla digitalizzazione sfrenata. I nativi digitali della nostra epoca sono diventati cannibali digitali, pronti a soffocare tutta la loro vita e talvolta anche quella di poveri innocenti, involontariamente incontrati sul loro insensato percorso di vita, per esaltare un modello di vita, appreso, acquisito in rete. Una scorciatoia accattivante opposta ai sacrifici spesso non corrisposti dello studio e del lavoro sottopagato. Una risposta coerente al senso di frustrazione che la società liquida insinua nei cosiddetti ragazzi normali, sino a trascinarli nel turbine della eccellenza veloce e dell’apparenza del tutto e subito.

Il diciassettenne che con 20 coltellate ha ucciso una sua coetanea, senza un apparente movente e con l’ asettica percezione del delitto, quasi si trattasse di una serie televisiva o di un crime in terza persona, in un quartiere della capitale che viene definito comunemente e senza sorpresa come il Bronx di Roma.

Infine, una serata tra ragazzi che diventa una potenziale accusa di stupro, rinnegata.

Cosa lega queste esperienze della nostra attualità? Qual’è il filo conduttore di questi delitti adolescenziali?

Non è il cognome del ragazzo accusato di violenza sessuale a destare più scalpore. Bensì le insinuazioni a posteriori che ne denotano la gravità.

Non sgomenta solo la ricostruzione del delitto di una adolescente da parte di un suo “amico”, ma lascia senza fiato il racconto di una periferia dimenticata, di un quartiere dove le droghe iniziano a circolare tra i ragazzi già dall’infanzia, dove ci sono pochi stimoli e dove le aspettative di una vita migliore sono esili sin dalla nascita.

Non è la vita distrutta a Casal Palocco di una madre e della sua famiglia a colpire, quanto le dichiarazioni dei genitori dei ragazzi alla guida della Lamborghini.

Insomma quello che sconcerta più degli eventi stessi, come se fosse possibile anteporre dichiarazioni successive alla barbarie omicida in sé, è rendersi conto, quale sia l’origine di eventi di questo tipo. Dove risiedono le motivazioni che hanno reso possibile tali accadimenti ingiustificabili. Le giustificazioni, le protezioni di una classe genitoriale, non in grado di assumersi quelle responsabilità che la renderebbero tale. Un totale abbandono della loro funzione principale, ovvero essere allo stesso tempo guida e esempio per i propri figli.

Un genitore che risponde, “Ho interrogato a lungo mio figlio e ritengo che non ci sia a suo carico alcun atto penalmente rilevante”, quando è a conoscenza dello stile di vita che il rampollo adottava abitualmente e soprattutto essendosi reso testimone della presenza della ragazza che ha denunciato la violenza, smentendone la credibilità a prescindere dalle indagini, ecco una dichiarazione di questo tipo, non sconcerta per il fatto che sia stata pronunciata dalla seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, ma indigna perché denota una totale abnegazione all’immagine, alle apparenze da dover salvare, indipendentemente dalla verità che verrà accertata nelle sedi opportune.

Allo stesso modo, un genitore che tranquillizza il figlio, alla giuda di una super-car con la quale ha travolto e ucciso un bambino di 5 anni, dicendogli “non ti preoccupare non è successo nulla, andrà tutto bene”, rappresenta un icona di responsabilità distrutta, fanatica e fasulla, dalla quale emerge la drammaticità di un’educazione latitante.

La società liquida di Bauman si sta lentamente trasformando in una società volatile, dove ogni cambiamento, crisi identitaria che prima costituiva un momento di crescita, condivisione e responsabilizzazione, sta ora diventando sempre più aleatoria, invisibile eppure allo stesso tempo così tragicamente potente nei suoi effetti progressivi. Una società che alimenta le disuguaglianze e le disparità, nella quale il Rapporto dell’Istat rappresenta solo una catalogazione anonima davanti ai grandi disagi omessi dalla sovrabbondanza di benessere ostentato e agognato, spesso con metodi non ortodossi.

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