giovedì, 9 Febbraio 2023

Caro benzina, effetto domino su trasporti e alimentare. Obbligo per i gestori di esporre il prezzo medio nazionale

Il caro benzina, un po' effetto domino un po' tsunami dirompente, sta ettendo a dura prova anche il settore trasporto e logistico ma anche quello alimentare. Il governo, al momento, non sembra avere la forza per contrastare questo rialzo e il 5 febbraio arriva l'embargo nei confronti dei prodotti petroliferi raffinati made in Russia.

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Nel 2022 la chimera per l’economia italiana è sta l’inflazione, che ormai è arrivata sopra gli 11 punti percentuali. Oltre all’inflazione record in tutto l’Occidente, dal 1 gennaio 2023 è l’aumento dei prezzi della benzina ad attentare alla stabilità economica del nostro Paese. Il costo medio sia della benzina sia del gasolio è vicino ai due euro al litro, mentre in autostrada il servito in alcuni casi ha superato anche la soglia psicologica dei 2,5 euro al litro. Ma la mazzata di questo rialzo vertiginoso non è solo per gli automobilisti.

Effetto domino

Il motivo è semplice: il caro benzina sta colpendo duramente anche il settore dei trasporti e dell’alimentare, provocando una serie di ulteriori rialzi dei prezzi per far fronte alle maggiori spese. L’elevato costo del carburante sta mettendo a dura prova le imprese che perano nel trasport pubblico, ma anche quelle del settore alimentare e logistico. In Italia, l’88% delle merci che troviamo nei supermercati infatti arriva sugli scaffali tramite tir e camion, con l’aumento del prezzo della benzina che di conseguenza sta dando vita a un rialzo anche per quanto riguarda i prodotti alimentari.

La risposta del governo

Ieri, martedì 10 gennaio, c’è stato l’incontro a Palazzo Chigi dove Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno incontrato i vertici della Guardia di Finanza. Al termine della riunione, è stato partorito un decreto “Norme sulla trasparenza dei prezzi sui carburanti e sul rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del garante dei prezzi”. Nessun ripristino degli sconti sulle accise. L’esecutivo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia è intervenuto soltanto sui distributori, che ora avranno l’obbligo di esporre il prezzo medio nazionale accanto a quello di vendita, mentre in autostrada scatterà un tetto massimo al prezzo.

Una misura che punta a scoraggiare possibili speculazioni, ma che non sembra essere esattamente quello che serve per risolvere il problema del caro-benzina visto che le cause degli aumenti sono da ricondurre all’addio allo sconto e al particolare contesto internazionale.

Il prossimo embargo verso la Russia

Il 5 febbraio 2023 scatterà l’embargo nei confronti dei prodotti petroliferi raffinati made in Russia, mentre la fine della strategia Covid-zero in Cina ha aumentato la richiesta di materie prime da parte di Pechino. Dunque, non abbiamo raggiunto ancora il punto più critico della situazione. Il governo non sembra essere intenzionato a fare alcun passo indietro sugli sconti delle accise, che costano 1 miliardo al mese, ignorando anche la proposta fatta della Federazione gestori impianti carburanti e affini (Fegica) di introdurre l’accisa mobile.

Che cos’è l’accisa mobile

Per accisa mobile si intende l’adeguamento delle quote fisse delle accise alle quotazioni internazionali del greggio, con una variazione al ribasso, in compensazione delle maggiori entrate dell’Iva. Lo ha spiegato bene anche il presidente di Fegica Roberto Di Vincenzo: “Si tratta di uno strumento altamente flessibile che esclude tagli draconiani, attualmente poco sostenibili, e che modula il valore dell’accisa, in funzione anticiclica all’andamento del mercato, compensando eventuali tensioni al rialzo che producono extra gettiti di Iva non previsti. La legge già c’è ed è sufficiente un semplice decreto ministeriale per renderla operativa”.

Benzina e gasolio, differenza tra dicembre 2022 e gennaio 2023 (fonte: ISPI)

Situazione critica

L’impressione, in questo momento, è che il governo non abbia in cassa i soldi necessari per affrontare di petto il caro benzina, anche perché ad aprile andranno rifinanziate le misure sulle bollette che, nel primo trimestre del 2023, avranno un costo complessivo di 21 miliardi. Difficile prevedere come Giorgia Meloni riuscirà a venire fuori da questo pantano. Da una parte l’abolizione progressiva delle accise sulla benzina continua a essere un obiettivo di legislatura per la maggioranza, dall’altra il realismo del dover tenere i conti in ordine non sembrerebbe permettere mosse disperate.

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