mercoledì, 7 Dicembre 2022

Caro bollette, manifestanti in piazza da Nord a Sud. USB: “Privatizzazioni e aumento dei prezzi mosse sconsiderate”

Numerose realtà sociali si sono radunate questa mattina nelle principali piazze italiane. L'obiettivo dei manifestanti è quello di portare avanti una serie di iniziative per far fronte ai livelli insostenibili raggiunti dal carovita in Italia.

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Costruzione di una rete di comitati cittadini e partecipazione alla campagna nazionale di reclami contro gli aumenti ingiustificati di gas ed energia elettrica. Sono questi i principali temi portati in piazza quest’oggi dall’Unione Sindacale di Base. Numerose realtà sociali hanno aderito all’iniziativa, e si sono radunate questa mattina nelle principali piazze italiane. L’obiettivo dei manifestanti è quello di portare avanti una serie di iniziative per far fronte ai livelli insostenibili raggiunti dal carovita in Italia. Le città interessate dalle manifestazioni sono Torino, Genova, Milano, Bergamo, Padova, Vicenza, Bologna, Firenze, Pisa, Livorno, Ascoli Piceno, Roma, Viterbo, Pescara, Napoli, Benevento, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo e Catania.

USB: “Situazione insostenibile. Privatizzazioni e aumento dei prezzi mosse sconsiderate”

“È una situazione insostenibile, a cui non si può far fronte se non attraverso l’organizzazione e la costruzione di iniziative e mobilitazioni”, si legge in una nota del sindacato. “Oggi, 12 ottobre, è la giornata di lancio di una campagna nazionale di reclami che i cittadini possono avanzare contro gli aumenti ingiustificati in bolletta, utilizzando l’apposito modello predisposto dal nostro staff giuridico, e che fa seguito all’esposto presentato lo scorso 3 ottobre in tutte le procure italiane, in cui viene contestato il reato di truffa e aggiotaggio per le compagnie fornitrici di luce e gas, nonché il mancato controllo da parte dei vari organismi di vigilanza”.

Dopo la prima giornata di lotta e mobilitazione del 3 ottobre, dunque, quando migliaia di bollette sono state bruciate in tutta Italia davanti alle aziende del gas e dell’energia nonché davanti la Cassa Depositi e Prestiti che, per conto dello Stato, è azionista delle maggiori aziende nazionali come Eni, Italgas e Snam, l’Unione Sindacale di Base chiama lavoratori e famiglie a una nuova giornata di mobilitazione e di scioperi nei quartieri, nelle fabbriche e negli uffici contro l’aumento delle bollette e del carovita per difendere i salari e gli stipendi dall’inflazione.

“Gli aumenti delle tariffe elettriche, della benzina, dei beni di prima necessità e dei generi alimentari stanno tagliando la capacità di acquisto delle famiglie e riducendo drasticamente la qualità della vita di milioni di persone”, continua il sindacato. “Circa il 25% delle buste paga dei lavoratori è ormai destinato a pagare le bollette della luce e del gas, e già in questi giorni si prevedono aumenti che porteranno il costo medio dell’elettricità per famiglia a 1300 euro annui. Gli aumenti sono dovuti principalmente alla speculazione e al libero mercato che, approfittando della guerra, fanno crescere a dismisura i propri utili, aumentando il valore delle materie energetiche molto al di sopra del loro costo effettivo”.

“Le aziende che erogano il gas e l’elettricità realizzano profitti iperbolici dopo aver pagato il gas al suo prezzo reale e rivendendolo ai cittadini al prezzo stabilito dalla speculazione”, spiegano. “Oggi, più di 40 miliardi di questi extraprofitti sono nelle casse delle aziende, quasi tutte a maggioranza azionaria di istituzioni pubbliche, statali e locali. La trasformazione in aziende a regime privato, anche se a maggioranza azionaria pubblica, ha consentito la scomparsa di qualsiasi agevolazione per le famiglie a basso reddito ed enormi guadagni per le aziende, che non hanno alcun obbligo formale di tutela dei cittadini. Mentre i prezzi crescono senza alcun freno o controllo da parte dello Stato, i salari e gli stipendi stanno rapidamente calando e ormai non tengono più di fronte all’inflazione, che in pochi mesi è passata dall’1% al 9%. Un taglio netto, quindi, che rende ormai pressoché impossibile arrivare alla fine del mese”.

“Tutto questo è colpa di precise scelte economiche, che negli anni hanno provocato questa situazione”, concludono. “Privatizzazioni, eliminazione della scala mobile, ovvero il meccanismo che mensilmente adeguava salari e stipendi al costo della vita, sostituito da un nuovo indice definito IPCA, dal cui conteggio sono però escluse proprio le variazioni delle materie energetiche quali gas ed elettricità. A ciò, si sono aggiunti il contenimento degli aumenti in busta paga, grazie alle politiche di austerità fatte proprie anche dai sindacati”.

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