martedì, 21 Maggio 2024

Elezioni in Brasile, fioccano accuse tra Lula e Bolsonaro: a una settimana dal voto s’infiamma lo scontro

I sondaggi, fino a questo momento, danno ultrafavorito il candidato socialista. Ma Bolsonaro ha già dimostrato, come accaduto nel primo turno, di possedere mezzi e risorse necessarie per smentire gli algoritmi. La posta in palio riguarda tutti, non solo il Brasile.

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Lo scorso 2 ottobre, in Brasile, si sono svolte le elezioni generali per eleggere il Presidente, il Vicepresidente e il Congresso Nazionale della Repubblica Federale. Si tratta della nona elezione da quando il Paese, nel 1985, si è liberato dalla dittatura militare cosiddetta “Dei Gorillas” e, tre anni dopo, ha promulgato la sua prima Carta Costituzionale. A contendersi il ruolo di Presidente della Repubblica sono stati 11 candidati, rispettivamente distribuiti in altrettanti schieramenti politici. Tra questi, ricordiamo su tutti Jair Bolsonaro, attualmente in carica, alla guida del Partito Liberale, d’orientamento conservatore; e il suo principale sfidante, Luiz Inàcio Lula Da Silva, in testa al Partito dei Lavoratori, di stampo marcatamente socialista. Sia alla Camera che al Senato, poi, si sono fronteggiate ben 28 coalizioni diverse. E, in entrambi i casi, a spuntarla è stato il Partito Liberale di Bolsonaro.

Diversa la situazione per quanto riguarda l’elezione presidenziale. Qui, tra i due principali contendenti, Lula e Bolsonaro, ad avere la meglio è stato il primo, con il 48,43% dei voti contro il 43,20% del secondo. A superare la soglia dell’1%, infine, sono stati soltanto la centrista Simone Tebet, con il 4,16%, e il laburista Ciro Gomes, con il 3,04%. L’affluenza alle urne è stata notevole, con circa 124 milioni di votanti su circa 157 milioni di potenziali elettori. In percentuale, parliamo del 79,20%. Nonostante la differenza, tuttavia, lo scarto non è bastato a decretare la vittoria di Lula, e l’elezione del Presidente è stata rimandata al ballottaggio del prossimo 30 ottobre. Ma chi sono e qual è la vicenda politica dei due uomini che quel giorno si contenderanno il ruolo di Presidente della Repubblica Federale Brasiliana?

Bolsonaro

Jair Bolsonaro, nato a San Paolo nel 1955, è un politico di vecchia data che ricopre la carica di Presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019. Di origine italiana, e più precisamente veneta, nel suo curriculum vitae spicca una longeva carriera militare in diversi reparti dell’esercito brasiliano sin dai tempi della dittatura dei Gorillas. Eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel ’91, non ha mai nascosto le sue simpatie per il regime e in più di un’occasione ha avuto modo di sottolineare come il sistema democratico non fosse all’altezza di risolvere gli innumerevoli problemi che storicamente affliggono il Paese.

Nel 2018 vince le elezioni presidenziali in seguito alla messa in fuorigioco dello stesso Lula, condannato penalmente. Tra i più influenti sostenitori della sua politica ultraconservatrice si segnalano vasti settori della finanza locale, spinti dalle sue posizioni contrarie alle regolamentazioni ambientali e commerciali in ogni ambito dell’economia brasiliana. A sostegno dell’attuale Presidente, poi, si sono spesi più volte gli ambienti vicini al cattolicesimo e all’evangelismo radicale, probabilmente per via delle sue svariate ostentazioni in materia di credo religioso. Inoltre, diverse personalità legate al mondo dello sport, e in particolare del calcio, si sono apertamente schierate in suo favore. Su tutti, ricordiamo la stella del PSG, Neymar; gli ex Milan, Ronaldinho, Kakà e Cafù; e l’ex Inter e Juventus, Felipe Melo.

Di contro, Bolsonaro si è attirato nei suoi anni di mandato le antipatie di gran parte della comunità LGBT+ brasiliana, nonché di numerose minoranze etniche e sociali della popolazione. Presumibilmente, a causa delle continue prese di posizione, spesso declinate in veri e propri provvedimenti governativi, ai loro danni. Agli onori della cronaca internazionale, poi, ha destato scalpore la gestione della pandemia da Covid-19. La stragrande maggioranza degli esponenti politici mondiali e di molteplici personalità piuttosto influenti in ambito medico e sanitario ha aspramente criticato le scelte attuate da Bolsonaro durante il contagio, ritenendo scellerato il continuo svilimento della pericolosità dell’infezione e le conseguenti misure di contrasto. Tra i controversi ammiccamenti dell’attuale Presidente, ferocemente avversati da un’ampia fetta dell’opinione pubblica globale, troviamo infine le sue dichiarazioni in favore di provvedimenti quali la tortura e la pena di morte per i reati considerati più gravi.

Lula

Di tutt’altro retaggio, invece, sono la vita e l’esperienza politica dello sfidante Lula Da Silva. Nato da una famiglia d’estrazione particolarmente umile nel 1945 a Pernambuco, inizia appena ventenne la militanza sindacale. Ostile fin da giovanissimo al regime militare, le sue posizioni politiche gli creano non poche difficoltà sotto la dittatura. Nel sindacato ricopre diversi ruoli, fino a diventarne presidente. Nel 1980, in pieno regime, fonda il Partito dei Lavoratori, insieme ad un cospicuo numero di sindacalisti e intellettuali. Il partito assume fin da subito i connotati di un movimento politico dai tratti spiccatamente progressisti. Dopo una serie di candidature andate male, sia a livello locale che nazionale, nel 2002 vince le elezioni presidenziali, e il 1° gennaio 2003 entra in carica come Presidente. Resterà alla guida del Paese fino al 2010, quando sarà costretto ad abbandonare la presidenza per via dell’impossibilità, prevista dalla Costituzione Brasiliana, di candidarsi per un terzo mandato.

Nel 2016 viene coinvolto nell’Operazione Autolavaggio e accusato di aver ricevuto denaro da una società brasiliana di Rio de Janeiro. Un anno dopo, verrà condannato a nove anni e mezzo di prigione. Sul caso sono state montate infinte versioni, e il suo partito ha accusato Bolsonaro di aver ordito un golpe giudiziario nei confronti dell’ex Presidente. Ad ogni modo, le accuse sono cadute nel 2021 e Lula ha riacquisito tutti i suoi diritti politici, potendosi candidare alle elezioni in corso.

I punti salienti della sua linea politica sono, da sempre, incentrati su una serie di riforme sociali. Su tutti, ricordiamo Fame Zero e Bolsa Familia. Il primo, rivolto principalmente all’azzeramento della fame in Brasile, da attuare mediante una politica di sostegno economico alla popolazione. Il secondo, più settoriale, riguarda invece l’ambito familiare, sanitario e scolastico. E, sulla falsa riga del precedente, prevede un aiuto concreto da parte del governo. Le politiche economiche di Lula, nel corso del suo mandato, sono state più volte elogiate da tanti esponenti politici di tutto il mondo. Le sue idee, tuttavia, sono state moderate nel corso degli anni, e hanno virato verso una più cauta politica riformista in seno alle istituzioni parlamentari.

Il futuro del pianeta passa da qui

Le elezioni brasiliane, al netto del divario ideologico e contenutistico che separa i due sfidanti, interessano particolarmente anche l’Europa. Negli ultimi due anni, infatti, il mercato europeo ha esportato verso il Brasile un totale di 60 miliardi di euro in beni e servizi. L’Unione Europea, inoltre, è il mercato che investe di più al mondo nel Paese. A ciò, va aggiunto l’enorme impatto ambientale che la spietata deforestazione dell’Amazzonia sta producendo sull’intero pianeta, e che le politiche reazionarie dell’ultimo mandato presidenziale hanno contribuito ad aggravare. Sulla questione batte la strategia del Green Deal europeo, incentrato sulla riduzione delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030. Nel 2019, Bolsonaro ha approvato l’utilizzo di 1.300 nuovi pesticidi e diserbanti contenenti numerose sostanze nocive vietate dall’UE. Il programma di Lula, viceversa, si dimostra decisamente più sensibile alla questione ambientale e climatica poiché contiene diverse proposte innovative. Innanzitutto, grandi finanziamenti a fonti di energia pulite. Poi, piani di valorizzazione dell’agricoltura biologica e di protezione della foresta amazzonica.

I sondaggi, fino a questo momento, danno ultrafavorito il candidato socialista. Ma Bolsonaro ha già dimostrato, come accaduto nel primo turno, di possedere mezzi e risorse necessarie per smentire gli algoritmi. Non sono mancati, inoltre, duri provvedimenti da parte del Presidente a danno degli ambienti che maggiormente lo hanno avversato. In particolare, nei confronti degli studenti universitari, che più di una volta, in vista del primo turno di elezioni, hanno manifestato il proprio dissenso verso le politiche conservatrici del leader paulistano. La partita è apertissima, e non mancano sferzanti confronti da una parte all’altra. Proprio in questi giorni la polemica tra i due sfidanti ha interessato il dibattito riguardante la gestione pandemica di Bolsonaro. Lula ha accusato il leader liberale di gestione sconsiderata. L’attuale Presidente, d’altro canto, ha risposto che il suo sforzo e le sue scelte hanno permesso di salvare milioni di vite. Insomma, il faccia a faccia tra i due sembra entrato nella fase calda, e i media brasiliani lo hanno già definito un confronto storico.

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