martedì, 16 Aprile 2024

Diritti civili, la ong Prisoners Defenders: “A Cuba 1.026 prigionieri politici”. Riflettori sui 500 medici arruolati dalla Calabria

Per l'Ong Prisoners Defenders a Cuba si contano 1.026 prigionieri politici, tra cui 766 incarcerati e 232 condannati di coscienza. Persone che hanno perso la libertà per motivi di razza, genere, pensiero e manifestazione. Il report non trascura le "missioni schiaviste" condotte all'estero in cui sono impiegati professionisti dell'Avana, come il caso dei 497 medici cubani arruolati in Calabria.

Da non perdere

L’occidentale medio è abituato a guardare Cuba dietro le lenti di un bel paio di occhiali da sole griffati, mentre immagina di reggere un buon cuba libre in una mano e un sigaro nell’altra, seduto su una sdraio in bambù dinanzi a spiagge di sabbia bianchissima che si sfrangiano con la barriera corallina del Mar dei Caraibi e l’Oceano Atlantico. Ma l’isola più grande delle Antille non è solo l’eden per vacanzieri in cerca di relax e avventure, ha un volto oscuro che il mondo finisce in qualche modo per obliare, come tutte le cose più scomode e amare. Il 10 ottobre 2022 l’Ong spagnola Prisoners Defenders, impegnata dal 2018 nella difesa dei diritti umani, fonte ufficiale per Amnesty International e Human Rights Watch, ha stilato un dettagliato rapporto mensile e annuale sugli individui privati di ogni loro libertà attualmente a Cuba. Solo nel mese di settembre i cittadini arrestati per aver manifestato il loro dissenso al regime, per aver provato a ragionare in modo differente sono 36; oggi si contano su tutto il territorio 1.026 prigionieri politici per un totale di 1.261 negli ultimi 12 mesi, tra cui vi sono 766 incarcerati e 232 condannati di coscienza.

Doppio volto di Cuba: diritti civili “nuovi”, negati quelli fondamentali

Sembrerà anacronistico, ma in uno Stato in cui è passato il referendum per il nuovo Codice di Famiglia, che legalizza i matrimoni e le adozioni per le coppie omosessuali, aprendo le porte alla maternità surrogata, ci sono persone perseguitate per motivi di Coscienza, ovvero di razza, genere, identità, ideologia, pensiero, espressione, manifestazione, associazione e riunione. Basti pensare che almeno 117 donne cubane, tra cui molte transgender, stanno ancora affrontando processi e condanne per cause a tratti inspiegabili. Eppure quel 67% di sì alle urne ha emozionato l’Occidente, mostrando un volto di Cuba esemplare che ha fatto venire i lucciconi anche all’Italia, dove è stata ultimamente riproposta in Senato l’introduzione del reato universale di maternità surrogata, senza dimenticare il ddl Gasparri per la Capacità giuridica del feto, che ha attirato “le ire” in senso lato della Consulta di Bioetica. Tornando a Cuba, i numeri dei condannati di coscienza riportati dalla Prisoners Defenders hanno la funzione di sollevare dagli occhi dell’Europa il velo di romanticizzazione del “Che Guevarismo“, lasciando emergere quanto in realtà il popolo dell’Avana stia ancora lottando per i diritti umani fondamentali negati. Dati agghiaccianti se letti soprattutto alla luce dell’odissea dei 4 ragazzi cubani arrivati a Bolzano mesi fa, dopo una surreale fuga dalla loro patria, sfociata in cinque mesi di prigionia sotto le bombe nel Donbass, cuore della guerra in Ucraina.

Prigionieri sottoposti a processi sommari e torturati

Dalla relazione emerge come sull’isola storicamente rivoluzionaria la stragrande maggioranza dei prigionieri politici sia stata sottoposta a procedimenti sommari a porte chiuse, il più delle volte in assenza addirittura di un Pubblico Ministero e di un legale. “Le sentenze – si legge nel rapporto – vengono di solito emesse senza che i familiari siano a conoscenza del processo. L’appello deve essere presentato, nonostante non ci sia traccia della sentenza o delle argomentazioni della condanna, in un massimo di soli 3 giorni e di solito i parenti conoscono l’esito del processo dopo tale termine, quando tutto è definitivo. È un teatro macabro al di fuori di ogni legalità e logica giuridica internazionale“. Il documento sottolinea che tutti i detenuti fermati dalla Polizia cubana sono stati “torturati, come dimostra lo studio dettagliato di 101 casi segnalati al Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura e i rimproveri pubblici di quest’ultimo a seguito delle denunce della società civile”.

Incarcerati 150 adolescenti e 260 giovani

Purtroppo non c’è limite al peggio, perché gli arresti, i maltrattamenti, le sevizie riguarderebbero anche giovanissimi e bambini. Il Comitato sui Diritti dell’Infanzia ha confermato pochi mesi fa tramite un ulteriore report “che un gran numero di bimbi è stato detenuto e condannato a pene severe per aver esercitato la libertà di manifestazione e di associazione”. Tra quelle più di mille anime imprigionate vi sarebbero 29 ragazzi e 5 ragazze, 34 minori, di cui 24 stanno scontando una pena e 10 sono sottoposti a procedimento penale. Lo scorso 9 giugno il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo ha dichiarato che ogni anno 150 adolescenti al di sotto dei 16 anni vengono rinchiusi in centri penitenziari, mentre 260 giovani tra i 16 e i 17 anni si ritrovano a sbirciare il sole dietro le sbarre di carceri convenzionali.

Condanne “pre-crimine” per chi potrebbe commettere reati in futuro

Nel documento dell’Ong si legge inoltre come il sistema giudiziario cubano metta in atto una sorta di condanna “pre-crimine” arrestando schiere di innocenti solo perché considerati soggetti tendenzialmente inclini a delinquere. Insomma, si potrebbe dire scuola criminologica di lombrosiana memoria. “Riconosciamo anche più di 11mila altri civili, giovani, in grande maggioranza neri, non appartenenti a organizzazioni di opposizione che hanno subito condanne pre-crimine, cioè senza aver commesso o tentato alcun reato“. Il tutto sulla base del vecchio Codice Penale in vigore fino a oggi “che condanna chi potrebbe commettere reati in futuro a causa del loro comportamento in chiara contraddizione con le norme della morale socialista o incline alla rottura dell’ordine sociale e costituzionale”. Le pene per queste persone vanno da 1 a 4 anni di reclusione in assenza non solo di reato commesso o tentato, ma anche di indagini nei loro confronti. Ogni anno una media di 3.850 persone viene incarcerata per questi motivi. Secondo la relazione si tratta di sanzioni applicate fin dall’adolescenza nei confronti di “chiunque osi mostrare disaffezione per le politiche del Governo“. Purtroppo si tratta di una legge che non ha subito mutamenti ed è rimasta intatta anche nel nuovo Codice Penale cubano.

Rapporti internazionali: “Cuba è al fianco di Putin”

Stando alla relazione di Prisoners Defenders, l’isola risulta molto indebolita sul piano dei rapporti internazionali, in primis perché pare si rifiuti di condannare la guerra in corso tra Mosca e Kiev. “Cuba è al fianco di Putin e reprime violentemente i cubani sull’isola che manifestano a favore dell’Ucraina. Le relazioni internazionali di Cuba sono in stand-by – prosegue il documento -. Non si tratta di una supposizione: il suo destino è legato al genocidio sul suolo ucraino in termini geopolitici. Nel frattempo, né la Russia può sovvenzionare la sua nullità produttiva, né la Cina crede nella sua affidabilità come partner. Cuba sta vivendo un conto alla rovescia in cui il declino di Putin sta portando al collasso l’influenza cubana nel mondo diplomatico”. Ora, se le argomentazioni dell’Ong spagnola possono sembrarci azzardate, resta il fatto che i due Paesi sono legati storicamente da un forte sentimento anti-statunitense.

“Missioni schiaviste” all’estero

Un’altra delle ancore di potere di Cuba sono le entrate illegali“, campeggia a fine documento. “Cuba ha 4 principali fonti note di reddito illegale. In primo luogo, ci sono le missioni schiaviste, quelle orde di professionisti cubani, tra cui i marinai assunti in schiavitù per navi da crociera di lusso, brigate mediche, atleti, artisti, ingegneri o architetti, portati con la forza a lavorare all’estero per il 10-20% del salario pagato da altri Paesi e multinazionali, mentre i loro passaporti e titoli di studio vengono trattenuti per evitare che fuggano o disertino”. Prisoners Defenders spiega che chi dovesse abbandonare il posto di lavoro all’estero rischia “dai 3 agli 8 anni di reclusione per quella che ufficialmente e diplomaticamente viene chiamata diserzione dei lavoratori civili, secondo l’art. 176 dell’attuale Codice Penale cubano”. Dichiarazioni che ci riportano inevitabilmente alle polemiche dell’arruolamento dei medici cubani in Calabria.

Nel mirino i 497 medici cubani assunti in Calabria

Negli ultimi tempi ha fatto molto scalpore il caso della Sanità calabrese che, in mancanza di personale, ha accettato di impiegare 497 medici cubani, firmando accordi con l’Avana, tramite l’intercessione dell’associazione governativa Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos S.A. I patti sono questi: entro la fine del mese di ottobre approderanno negli ospedali regionali centinaia di medici provenienti dall’isola castrista che verranno retribuiti 4.700 euro al mese, una giusta somma se non fosse che 3.500 euro di salario andranno a rimpinzare le casse dello Stato cubano, trattenute dall’agenzia governativa CSMC S.A. che gestisce i contratti di assunzione. In questi giorni su tutto il territorio della Città metropolitana di Reggio Calabria sono attesi i primi 52 professionisti sanitari, assunti per sei mesi ulteriormente prorogabili: 16 verranno dislocati rispettivamente a Locri e Polistena, 10 a Gioia Tauro e Melito Porto Salvo. L’azienda sanitaria provinciale reggina si è attivata ufficialmente “per accertare l’esistenza di strutture qualificate a prestare un servizio alberghiero al personale medico proveniente da Cuba”.

Medici cubani in missione all’estero – fonte Twitter

La lettera degli europarlamentari contro la Regione

L’eurodeputata del Movimento 5Stelle Laura Ferrara e alcuni esponenti del Partito Popolare Europeo e di Ciudadanos hanno firmato una lettera sul caso, indirizzandola direttamente al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Nella missiva si lamenta che la maggior parte dello stipendio di questi medici, circa il 75%, verrà “trattenuto a beneficio di una società che esegue la volontà del Governo cubano, una situazione inedita nel contesto di un’assunzione di professionisti destinati a fornire i propri servizi in ambito medico”. Secondo gli europarlamentari l’arruolamento di questo esercito di camici bianchi ha tutta l’aria di “sfruttamento lavorativo“, già condannato dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 10 giugno 2021, in quanto le missioni mediche all’estero sarebbero “forme di schiavitù moderna“. Nel documento controfirmato emerge, inoltre, la forte preoccupazione dei Presidenti degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri calabresi “in merito alle garanzie di qualità nell’assistenza che dovrà essere fornita dagli operatori sanitari cubani”, con l’augurio che vengano messe in atto dal ministero della Salute “tutte le procedure di verifica e riconoscimento dei titoli conseguiti in Paesi stranieri in ambito sanitario, fondamentale per l’esercizio della professione in Italia, nonché la conoscenza adeguata della lingua italiana”. Perché la domanda sorge spontanea: come faranno i medici cubani a comunicare con i pazienti e i loro familiari, a comprendere il giovane o il pensionato calabrese pronto a raccontare i suoi sintomi, a spiegare anamnesi, diagnosi, confrontarsi con il resto dell’equipe indigena senza sapersi esprimere in italiano?

Occhiuto: “Nessuna violazione dei diritti umani”

La risposta del presidente Occhiuto non si è fatta attendere. “Non abbiamo nessuna fretta, meglio qualche giorno di ritardo ma una procedura fatta con il massimo della correttezza. Verifichiamo ogni passaggio non una ma 10 volte: siamo la prima Regione a fare questo tipo di operazione, non faremo passi falsi. L’accordo sottoscritto è stato studiato nei minimi dettagli e approfondito con l’ambasciata italiana a Cuba e con il ministero della Salute. Non ci sarà alcuna violazione dei diritti umani né alcuna forma di schiavitù – ha aggiunto il governatore regionale -. Questi professionisti saranno accolti, ospitati e integrati e potranno lavorare in massima libertà”. Tuttavia le perplessità restano troppe. Sarebbe interessante capire come mai il Governo cubano si arroghi il diritto di trattenere i 2 terzi dello stipendio dei cittadini impiegati all’estero, secondo quale criterio. Sarebbe altrettanto utile comprendere come mai la Regione Calabria non cerchi un modo per incentivare il rientro degli specializzandi nella propria terra che costerebbero anche meno in termini di spesa pubblica, come mai non bandisca concorsi a tempo indeterminato, come mai non controlli perché vi sono comuni in cui il personale ospedaliero già assunto è in sovrannumero rispetto ai posti letto e altri in cui non vi è nemmeno un infermiere. Interrogativi che se trovassero risposte adeguate riuscirebbero a ridar fiato al sistema sanitario letteralmente fatiscente di una Regione vittima da decenni di rattoppi sociali e politiche raffazzonate.

Ultime notizie