lunedì, 20 Marzo 2023

Da Cuba all’Italia per la libertà, in due trovano alloggio in un centro d’accoglienza: attesa per lo status di Rifugiati

Due dei quattro ragazzi fuggiti da Cuba un anno fa, torturati nelle prigioni del Donbass e arrivati in Italia il mese scorso, alloggeranno nel centro di accoglienza di Bolzano Dormizil. L'associazione ODV Democrazia e Libertà: "Stiamo cercando una sistemazione per gli altri". Si aspetta l'appuntamento in Questura e iniziare l'iter per chiedere lo status di Rifugiati.

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È stata finalmente trovata una struttura pronta a ospitare Luis Alberto e José Antonio, due dei quattro ragazzi cubani fuggiti dal loro Paese un anno fa e arrivati a Bolzano il mese scorso, dopo aver percorso un’infinità di chilometri ed essere stati rinchiusi per cinque lunghissimi mesi nelle prigioni ucraine, tra le torture e i bombardamenti del Donbass. Vi abbiamo raccontato il 27 settembre la loro incredibile odissea per la libertà, una storia struggente che turba e speriamo continui a smuovere le coscienze. Una volta giunti in Italia i ragazzi sono stati seguiti dall’Organizzazione di Volontariato Democrazia e Libertà e dall’Associazione Socio Culturale Amundo Latino, tra le comunità di cubani residenti in Italia più attive e impegnate nella lotta al regime.

“Siamo riusciti a trovare un alloggio fino al 15 aprile 2023 per due dei quattro ragazzi, Luis Alberto e José Antonio, in un dormitorio per senzatetto di Bolzano, il Dormizil“, ha spiegato Sadiel Gonzalez, giovane italo-cubano arrivato in Italia 15 anni fa, nonché presidente dell’associazione ODV Democrazia e Libertà. “Ora stiamo cercando una sistemazione per gli altri due – ha aggiunto -. Intanto aspettiamo che la Questura ci fissi un appuntamento per proseguire l’iter di regolarizzazione del loro status; Yosiel, Luis Miguel, Luis Alberto e Jose Antonio hanno per ora solo un foglio con cui possono girare tranquillamente nella provincia, in cui è dimostrato che sono richiedenti asilo politico seguiti dalla Caritas di Bolzano. Stiamo cercando di velocizzare i tempi burocratici con l’avvocatessa Chiara Bongiorno che segue il loro caso qui in Italia”.

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