sabato, 2 Luglio 2022

Commissione Giustizia della Camera adotta testo base del centrodestra: utero in affitto come reato universale

La Commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo base firmato da Fratelli d'Italia, prima firmataria Giorgia Meloni, e appoggiato dal centrodestra. Il ddl propone di perseguire "l'utero in affitto" come "reato universale", punendo anche chi "commette il fatto all'estero". Cosa ne pensano gli esperti?

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La Commissione Giustizia della Camera ha adottato il testo base firmato da Fratelli d’Italia, prima firmataria Giorgia Meloni, e appoggiato dal centrodestra. Il ddl propone di perseguire “l’utero in affitto” come “reato universale”, punendo anche chi “commette il fatto all’estero”. Cosa ne pensa?

Maurizio Mori:
Di solito quando un progetto di legge di questo tipo ha un ampio consenso è dato dagli umori del momento, ma poi bisogna vedere come si evolverà la cosa. A me pare che anche da un punto di vista tecnico questo “reato universale” sia difficilmente proponibile, quindi credo sia altrettanto difficile da approvare. Vietare la gravidanza per altri è fondamentalmente sbagliato, perché le donne sanno tutelarsi da sé; è chiaro che dobbiamo difenderle dallo sfruttamento, ma questo va fatto a partire dai lavori più umili, dai supermercati, dagli uffici, dal giornalismo, in università, ovunque… L’uguaglianza è un elemento di carattere sociale, non si capisce perché nella sfera della riproduzione umana ci debba essere questo alone particolare. Tornando al progetto di legge adottato, so benissimo che la stessa Giorgia Meloni durante il suo famoso discorso “Io sono Giorgia, sono Italiana…” attaccò molto la gravidanza per altri, ma la cosa paradossale è che non sia mai andata a contestare la contraccezione. Non dimentichiamo che negli anni ’60 si diceva che i metodi anticoncezionali andassero contro la dignità della donna, perché forme di automutilazione. A me pare che la gestazione per altri non debba essere interpretata in termini semplicistici, ma vada vista come un aiuto, un servizio fornito da una donna ad un’altra donna, o a un altro uomo, individuo; come una cooperazione per far nascere e vivere un nuovo nato. Si tratta assolutamente di un’opportunità. Basti pensare ai tempi del baliatico, una donna aiutava nell’allattamento una madre appena dopo la nascita del bambino. La balia veniva chiamata in italiano “mamma di latte” ed era pagata e aveva dei privilegi specifici, poteva mangiare con i padroni di casa, spesso nobili, in più era scelta secondo apposite caratteristiche morali e fisiche. Allora il baliatico era l’istituto di cooperazione alla nascita dopo il parto, noi oggi grazie alla fecondazione assistita abbiamo un’opportunità che introduce l’atto di cooperazione già prima. Colgo l’occasione per augurare un sincero fallimento totale alla proposta Meloni, in quanto immorale e contraria alla storia. Mi auguro che venga platealmente bocciata e che si giri una nuova pagina per fare in modo che la gravidanza per altri venga considerata nel nostro Paese, come in altri, elemento di dignità.

Alessio Musio:
Non voglio entrare nell’analisi giuridico-politica del ddl, visto che non è di mia competenza e che dal punto di vista giuridico la materia è complessa. Mi permetto però di osservare che nella legge 40 non c’è nessun vuoto e nessuna contraddizione: il punto è semplicemente che il divieto di maternità surrogata viene aggirato in qualche modo da chi si reca all’estero per usufruirne. Ed è in questo senso che mi sembra importante fare riferimento alla Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata, un documento internazionale promosso da diverse associazioni femministe, che è stato firmata a Parigi nel 2016, in cui compare il termine abolizione, che è ben diverso dal termine proibizione. Sappiamo bene che si proibisce qualcosa che si considera un reato, mentre si abolisce ciò che si considera inammissibile; pensiamo al fatto che il termine abolizione è di solito accostato a fenomeni come la schiavitù. Questo riferimento fa capire che non stiamo parlando di un confronto tra progressisti e conservatori, perché nessuno può voler situare un fenomeno come la schiavitù nel fronte del progresso sociale e civile. Dal punto di vista etico, comprendo dunque la logica posta da questo importante documento internazionale, nella misura in cui tutela la donna, i figli e impedisce che la generazione diventi una forma di produzione. La direzione in cui andare mi pare essere decisamente questa, in modo tale da tentare di preservare il meglio della nostra civiltà. Un’importante pensatrice politica del Novecento, Hannah Arendt, sosteneva che il nostro fallimento politico deriva dal fatto che abbiamo reso due esigenze, che dovrebbero stare insieme, due fronti politici contrapposti: i conservatori e i progressisti. Ecco, quello che dovremmo imparare è tenere insieme le due istanze…

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