venerdì, 1 Luglio 2022

Conte-Di Maio e i problemi di leadership: giochi di ruolo nel Movimento 5 Stelle

Il M5S è diviso. L'ala contiana non ha digerito gli attacchi sferrati da Di Maio al movimento. Per ora, il ministro degli Esteri non è stato espulso dal partito pentastellato. A parti invertite, tre l'ex premier e l'ex leader del movimento non sono mancati i problemi. La storia si sa, è destinata a ripetersi.

Da non perdere

Il Movimento 5 Stelle giorno dopo giorno continua ad evolversi in un vero e proprio partito, secondo la definizione figlia delle consuetudini che ci ritroviamo a vivere ormai da anni. Enrico Letta, segretario del PD, li vede come partner di quella coalizione definita genericamente “campo largo”. Ma i fautori del Vaffa-Day sono andati oltre. I pentastellati hanno deciso di fare ciò che nel centro-sinistra è ormai tratto distintivo: litigare.

Di Maio processato

Insomma, Di Maio è finito nel mirino del Consiglio nazionale del Movimento per aver criticato aspramente il “No” a nuove armi all’Ucraina. Tra i primi accusatori c’è il leader del M5S, Giuseppe Conte, che durante la riunione convocata d’urgenza per discutere dell’accaduto, si è detto rammaricato dalle parole usate dal titolare della Farnesina sulla sua stessa forza politica. L’ex premier avrebbe anche il ruolo di mediatore tra l’ala più conservativa del partito secondo cui il il ministro degli Esteri si sarebbe allontanato dalle origini e chi invece spinge per ricomporre la frattura.

La riunione notturna

Durante l’incontro notturno, durato 4 ore, è stata ribadita la linea sulla risoluzione che dovrà essere votata al Senato martedì, in concomitanza con le comunicazioni del premier Mario Draghi prima di partire per Bruxelles. Il Movimento continuerà nella mediazione con il resto della maggioranza sulla risoluzione unitaria, ribadendo la centralità del Parlamento, ma senza creare problemi. Dunque, nessun riferimento alle armi, ma ad una de-escalation militare e alla centralità del Parlamento.

Dettare una linea

La linea euroatlantica non è mai stata messa in discussione“, la bozza redatta da alcuni senatori pentastellati che chiedeva lo stop alle armi a Kiev, “non è mai stata condivisa“, ha sottolineato uno dei partecipanti al vertice. E proprio quel documento – una volta messo in circolazione – ha scatenato lo scontro. “Se ci disallineiamo dalla Nato mettiamo a repentaglio la sicurezza dell’Italia“, aveva commentato, durissimo, Di Maio. Parole che hanno generato le ire dell’ala contiana, in particolare del vicepresidente del Movimento, Riccardo Ricciardi, che lo aveva definito “un corpo estraneo” auspicando provvedimenti. Di qui l’ipotesi, rimbalzata da tutti i giornali, di un’espulsione del ministro degli Esteri. Ma l’inquilino della Farnesina non ha fatto alcun passo indietro.

La decisione del Consiglio Nazionale

Sulla vicenda si è espresso anche il Consiglio Nazionale. Almeno per ora non sembra esserci l’intenzione di una sua espulsione. Le “recenti dichiarazioni del ministro Luigi Di Maio” sulla linea di politica estera M5s sono “esternazioni che distorcono le chiare posizioni” assunte a maggio e “oggi integralmente ribadite, sempre all’unanimità“. Il Consiglio poi ha concluso: “Sono parole inveritiere e irrispettose della linea di politica estera assunta dal Movimento, che mai ha posto in discussione la collocazione del nostro Paese nell’ambito dell’Alleanza atlantica e dell’Unione europea. Dichiarazioni che sono suscettibili di gettare grave discredito sull’intera comunità politica del M5S, senza fondamento alcuno“.

Un duello che parte da lontano

Lo si era evinto già dall’elezione del Presidente della Repubblica, con Di Maio che sin dal primo giorno spingeva per riporre di nuovo fiducia a Sergio Mattarella, mentre Conte è parso in confusione in quella circostanza. Lo scontro quindi tra il ministro degli Esteri e l’ex premier va avanti da tempo e non fa prigionieri. A pensarci bene, durante il governo giallo-verde, Di Maio da ministro del Lavoro ha causato un bel po’ di problemi al premier Conte. Adesso, i ruoli si sono ribaltati con il ministro degli Esteri in veste istituzionale e con l’avvocato d’Italia che veste i panni del condottiero dei 5s.

Problemi di leadership

Luigi Di Maio dal canto suo ha acquisito una posizione solida a livello politico, in un momento delicato e continua ad allinearsi a Mario Draghi, quindi a NATO e Europa. Giuseppe Conte sembra aver perso lo smalto di quando guidò il Paese attraverso la pandemia e dal suo ruolo di “leader” all’interno del partito è parso sempre in affanno. Così confuso da mettere in discussione il capo della Farnesina e in questo momento storico non è stata propriamente una mossa saggia. Forse lavorare con il favore delle tenebre ha annebbiato il pensiero razionale di Conte o semplicemente cerca vendetta contro il poco stimato “amico di partito”.

In tutto ciò, il Partito Democratico cerca di mediare con l’unico partner credibile, in termini di numeri, per poter contrastare la coalizione di centrodestra. Infatti, Letta e i Dem sono consapevoli che per la risoluzione sulle armi e non solo, servirà un M5S unito.

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