sabato, 28 Maggio 2022

Il bianco del Presidente fa sbiadire i giallo-verdi

C'è stato un tempo in cui 5 Stelle e Lega infilzavano persino la prima carica dello Stato. Oggi si genuflettono dinanzi agli Statisti di ieri.

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Il bacio di governo, dopo i vaffa d’opposizione, fu accarezzato e salutato da gran parte della classe dirigente e della classe operaia come il sogno più eretico che erotico, realizzato dai futuri compagni, e poi adulteri e poi chissà, Di Maio e Salvini. Il balcone si prestava a celebrare il successo frutto dell’amore mai così proibito, da lasciare impallidire la povertà; mentre un ministro mostrava i suoi muscoli al sole di un porto siciliano. Nel contempo gli amorosi sensi pervadevano gli imprenditori balneari e dal sentimento originavano doni e condoni. L’Italia gialla delle stelle e verde del Salvini assumeva le sembianze del saluto stilnovista, ovvero della salvezza. Due giovin signori, alfine, dal letame avevano fatto nascere i fior. Sennonché i giovani, si sa, talvolta risultano un poco alticci; così, tra un cocktail e un tuffo dove l’acqua è più blu, assistevano all’inabissarsi dell’esecutivo del vaffa, senza l’ultimo bacio appassionato. Non era amore, ma amorazzo; non era governo, ma sgoverno.

La fine è la perfezione dell’inizio, secondo Francesco Merlo di Repubblica. Oggi il bacio acre dell’amante che ‘bisogna mettere in stato di accusa il Presidente’ e il bacione di ‘MATTARELLA non è il mio presidente’ sono la fine, ma senza la perfezione dell’inizio. Quell’inizio nel quale ci trovavamo “di fronte alla concreta possibilità che una personalità autorevole e stimata da tutti, un servitore dello Stato come Sergio Mattarella, diventi il presidente della Repubblica con un voto ampio”, proprio come il 29 gennaio del 2022. Il candore del Capo dello Stato, promosso da uno Statista nel 2015, rappresenta l’esperienza e la fatica del primo della classe a onta dei capiclasse alla lavagna a segnare coi gessetti i cattivi – salvo poi usare il cassino per cancellare e magari per cancellarsi.

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