giovedì, 19 Maggio 2022

Tutta colpa del covid, la nuova scusa dei ragazzi per il “diritto al non studio”

In gran parte del Mondo la "povertà educativa" si sta espandendo a macchia d'olio: i giovani, da sempre considerati il futuro dell'umanità, dovrebbero accantonare l'idea del Covid come pretesto al "non studio" e ritornare sui banchi di scuola, sicuri e forti che la culturà sarà un'arma contro ogni forma di emergenza.

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“La povertà educativa è una povertà che nessuno vede, nessuno denuncia, ma che agisce sulla capacità di ciascun ragazzo di scoprirsi e coltivare le proprie inclinazioni ed il proprio talento. Le conseguenze sono nell’apprendimento dei ragazzi e nel rischio quindi di entrare nel circolo vizioso della povertà” – cosi Save the Children fotografa la situazione mondiale in merito ai ragazzi e alla loro educazione scolastica e culturale. In Italia, così come in gran parte del Mondo, la “povertà educativa” si sta espandendo a macchia d’olio e come in tutte le cose, per far sì che anche questa abbia una battuta d’arresto, c’è bisogno di trovarne la causa per combatterla. La prima cosa che chiunque farebbe, in questo periodo, sarebbe scaricare la maggior parte delle colpe sul Covid19, ma la verità – che forse qualcuno negherebbe, sbagliando – è che la povertà culturale è sempre esistita e sempre esisterà, bisognerebbe solo rallentarne l’andamento senza, invece, peggiorarlo. È vero, da quasi due anni gli abbracci, gli incontri e i rapporti interpersonali hanno lasciato il posto a distanze, quarantene ed isolamento, ma tutto questo non deve e non dovrà mai essere, per i giovani, il pretesto per il diritto al non studio. Questi sono gli stessi che, fino a qualche hanno fa, hanno portato avanti con scioperi, manifestazioni, occupazioni, slogan e parole il loro più grande obiettivo: il diritto allo studio e a tutto quello che esso ne comporta. L’obiettivo non deve cambiare, non bisogna smettere di crederci e non bisogna fare in modo che il fenomeno della povertà educativa si vada ad aggiungere alla già nota devianza giovanile. La pandemia non deve giustificare la disaffezione degli studenti allo studio e ai loro insuccessi.

Per forza di cose, i giovani si sono dovuti adattare ad una nuova realtà, ma “quando la volpe non arriva all’uva” non sempre deve dire che è acerba. Per questo motivo le parole di Mario Draghi pronunciate qualche giorno fa in merito alla riaperture delle scuole, non avrebbero dovuto fare così “scalpore” come invece è accaduto e non solo tra i più piccola, ma anche e soprattutto tra i genitori. Non ho chiuso le scuole, perché se i ragazzi vanno in pizzeria la sera o a fare sport nel pomeriggio, possono andare a scuola il giorno dopo” – la scuola è importante, così come lo sono lo sport e la pizza con gli amici. Nessuna di questa deve escludere l’altra, anzi dovrebbero essere del tutto complementari. Al ragazzo non viene negato il suo diritto alla vita, così come non deve essere messo in discussione il suo diritto allo studio, alla scuola e all’apprendimento. Se si ha paura del contagio nelle scuole, si deve temere anche quello nei locali, nei bar, nelle pizzerie e durante le attività sportive. Ora sicuramente conviene giustificare la propria inerzia con la paura di tornare sui banchi; oppure, più semplicemente, si è persa l’abitudine di alzarsi alle 7, lavarsi, vestirsi e prendere i mezzi per arrivare a scuola e quindi fare lezione in pigiama dietro allo schermo di un computer è parecchio più comodo. Se poi al seguito si hanno genitori che la pensano allo stesso modo, forse non se ne uscirà più. Basti pensare infatti alle ultime polemiche riguardo il ritorno a scuola: un’Italia divisa in due anche stavolta. Nonostante il tempo passato di fronte agli schermi di tablet e pc durante la Dad voluta fino a poco tempo fa – che ha comunque garantito lezioni, istruzione, insegnanti e studio – i ragazzi non hanno sfruttato al meglio quest’ occasione. Ad oggi risultano essere impreparati, senza le giuste competenze e “diseducati” nel mondo digitale, ma soprattutto in quello umano e scolastico. Una diretta conseguenza infatti è stato il “learning loss” – ossia la perdita in termini educativi, subita dai minori a causa della chiusura delle scuole: circa un miliardo e mezzo tra bambini ed adolescenti, in più di 190 paesi al Mondo, ha subito un’interruzione educativa, mandando in fumo l’impegno e gli obiettivi degli ultimi decenni.

“I giovani sono il miglior investimento per il futuro”: lo sono e lo saranno se riusciranno a trarre il lato positivo da ogni situazioni, anche da quelle più difficili come la pandemia che tutt’ora stiamo attraversando. Nonostante il poco sostegno dello Stato; disagi economici che hanno accentuato la diversità; il dispiacere per la mancanza dei rapporti personali; i giovani hanno sempre dimostrato di poter e saper migliorare le cose, basti pensare alle evoluzioni apportare nell’ambito scolastico e dell’istruzione negli ultimi anni. Per questi motivi dovrebbero tornare tutti ed in maniera serena tra i banchi di scuola, riaprire i libri, appassionandosi di nuovo ad ogni sua storia.

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