martedì, 18 Maggio 2021

Covid, lo sfogo dei medici al limite della sopportazione: “Isernia come Kabul”

In una lunga nota il medico racconta giornate di lavoro che definisce di "normale follia", chiedendosi con quale personale dovrebbero essere seguiti eventuali pazienti.

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La pandemia sta evidenziando i tagli alla Sanità che si sono susseguiti nel corso degli anni, con conseguente sottostima della necessità di personale medico.
Dal presidio di emergenza dell’ospedale di Isernia, il dottore Lucio Pastore, alza la voce chiedendo un aiuto concreto per chi combatte in prima linea.
Il medico denuncia in una lunga nota, giornate di lavoro definite come “Normale follia”, parodiando il pronto soccorso di Isernia a quello di Kabul.

“Stiamo lavorando al limite della sopportazione, ed in condizioni oggettivamente pericolose per il personale e per l’utenza.
Da quando la direzione aziendale ha dato disposizione che per ricoverare un paziente c’è la necessità di un doppio tampone molecolare, si è ulteriormente aggravato l’intasamento che si ritrova nei nostri locali.
Non essendo stata ampliata la zona grigia, stazionano nella parte stretta di un imbuto, che non ha sfogo, pazienti di ogni tipo nel nostro Pronto Soccorso.
Abbiamo anemici che necessitano di trasfusioni, pazienti con aritmie cardiache da trattare anche per giorni, pazienti ortopedici con fratture buttati su lettighe, scompensi cardiaci, pazienti con scompensi metabolici importanti, pazienti con quadri di ischemie od emorragie cerebrali”.
Riguardo i moduli di terapia intensiva di cui dispone l’ospedale, Pastore ha sollevato diverse perplessità: “Non si sa con quale personale dovrebbero essere seguiti eventuali pazienti. Tra l’altro dobbiamo tener aperto anche il Pronto Soccorso di Agnone, più volte abbiamo segnalato alla direzione questi disagi senza avere risposte”.

 

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