mercoledì, 25 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, Mosca sospende l’attacco per evacuare i civili. Alle 15 i colloqui. Continua la conta dei morti

Slittati di due ore i colloqui tra le parti. Si confida nel cessate il fuoco. A Putin comincia a mancare il terreno sotto i piedi, soprattutto in patria. Dall'Italia tiepide prese di posizione.

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È di 227 morti e 525 feriti il catastrofico bilancio dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani in merito alla prima settimana di bombardamenti sull’Ucraina. Altrettanto complessa è la conta dei profughi: ammonta ad un milione, secondo l’Onu, il numero di persone che ha abbandonato la nazione dall’esplosione del conflitto. Nella notte, anche la città di Kherson è finita nelle mani dei russi. L’ennesima dall’inizio dell’attacco. Particolarmente strategica, tale conquista, poiché la città, oltre ad essere la più grande tra quelle occupate fino a questo momento, rappresenta un cruciale snodo sul mar Nero che consentirebbe all’esercito russo di avanzare pericolosamente verso la vicina Odessa. In tarda mattinata, però, Mosca ha sospeso gli attacchi per consentire ai civili di abbandonare l’Ucraina attraverso dei corridoi umanitari.

La ripresa dei negoziati

Inizialmente prevista per le ore 13, la ripresa dei negoziati tra Mosca e Kiev è slittata di due ore, alle 15 italiane. La località designata per l’incontro dovrebbe essere la città di Brest, sul confine bielorusso con la Polonia. Sul tavolo delle trattative c’è, in primis, il cessate il fuoco. Agognato soprattutto dal governo ucraino, ma tendenzialmente favorevole anche alla fazione russa. Sul piatto della bilancia, il Cremlino continua a porre la riconquista della Crimea, la smilitarizzazione dei battaglioni paramilitari ucraini e lo stop all’espansionismo Nato. D’altro canto, Zelensky ribadisce con forza la ferma intenzione di mantenere intatta l’attuale composizione territoriale e non cede alle pressioni russe. Il presidente ucraino batte, in particolare, sull’accorpamento della sua nazione all’Unione Europea, e avverte Putin che non retrocederà dalle sue posizioni.

Le apprensioni di Putin

Putin, dal canto suo, comincia a perdere terreno sotto i piedi. Specialmente in patria. Dopo il voltafaccia di alcuni esponenti dell’intellighenzia russa, che avrebbero, a detta del collettivo di hacktivismo decentralizzato Anonymous, avvertito il presidente ucraino Zelensky dell’imminente tentativo di messa fuori gioco da parte di alcuni mercenari ceceni al soldo del Cremlino, è arrivata la taglia da un milione di dollari piazzata sulla sua testa dall’oligarca russo Alex Konanykhin, indispettito dall’atteggiamento dispotico del presidente, che definisce “un criminale di guerra sulla base del diritto russo e internazionale”. A ciò, si aggiunge la caduta libera del rublo, che scivola vertiginosamente nei mercati valutari internazionali. Anche il marchio Wolkswagen, intanto, ha bloccato le produzioni in Russia.

Le dichiarazioni di Lavrov

In assenza di risposte ufficiali da parte del presidente russo, a farla da padroni sulle poche emittenti non ancora sottoposte a censura, ma accuratamente pilotate, sono i suoi ministri. In mattinata sono arrivate puntuali le parole del responsabile degli Affari Esteri Sergej Lavrov, assurto ormai a portavoce principale delle esternazioni russe: “Siamo pronti al dialogo – ha detto. – Sappiamo, però, che l’occidente sta prendendo in considerazione la guerra nucleare, e questo non possiamo accettarlo. Diversi informatori ci hanno comunicato che gli Stati Uniti temono di perdere i propri laboratori chimici e biologici in Ucraina, e per questo intendono intervenire. L’esercito russo ha l’ordine preciso di utilizzare armi ad alta precisione, per colpire esclusivamente gli obiettivi militari. Ad ogni modo, non permetteremo la violazione dei nostri interessi. Tuttavia, siamo ancora aperti ad una trattativa con la Nato, pur continuando le nostre operazioni militari in Ucraina. Non possiamo permettere che mantengano le infrastrutture che minacciano la sicurezza russa”.

Le reazioni dall’Italia

Dall’Italia, intanto, continuano ad arrivare tiepide prese di posizione. E, a fronte dell’ampia fascia politica e civile che manifesta pubblicamente, in Parlamento e nelle piazze, per il disarmo, Matteo Salvini si dice pronto a recarsi personalmente in Ucraina per sensibilizzare alla pace, con l’appoggio della Caritas e della Comunità di Sant’Egidio. Prontamente smentito da entrambe le associazioni. La ministra Lamorgese, nel frattempo, intervenuta nel Consiglio per gli Affari Interni di Bruxelles, dichiara l’Italia pronta ad accogliere i profughi provenienti dall’Ucraina. “Siamo abituati a situazioni d’emergenza – dice. – Ci mobiliteremo tramite la rete delle prefetture, il mondo dell’associazionismo e i comuni”.

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