sabato, 28 Maggio 2022

Ucraina, gli Usa: “Ritiro delle truppe russe è un bluff”. Il Donbass accusa Kiev di attacchi col mortaio

Secondo gli Stati Uniti la Russia non ha ritirato le sue truppe, anzi ne aggiunte altre al confine. Intanto Putin continua a dirsi pronto al dialogo. Nuova base russa allestita in Siria.

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Il ritiro delle truppe dal confine con l’Ucraina sarebbe un bluff da parte della Russia. Ne è certo un alto funzionario statunitense che ha parlato di altri 7mila soldati aggiunti. Lo stato di allerta da parte del blocco occidentale resta e Kamala Harris, vicepresidente americana, incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

L’incontro tra Joe Biden e Olaf Scholz

Intanto, il presidente americano Joe Biden e il cancelliere tedesco Olaf Scholz sollecitano Mosca ad attuare misure concrete per distendere le tensioni, dato che al momento non si è registrato alcun ritiro effettivo. “La Russia deve compiere passi concreti verso la de-escalation”, questo il pensiero dei due leader, secondo una dichiarazione pubblicata dalla cancelleria tedesca a seguito di un meeting telefonico. Nella telefonata, Joe Biden e Olaf Scholz “hanno discusso le loro rispettive conversazioni con il presidente russo Putin e ucraino Zelensky sul continuo rafforzamento militare russo ai confini dell’Ucraina”. A renderlo noto è l’ufficio stampa della Casa Bianca che evidenzia l’impegno da parte del blocco occidentale verso “la sovranità e integrità territoriale ucraine e hanno sottolineato l’importanza di un coordinamento transatlantico continuo sulla diplomazia e le misure di deterrenza e il rinforzo del fianco orientale della Nato se la Russia invade l’Ucraina”.

Una guerra psicologica e una lenta de-escalation

Secondo la NATO, non c’è stato alcun ritiro dell’esercito russo dal confine con l’Ucraina. Anzi pare proprio che ci siano migliaia di unità militari in più. L’Alleanza transatlantica pensa ad rafforzamento “di lungo termine” del fianco est, mentre l’Italia, rappresentata dal ministro Lorenzo Guerini, si è detta “pronta a fare la sua parte” sull’invio di truppe per la deterrenza. Vladimir Putin vuole davvero confrontarsi su un piano diplomatico, ma bisogna dimostrarlo, come ha suggerito la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. Di tutta risposta, Volodymyr Zelensky è pronto a difendere il suo Paese e non teme l’esercito russo. Per il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, le “minacce militari” della Russia sono solo un tentativo per imporre “una nuova normalità” nell’est.

Il ritiro dell’esercito dalla Crimea, l’inizio di un’esercitazione in Siria

Eppure non si può dire che il Cremlino non abbia ritirato le proprie truppe. Le immagini sono chiare: i mezzi russi hanno lasciato la Crimea attraverso il ponte costruito dai fratelli Rotenberg, oligarchi saliti alla ribalta e nelle grazie di Putin. “Vorrei chiedere alle fonti di disinformazione statunitensi e britanniche di pubblicare il programma delle nostre imminenti invasioni per l’anno: mi piacerebbe pianificare le mie vacanze”, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri, provoca dopo che l’attacco previsto da Washington non si è infatti materializzato. Ma Mosca continua a muovere tank e si posiziona anche sul Mar Mediterraneo. Nella base siriana di Khmeimim sono stati infatti posizionati bombardieri a lungo raggio a capacità nucleare e jet da combattimento armati di missili ipersonici.

Il Donbass segnala alcuni attacchi subiti, Kiev smentisce

La tensione sale anche nella regione del Donbass, dove i separatisti filo-russi accusano il governo centrale di Kiev per alcuni attacchi subiti a colpi di mortai, lanciagranate e mitragliatrici, alle prime luci dell’alba. L’esercito ucraino ha subito smentito di aver lanciato colpi di mortaio contro le postazioni separatiste. Di tutta risposta ha accusato i ribelli usare i tank contro le postazioni di Kiev. Un militare ucraino all’agenzia Reuters ha rivelato: “Nonostante il fatto che le nostre posizioni siano state colpite con armi proibite, inclusa l’artiglieria da 122 mm, le truppe ucraine non hanno risposto aprendo il fuoco”. Episodi simili si sono già verificati negli ultimi otto anni, ma lo scontro di questa mattina arriva in un clima rigido e deteriorato dalle tensioni delle ultime settimane.

Lo stallo delle trattative

Bluff o meno, Putin ha per il momento declinato la richiesta della Duma di riconoscere le repubbliche separatiste filo-russe di Donetsk e Lugansk. Un passo avanti da parte del presidente russo verso l’Occidente e la prova di rispettare il trattato di Minsk. L’agenda degli alleati è piena di impegni nei prossimi giorni, ad esempio il ministro degli esteri Luigi Di Maio è a Mosca per incontrare il suo omologo Serghei Lavrov dopo la tappa di martedì a Kiev. “Ciò che voglio dirti anche rispetto alle tensioni al confine orientale dell’Ucraina, tra Ucraina e Russia è che l’Italia è sempre stata impegnata in prima fila per una soluzione diplomatica e si può contare sull’Italia per raggiungere una soluzione diplomatica”, queste le parole del nostro ministro degli esteri durante l’incontro con Lavrov. Se l’Ucraina dovesse entrare nella zona NATO, la Russia non starà a guardare.

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