martedì, 21 Settembre 2021

Recovery plan, Draghi vs Conte II: come cambiano “le poste in gioco” del Pnnr

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo Draghi a confronto con quello del suo predecessore

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Il sindaco di Napoli de Magistris alza la voce e lo fa puntando dritto al nocciolo della questione. “Basta misteri – dice – fondi per quali progetti?” Sì, perché se è vero che se n’è parlato per mesi, è pur vero che non tutti ci hanno capito qualcosa. Gli attenti osservatori politici, poi, non possono dimenticar che proprio su questo fronte si è giocata la partita che ha portato alla dipartita prematura dell’esecutivo giallo-rosso guidato da Giuseppe Conte. Proprio per questo, alla domanda legittima di de Magistris noi aggiungiamo: il “Recovery plan” del governo Draghi è uguale a quello dell’esecutivo Conte II? Vediamo.

In pandemia da marzo 2020, il governo Conte bis aveva impegnato per la Sanità nove miliardi; il governo Draghi, invece, 15,6. L’Istruzione ha rappresentato una ferita per l’Esecutivo precedente – soprattutto se ricordiamo le risorse per acquistare i banchi a rotelle. Oltre al danno la beffa. Ecco la differenza tra l’attuale Governo e lo scorso: 19,2 miliardi, contro i 31,8 attuali.

In queste settimane si sta discutendo su occupazione femminile e mancanza d’integrazione. Pensiamo al Disegno di Legge Zan contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità e abilismo (la discriminazione contro le persone disabili). Ebbene, il governo Conte II destinava 17 miliardi all’inclusione, due in meno rispetto a quelli dell’esecutivo Draghi.

Facciamo un passo indietro. Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha dato il suo assenso al nuovo inquilino di Palazzo Chigi, ricevendo in cambio l’istituzione del Ministero della Transizione Ecologica. Questo, paradossalmente, costituisce un punto debole del nuovo Piano: 57 miliardi, contro i 74,3 del precedente Governo.

Infine, le voci inerenti a digitalizzazione e infrastrutture: rispettivamente 48,7 (Conte bis), al cospetto degli attuali 42,5; 27,7 prima e 25,3 ora.

Il “Recovery plan” del nuovo Esecutivo si dispiega su disuguaglianza di genere, inclusione giovanile, divari territoriali. Pertanto sostegni a: imprenditorialità femminile e investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES); rafforzamento dei servizi sociali e sviluppo dei Centri per l’Impiego; 40% dei fondi complessivi per il Sud.

La “Certificazione di genere delle imprese” premierà le aziende con pari opportunità per uomini e donne. Il sistema sarà coordinato da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Pari Opportunità

Per l’occupazione femminile si punta alla creazione del “Fondo Impresa Donna” con più risorse alle nuove aziende e alle Piccole e Medie Imprese (PMI) con al timone le donne. Inoltre si prevedono misure per conciliare vita e lavoro e supporto tecnico-gestionale.

Il governo Draghi prevede uno slancio anche per l’occupazione: più 3,2%.

Il “Piano Nazionale Nuove Competenze”, si basa su formazione per disoccupati e lavoratori, attraverso azioni comuni tra pubblico e privato. Mentre i percettori di Reddito di Cittadinanza (RdC), Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) e Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) dovranno seguire percorsi personalizzati per l’accompagnamento al lavoro, tramite accordi tra Stato e Regioni.

Per l’occupazione giovanile sarà rafforzato il sistema scuola-lavoro, tramite apprendistato e formazione. Inoltre le aziende beneficeranno di incentivi sulle nuove assunzioni.

Nuove strutture residenziali pubbliche e ripristino di aree e immobili abbandonati serviranno al potenziamento della rete sociale. Le nuove case dovranno disporre degli strumenti per la massima autonomia delle categorie più fragili, compresi quelli adatti al lavoro agile. Di più: attraverso la creazione di abitazioni in comune, il PNRR vuole dare dignità ai lavoratori vittime del caporalato.

I denari per il Sud dovranno essere investiti per aumentare asili nido assistenza gli anziani e trasporto pubblico locale. Ma alcuni amministratori come il sindaco di Napoli de Magistris vorrebbero alcuni progetti più concreti, mentre l’ex presidente della Basilicata si sofferma sulla collaborazione che dovrà esserci tra Stato ed Enti Locali per non sprecare un’altra occasione di rilancio del Mezzogiorno.

Le Zone Economiche Speciali, come si legge sul sito dell’Agenzia per la Coesione territoriale, sono aree all’interno delle quali le imprese già operative o di nuovo insediamento possono beneficiare di agevolazioni fiscali e di semplificazioni amministrative. L’introduzione delle ZES risale all’estate del 2017, con Gentiloni e il PD renziano a Palazzo Chigi.

Un altro punto di forza del Piano attuale ricade sul Prodotto Interno Lordo (PIL). Fino al 2026, infatti, secondo le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, salirà di circa 16 punti percentuali. Il Sud ne beneficerà all’ingrosso per il 24%.

Le risorse arriveranno dall’Europa a partire da giugno. L’Italia potrà contare su 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 di prestiti.

E ora veniamo al metodo che ha portato alla stesura del “Recovery plan” seguito dall’esecutivo Draghi. Il sistema del neo-inquilino di Palazzo Chigi non prevede altre stanze di bottoni, come nel caso del suo predecessore. Ci penserà il Ministero dell’Economia e delle Finanze a condurre l’impresa.

 

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