mercoledì, 17 Luglio 2024

Cisgiordania, i numeri dell’odio tra Israele e Palestina. Nazioni Unite: “Situazione quasi fuori controllo”

Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, l'escalation di violenze e vendette nella Cisgiordania occupata rischia di sfuggire al controllo degli organi internazionali e regionali. Nell'ultima settimana c'è stata una rapida serie di vendette che ha insanguinato la regione.

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Il capo delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che la violenza di questa settimana nella Cisgiordania occupata rischia di sfuggire al controllo, alimentata da una stridente retorica politica e da un’escalation nell’uso di armi militari avanzate da parte di Israele. Come riportato sul sito ufficiale delle Nazioni Unite, l’Alto Commissario ha affermato che “Il deteriorarsi degli scontri sta avendo un impatto terribile sia sui palestinesi che sugli israeliani“. Türk ha poi sottolineato l’esigenza di una fine immediata delle violenze. Lunedì, 19 giugno, le forze di difesa israeliane hanno condotto un’operazione all’interno del campo profughi di Jenin; durante l’azione hanno perso la vita 7 palestinesi, tra cui due giovanissimi, e sono rimaste ferite altre 91 persone, oltre a diversi soldati dello Stato ebraico. Una rapida serie di vendette da parte di entrambe le parti ha insanguinato la Cisgiordania nei giorni scorsi.

Türk ha ricordato alle autorità israeliane i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale rispetto all’uso della forza letale. “Le forze di sicurezza israeliane hanno condotto una serie di attacchi aerei sul campo profughi di Jenin nella Cisgiordania occupata, in una maggiore intensificazione dell’uso di armi più generalmente associato alla conduzione di ostilità armate piuttosto che a un’operazione di applicazione della legge“, si legge nel comunicato delle Nazioni Unite. Mercoledì sera, 21 giugno, ci sono state ulteriori segnalazioni di un attacco di droni militari israeliani vicino a Jenin, che ha ucciso 3 uomini palestinesi presumibilmente membri di un gruppo militante.

La legge internazionale

La legge internazionale sui diritti umani richiede alle autorità israeliane di garantire che tutte le operazioni militari siano pianificate e attuate per ridurre al minimo l’uso della forza letale. Inoltre, ogni morte causata in tale contesto sarebbe da analizzare attraverso un’indagine efficace; nel caso in cui dovessero essere portate alla luce prove sufficienti riguardo violazioni del diritto nazionale o internazionale, i sospetti responsabili devono essere tenuti a rispondere.

Israele deve ripristinare urgentemente le sue politiche e azioni nella Cisgiordania occupata in linea con gli standard internazionali sui diritti umani, compresa la protezione e il rispetto del diritto alla vita“, ha affermato l’Alto Commissario. In quanto potenza occupante, Israele ha anche l’obbligo, ai sensi del diritto umanitario internazionale, di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza all’interno del Territorio palestinese occupato.

Una serie di vendette

I gruppi militanti palestinesi non sono rimasti a guardare; in seguito al raid israeliano di Jenin, 4 coloni sono stati uccisi martedì durante un attentato in una stazione di servizio vicino a Eli, nella Cisgiordania occupata. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite si è dichiarato sconvolto dal fatto che alcuni palestinesi avrebbero celebrato la morte degli israeliani. Successivamente circa 200 coloni sono penetrati nel villaggio di Turmus Aiya e hanno dato alle fiamme oltre 60 veicoli e 30 abitazioni appartenenti a residenti palestinesi. Dai rapporti è emerso che una persona sarebbe stata raggiunta da un proiettile sparato con arma da fuoco, e avrebbe perso la vita.

Numeri emblematici di odio e violenza

Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso almeno 126 palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est, soltanto nel 2023 (i media locali parlano invece di una cifra vicina ai 180). Tra le vittime più giovani, 21 ragazzi e una ragazza. Nell’intero 2022, sarebbero 155 i palestinesi caduti sotto i raid dello Stato ebraico in Cisgiordania e Gerusalemme est, facendo registrare il numero più alto negli ultimi 17 anni. Al 2016, invece, risale il picco dei morti israeliani. Mantenere l’ordine e garantire sicurezza nei territori occupati non è certamente facile per lo Stato ebraico, data l’intensa attività terroristica di gruppi come Hamas e affini. Proprio Hamas, nei giorni scorsi ha esortato il popolo palestinese alla resistenza contro lo Stato ebraico ed ha avvertito che qualunque attacco non rimarrà senza risposta.

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