giovedì, 22 Febbraio 2024

Israele, Netanyahu e Biden quasi amici: Washington rimprovera, Tel Aviv esegue

Nelle ultime ventiquattr'ore Benjamin Netanyahu, Primo ministro di Tel Aviv, e Joe Biden, attuale presidente alla Casa Bianca, non sono mai stati così lontani, e poi, così vicini. Il presidente americano ha anche dichiarato di non avere intenzione di segnare sulla sua agenda un incontro con il leader ebraico. Poi la pace.

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Israele sta prendendo derive dittatoriali, lo Stato ebraico è in pericolo, alza la voce con Washington e sta affrontando una crisi senza precedenti; anzi no, è un grande alleato degli Stati Uniti, c’è stato solamente un piccolo fraintendimento tra due amici che si conoscono da più di 40 anni e si stringeranno la mano sempre. Nelle ultime ventiquattr’ore Benjamin Netanyahu, Primo ministro di Tel Aviv, e Joe Biden, attuale presidente alla Casa Bianca, non sono mai stati così lontani, e poi, così vicini. Il presidente americano ha anche dichiarato di non avere intenzione di segnare sulla sua agenda un incontro con il leader ebraico. Poi la pace. A creare tensioni tra lo Stato ebraico ed il loro più fermo alleato è stato il progetto di riforma della giustizia che la coalizione di Governo israeliano stava portando avanti prima che un’ondata di proteste di massa paralizzasse il Paese. Le osservazioni del portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, che ha elogiato il passo indietro di Netanyahu, sembrano arrivare come una carezza al cane quando smette di abbaiare. Quello tra Washignton e Tel Aviv, più che un rapporto di amicizia, sembra un rapporto di subordinazione convenzionale.

Le accuse

Durante la giornata di martedì, 28 marzo, il presidente americano Joe Biden ad un passo dalla scaletta che l’avrebbe portato a bordo dell’Air Force One, ha risposto ad una domanda dei giornalisti riguardo la riforma della giustizia voluta dal Governo israeliano. Il capo dei Democratici ha risposto che sperava in un allontanamento di Netanyahu dalla riforma ed ha espresso profonda preoccupazione per la strada anti-democratica che Tel Aviv starebbe percorrendo. “Spero che il Primo ministro agisca” è stato il chiaro messaggio di Biden al leader del Likud. Da parte sua il Primo ministro israeliano ha in un primo momento risposto al fuoco della Casa Bianca con un chiaro avviso: “Israele è un paese sovrano che prende le sue decisioni per volontà del suo popolo e non sulla base di pressioni dall’estero, compresi i migliori amici”  Nel momento di maggiore tensione mai vissuta tra Washington e Tel Aviv, il capo della Knesset fa però un passo indietro ed apre al dialogo con le opposizioni. Nella giornata di ieri, a Gerusalemme ci sono state le prime trattative tra Governo e tutte le altre forze, tranne il Partito Labor che ha disertato la riunione ma invierà delegati a presenziare in questi giorni. Ha presieduto il presidente Werner Herzog.

Gli elogi

Martedì ci ha pensato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, a raffreddare il clima di tensione tra i due storici alleati: “C’è molto da apprezzare a riguardo. Ha parlato della ricerca di un compromesso. Ha parlato di lavorare per costruire il consenso rispetto a queste potenziali riforme giudiziarie. Ha parlato di quanto sia incrollabile il rapporto tra Stati Uniti e Israele. E ha parlato del suo grande rispetto per il presidente Biden – questo è un rispetto che condivide anche il presidente Biden” ha dichiarato in conferenza stampa riguardo il dietro front di Netanyahu, arrivato dopo il primo rimprovero di Washington. Durante la giornata di ieri, 29 marzo, il Primo ministro di Tel Aviv è intervenuto al Summit sulla Democrazia del Dipartimento di Stato, rimarcando che l’alleanza tra Israele e Stati Uniti è incrollabile che i due leader si conoscono da 40 anni. Il leader del Likud ha inoltre sottolineato il profondo rispetto che prova nei confronti di Biden. “Israele e Stati Uniti hanno avuto le loro divergenze occasionali, ma voglio assicurarvi che l’alleanza tra la più grande democrazia del mondo e una democrazia forte, orgogliosa e indipendente, Israele, nel cuore del Medio Oriente, è incrollabile. Niente può cambiarlo” ha dichiarato Netanyahu via satellite.

Il Medio Oriente

Recentemente il Governo israeliano ha abrogato l’accordo di disimpegno in Cisgiordania delle truppe ebraiche, evacuate nel 2005. Potrebbe significare che Tel Aviv abbia in progetto una nuova occupazione a Gaza. Per questo, l’ambasciatore israeliano Mike Herzog è stato invitato al Dipartimento di Stato americano per colloqui privati. L’influenza di Washington su Israele vale allo Stato ebraico 3,8 miliardi di dollari da destinare alla Sicurezza (dato riportato da The Times of Israel). Il Medio Oriente sta lentamente tornando una polveriera, e la Casa Bianca non può permettersi di perdere un alleato come lo Stato ebraico. Come riportato da Jerusalem Post questa mattina, la Siria ha accusato Tel Aviv di aver bombardato Damasco con attacchi aerei; i presunti velivoli da guerra israeliani avrebbero effettuato l’attacco dalle alture del Golan, stando ai rapporti. Diverse fonti regionali riferirebbero di aver sentito forti esplosioni nella regione. Chi non perde l’occasione per attaccare Israele è l’Iran, che continua a definire Tel Aviv occupante ed aggressore in Palestina. Teheran ha recentemente riaperto il dialogo con l’Arabia Saudita, creando serie preoccupazioni a Washington che adesso si trova ancora di più nella posizione di non permettersi di perdere Israele come suo alleato nella regione.

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