giovedì, 8 Dicembre 2022

Reddito di Cittadinanza, molto rumore per quasi nulla: nella Manovra più sostanza che coraggio. Ecco come sarà

La nuova Manovra economica per il 2023 approvata dal Consiglio dei Ministri, restituisce una precisa linea che il governo Meloni vuole seguire. Tra le tante misure, prima annunciate e poi smentite, a tenere banco e far discutere resta la stretta e la successiva abolizione del Reddito di Cittadinanza.

Da non perdere

Nella Manovra economica per il 2023, licenziata due giorni fa a tarda sera dal governo Meloni, sono tante le misure che hanno fomentato il dibattito pubblico. Tra le scelte c’è sicuramente quella di elevare la cosiddetta “flat tax” fino a 85mila euro per autonomi e partite Iva quando, numeri alla mano, dovrebbe essere ben chiaro che quel provvedimento – già introdotto sino ai 65mila euro – ha favorito una ulteriore estensione del “nero” con una evasione di decine di miliardi. La Manovra, inoltre, riduce la pace fiscale alle cartelle fino al 2015 sotto i 1000 euro e poco importa di chi in precedenza, ingenuamente, le ha pagate. Rovente anche il capitolo pensioni, con la soluzione provvisoria addirittura meno ambiziosa dell’ultima proposta formulata dal governo Draghi.

Quando la propaganda si scontra con la realtà

Non mancano le cose annunciate in maniera tronfia e poi “trombate”. Per esempio, il tanto decantato taglio sull’Iva per quanto riguarda il pane e il latte non sarà presente nella manovra. Una scelta giusta dato che le proiezioni dimostravano come fosse inutile, ma l’annunciazione aveva il sapore totalizzante di propaganda. La realtà, che non è campagna elettorale, ha anche mostrato come i 50 miliardi sbandierati non ci sono e basta.

Va dato merito, però, al Consiglio dei Ministri, l’intervento sul cuneo fiscale. La misura, che va interamente a favorire i lavoratori, potrebbe dare qualche mese di respiro e toglierci, forse, dalla morsa di un’inflazione che si avvicina ai numeri grotteschi raggiunti negli anni ’80.

La promessa mantenuta sul Reddito di Cittadinanza

La squadra di governo guidata da Giorgia Meloni ha mantenuto un filo di coerenza per quanto riguarda la stretta sul Reddito di Cittadinanza. Un’abolizione annunciata per il 2024, perché la Manovra si inserisce nella grande legge di bilancio che vale sempre due anni e quindi da 2022 a 2024. Un taglio annunciato per i soggetti definiti “occupabili” senza però pensare, almeno in questa fase, al tema della qualità dei lavori offerti e delle difficoltà di nuclei familiari che in questi mesi sono sopravvissuti proprio grazie alla misura ideata e concepita dal Movimento 5 stelle.

Come funzionerà il “nuovo” Reddito di Cittadinanza

L’aiuto, per il 2023, resterà per i poveri, magari con una maggiore attenzione per contrastare i furbetti del reddito. Per il resto, non sarà a vita e l’idea è di toglierlo agli occupabili con una fase transitoria di otto mesi. C’è infatti un anno di “cuscinetto” per inserire i percettori occupabili nel mondo del lavoro, accompagnando l’inserimento con appositi corsi di formazione, considerati obbligatori. Il sottosegretario per l’attuazione del programma Fazzolari ha aggiunto che “dal 2024 rivedremo l’intero sistema, lavorandoci su per garantire pieno sostegno ai bisognosi e inserire nel mondo del lavoro chi è in grado di lavorare“.

Se si rifiuta un lavoro

Per come era stato concepito il RdC, si potevano rifiutare fino a due offerte congrue di lavoro senza perdere la card del reddito. L’idea che prevale nell’attuale governo è quella di disattivare la tessera dopo il primo rifiuto. Nelle fasi iniziali di attuazione della misura, erano possibili tre rifiuti prima di perdere il beneficio, poi il governo Draghi ha ridotto a due le possibilità di diniego. I dati, però, mostrano come sul fronte degli inserimenti il RdC sia stato e continui a essere un flop: meno di un percettore occupabile su cinque lavora.

Le famiglie coinvolte dalla nuova misura sono 404mila

Secondo i calcoli contenuti nella Relazione tecnica alla misura, i dati Inps indicano in 1,039 milioni il numero medio annuo dei nuclei beneficiari. Di questi, 404mila sono i nuclei familiari interessati dalle nuove regole sul RdC introdotte dalla Manovra di bilancio. Le novità stabiliscono che nel 2023 i beneficiari occupabili tra 18 e 59 anni percepiscano il sostegno al massimo per 8 mesi. Continuano a restare esclusi dalle nuove regole i nuclei con la presenza di minori, di anziani sopra i 60 anni e di disabili.

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