venerdì, 19 Agosto 2022

Inflazione, record negativo per l’Eurozona: in Italia mai così alta dal 1986

L'inflazione continua a crescere nel mese di giugno e registra un record negativo per l'Eurozona. In Italia, tassi così alti non si vedevano dal 1986.

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Continua ad aumentare l’inflazione dei Paesi Ue, come anticipato nei giorni scorsi dai dati arrivati dai singoli Stati membri. Il nuovo aumento record mette sotto pressione la BCE e le prospettive di un aumento dei tassi più rigido nel mese di settembre. Secondo i dati raccolti dell’Eurostat, l’inflazione dell’area euro è accelerata dell’8,6% nel mese di giugno rispetto all’8,1% di maggio. Tenendo presenti le principali componenti, l’energia ha registrato il tasso più elevato (+41,9% rispetto al 39,1% di maggio), mentre cibo, alcol e tabacco inseguono(8,9%, rispetto al 7,5% di maggio). I tassi sui beni industriali non energetici sono arrivati al 4,3%, contro il 4,2% di maggio mentre per quanto riguarda i servizi si registra un 3,4%, contro il 3,5% del mese scorso.

L’Italia torna indietro fino al 1986

Per quanto riguarda l’Italia, il contesto dei prezzi non è migliore. Le nuove stime Istat ci dicono che l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dell’1,2% su base mensile e dell’8,0% su base annua, rispetto al +6,8% del mese precedente. In un momento di diffuse tensioni inflazionistiche, l’ulteriore accelerazione dell’IPC si deve prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici da +42,6% di maggio al +48,7% e in particolare dei Beni energetici non regolamentati da +32,9% a +39,9%, mentre i prezzi dei beni energetici regolamentati continuano a registrare “una crescita molto elevata ma stabile” a +64,3%. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +3,2% a +3,8%, con l’inflazione acquisita per il 2022 che è pari a +6,4% per l’indice generale e a +2,9% per la componente di fondo.

Dai Beni energetici al carrello della spesa

A giugno l’inflazione accelera di nuovo salendo a un livello che non si registrava da gennaio 1986“, ha sottolineato l’istituto statistico. “Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai beni energetici agli altri comparti merceologici, nell’ambito sia dei beni sia dei servizi. Pertanto, i prezzi al consumo al netto degli energetici e degli alimentari freschi e al netto dei soli beni energetici registrano aumenti che non si vedevano rispettivamente da agosto 1996 e da giugno 1996“. Sempre dal report Istat si legge che “al contempo, l’accelerazione dei prezzi degli alimentari, lavorati e non, spingono ancora più in alto la crescita di quelli del cosiddetto carrello della spesa“, afferma l’Istat.

Le misure e possibili soluzioni della Bce

In questo scenario sempre più preoccupante, la Banca centrale europea è pronta ad alzare i tassi di interesse per la prima volta da 11 anni durante la prossima riunione di politica monetaria in programma il 21 luglio 2022. L’aumento, annunciato dalla presidente Christine Lagarde, sarà di 25 punti percentuali. Ma a questo punto appare ormai scontato anche un nuovo rialzo di mezzo punto a settembre. L’economia dell’Eurozona , dopo la crisi provocata dalla pandemia, è in frenata rispetto alle stime formulate dopo il Recovery Fund. L’invasione russa dell’Ucraina ha inasprito il rialzo delle quotazioni di petrolio e gas, già in aumento. Mentre la politica zero Covid della Cina ha prolungato gli strozzamenti delle catene di fornitura. Per questo l’intervento della Bce è meno efficace per domare un’inflazione che non è generata dall’aumento della domanda, come in America. Allo stesso tempo il rialzo dei tassi potrebbe deprimere l’economia e innescare una recessione. Le conseguenze potremmo iniziare a notarle nel 2023.

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