venerdì, 12 Agosto 2022

Aria di crisi, Draghi si interroga Conte non può più tirarsi indietro

Ore cruciali per la tenuta del Governo Draghi. Il M5s con il non voto di ieri ha diffuso aria di crisi, ma giovedì sapremo. Se anche in Senato il Movimento romperà allora il premier si rimetterà nelle mani di Mattarella che chiederà alle camere di votare la fiducia.

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Si respira un’aria particolare nei palazzi di Roma durante l’estate. Così, andando ad intuito, rispetto alle decisioni prese negli ultimi anni, sempre in questo periodo. Certo, tutto è iniziato lontano dalle vie capitoline, in quella Milano Marittima che già dal nome porta dentro di sé una crasi esistenziale. Un mojito, la crisi di governo e Salvini che dal 40% inizia una discesa che, ancora oggi continua. Quest’anno, pare che il mojito sia stato bevuto anche da Giuseppe Conte. Il non voto del M5s al dl aiuti, Draghi che per non sbottare in mondovisione preferisce salire al Quirinale da Sergio Mattarella, ormai gran maestro nel gestire questo tipo di situazioni. Le vie da questa mattina a giovedì sono infinite. Se il M5s vota no o esce dall’Aula, è molto probabile che il premier restituisca il mandato nelle mani di Mattarella. Mandato che, a quel punto, verrebbe rimandato alle camere per verificare la fiducia. Così la crisi si aprirebbe ufficialmente e tutti dovrebbero scoprire le carte. 

Frenesia grillina

La calma di allegriana memoria non sembra essere una virtù del leader pentastellato. Dall’uscita di Luigi Di Maio, nel movimento è iniziata a serpeggiare la frenesia del dover fare qualcosa. I loro cavalli di battaglia snobbati o presi di mira da partiti avversari e stampa, di certo non hanno agevolato la situazione. Eppure quando ti senti accerchiato, quando la terra sotto i tuoi piedi sembra risucchiarti, in quel preciso momento devi startene fermo. Un po’ come quando ti trovi bloccato nelle sabbie mobili, almeno così si dice.

“Per fermarci non basterà qualche generica promessa sul salario minimo e qualche briciola sul cuneo fiscale”, è il virgolettato di un fedelissimo di Conte. La gran parte dei senatori del M5s sembra quindi pronta a rompere. Un’esposizione mediatica di questo tipo, ha privato l’ex premier anche di un possibile passo indietro all’ultimo. “Stanno provando a spingerci fuori”, è il pensiero diffuso che aleggia nelle stanze pentastellate.

Spiragli

Mario Draghi, probabilmente più a suo agio nel risolvere crisi economiche mondiali che crisi di governo, si interroga su “cosa fare”. Lasciare Palazzo Chigi, di sicuro, è un’ipotesi non presa in considerazione. Mattarella aspetta, certo che nelle prossime 48 ore possa accadere di tutto. Anche una pace inattesa. E se per non sprofondare nelle sabbie mobili serve poco Movimento, per scalare l’ “Everest” e giungere a fine legislatura bisognerà capire bene se scendere o salire. I numeri per andare fino in fondo, anche senza i pentastellati ci sono. Parola di Renzi.

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