mercoledì, 23 Giugno 2021

Coronavirus, il Ministero della Salute: “Prima vaccinare i Paesi poveri poi i bambini”

Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza spiega che "la sfida è arrivare a vaccinare i giovani per rallentare la velocità della circolazione virale

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Sono confortanti i dati del monitoraggio settimanale illustrati oggi dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, durante la consueta conferenza stampa nella sede del ministero della Salute.

I dati del monitoraggio settimanale della Cabina di regia rivelano che, come sta accadendo in tutti i Paesi europei, anche in Italia le curve degli indicatori sono in progressiva decrescita. L’incidenza del contagio è in calo: il ministero della Salute stima un valore di 96 per 100mila abitanti. “Tre regioni sono scese sotto la soglia dei 50 casi per 100mila, soglia che recupera il tracciamento”, precisa Brusaferro. Lieve calo anche per l’indice Rt, che scende a 0.86, mentre la scorsa settimana era a 0.89. “L’Età media dei casi scende da 41 a 40 anni e la decrescita si rileva anche nella fascia tra 0 e 9 anni. Negli anziani la decrescita è maggiore e questo è un indicatore della campagna vaccinale in corso”, ha detto ancora il presidente dell’Istituto superiore di sanità.

Più vaccini, meno ricoveri

Sono in aumento le vaccinazioni nella fascia di età fra i 60 e i 69 anni, mentre gli over-80 hanno toccato tassi di copertura elevati. I dati del monitoraggio legano strettamente il calo del tasso di ospedalizzazione alla percentuale dei vaccinati over-80. “La pressione sui servizi ospedalieri decresce – spiega Brusaferro – ma in 3 regioni è sopra la soglia critica, Rt è stabile sotto la soglia critica e continua anche a diminuire l’incidenza, ma bisogna recuperare il valore di 50 casi per 100mila abitanti”.

Sempre in argomento vaccini, il presidente dell’ISS si dice preoccupato per quanto sta accadendo nel caso Reithera, il vaccino italiano per il quale, oggi, la Corte dei Conti ha bocciato il finanziamento statale: “È molto importante – sottolinea – che nel nostro Paese questo tipo di sperimentazione possa essere fatta. L’auspicio è che le ricerche possano continuare”.

È la variante inglese ad essere la più diffusa sul territorio italiano. La soluzione: “Ridurre il numero di nuovi casi aumentando il numero di vaccinati e mantenendo le misure di mitigazione per accompagnare questa fase di transizione”, dice il presidente dell’Istituto superiore di sanità, che accenna anche alla possibilità di modificare una delle misure più contestate, al momento: “Credo che progressivamente l’idea è di arrivare a superare la misura del coprifuoco”.

L’Italia delle Regioni

Nessuna Regione è classificata come “a rischio alto” per la terza settimana consecutiva. Fra i territori italiani, quattro Regioni e province autonome hanno una classificazione di “rischio moderato”: sono Calabria, Lombardia, Toscana e Umbria  e nessuna è ad alta probabilità di progressione a rischio alto nel prossimo futuro; le altre Regioni e Province sono classificate a “rischio basso”. Solo Molise (1.08) e Umbria (1.03) hanno un Rt maggiore di uno, ma con il limite inferiore sotto l’uno. “Le proposte fatte dalle Regioni sui nuovi parametri sono in discussione: si punta alla valutazione dell’incidenza ma bisogna mantenere anche gli indicatori di allerta precoce per la valutazione del rischio”, commenta Brusaferro.

Nel corso della stessa conferenza stampa, il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza spiega che “la sfida è arrivare a vaccinare i giovani per rallentare la velocità della circolazione virale, come ha dimostrato un recente studio in Israele. Dunque bisogna vaccinarsi il più possibile, in fretta e con ogni vaccino disponibile”. E aggiunge: “In questo momento va data la precedenza ai Paesi più poveri per la disponibilità delle dosi vaccinali, ma in seguito la vaccinazione dei bambini sarà da prendere in considerazione per un forte controllo dell’epidemia. Da un lato i bambini tendono a non sviluppare forme gravi di Covid per cui non ci sarebbe un’indicazione secca a vaccinarli, dall’altra parte se si vuole ottenere un effetto forte di controllo dell’infezione bisognerà vaccinare i bambini altrimenti l’infezione continuerà a circolare. Quindi la vaccinazione dei bambini sarà da considerare”.

E sulla variante indiana, Rezza afferma “sembra che abbia una elevata trasmissibilità per cui sarebbe giustificato un rafforzamento delle misure laddove è presente, ma non ci sono dati che dimostrano la maggiore aggressività clinica. Sulla capacita di dare infezione nei vaccinati, per ora non sembra essere cosi preoccupante come la variante sudafricana”. ha spiegato il direttore della Prevenzione del ministero della Salute.

Il quadro è di una Penisola tutta in giallo, eccetto la Valle d’Aosta, i cui dati sono comunque in via di miglioramento.

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