martedì, 11 Maggio 2021

Crisanti: “Quarta ondata a fine maggio”. Liberi tutti, i dati a confronto un anno dopo

Crisanti: "Da una parte ci sono le restrizioni dei mesi scorsi, che per altre due o tre settimane modereranno la curva. Dall'altra arrivano i nuovi contagi dovuti alle riaperture, agli aperitivi, alle visite agli amici e alle scuole, i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio"

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Da una settimana, l’Italia è tornata alla quasi normalità. L’anno scorso come ora, non esistevano zone gialle, arancioni e rosse. Eravamo ancora tutti a casa, in attesa del 18 maggio per entrare nella fase due, quella delle riaperture.

L’anno scorso come ora, alla riapertura siamo arrivati con dei dati piuttosto confortanti. Il 17 maggio 2020, alla vigilia del 18, il bollettino della Protezione Civile riportava 675 nuovi contagi e un tasso di positività all’1,1’% (un caso su ogni 89 tamponi). Le vittime erano 145 (al minimo storico dall’inizio del lockdown). I posti occupati in terapia intensiva 762.

I dati della riapertura nel 2021

Il 26 aprile 2021, 11 mesi e 23 giorni dopo, quasi 50 milioni di Italiani sono tornati ad una relativa normalità. Eccetto gli abitanti di Sardegna, in fascia rossa, quelli di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Valle d’Aosta in arancione.

Eppure, il giorno prima, il bollettino della Protezione Civile riportava 13.158 nuovi contagi (ossia 12.483 casi in più rispetto all’anno scorso) e 217 decessi (+72). Il tasso di positività al 5,5% (+4,4%) e 2.862 pazienti in terapia intensiva (+2.100).

Venerdì scorso, la Sardegna è passata in fascia arancione, in rosso la Valle D’Aosta, nessuna variazione per le altre regioni. Nelle ultime 24 ore, il nostro Paese ha registrato il numero minore di decessi da 7 mesi, 144 in un giorno. I nuovi casi sono 9.148 ma su 156.872 tamponi, sono dunque stati effettuati 221.330 test in meno rispetto a sabato. Il tasso di positività, infatti, sale al 5,8% (sabato era al 3,4%).

Complessivamente, dal 26 aprile al due maggio, il numero dei contagi settimanali è sceso dell’11,2% (contro il 7,7% dei sette giorni precedenti), ma sono stati effettuati anche meno tamponi (1.988.809 contro i 2 milioni e 31mila della settimana precedente).

Il bollettino del 3 maggio registra 5.948 nuovi casi, ma con 35mila tamponi in meno effettuati rispetto al giorno precedente e un tasso di positività al 4,9%. Si tratta di dati probabilmente condizionati dal “ritmo ridotto” legato al primo maggio e al week end, come accade di consueto. I decessi, purtroppo, salgono a 256.

Nella media, quindi, la curva cala, ma di poco. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro ha riferito che “Il quadro complessivo resta ancora di un livello impegnativo nonostante una diminuzione dei nuovi casi. Tre regioni hanno un RT maggiore di 1 e anche se l’incidenza è in diminuzione resta ancora elevata. Quindi occorrono misure di mitigazione”.

Rispetto all’anno scorso, dunque, i dati continuano a non essere confortanti. Ma il governo ha deciso di prendere un “rischio calcolato” per ridare fiato a un’economia in picchiata, concedendo, forse, anche più libertà.

Gli esperti parlano di quarta ondata

A cosa rischiamo di andare incontro? Il quadro della situazione non è molto rassicurante. Lo dicono i risultati di un gruppo di ricerca italiano delle Università di Trento, Milano e Pavia, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine.

La loro analisi si basa su una “modellizzazione a comportamenti”. In poche parole, “queste riaperture veloci, a fronte di vaccinazioni lente, potrebbero portare ad un nuovo aumento di contagi e ad un’alta mortalità nei prossimi mesi”. Nello specifico, “le restrizioni e le misure anti-contagio hanno un effetto maggiore sull’andamento di Covid-19 rispetto alla sola vaccinazione. Vanno mantenute durante la prima fase della campagna di immunizzazione”.

Le misure ad “intermittenza” come possibili soluzioni

Il modello, si legge nello studio, “prevede che, da aprile 2021 a gennaio 2022, in uno scenario senza lancio del vaccino e con interventi non farmacologici deboli” ossia allentamenti alle restrizioni, “potrebbero verificarsi 298mila morti associati a Covid. Tuttavia, l’implementazione rapida della vaccinazione potrebbe ridurre la mortalità a 51mila morti. Attuando misure sociali restrittive si potrebbero ridurre i morti Covid a 30mila senza vaccinazioni e a 18mila con una rapida introduzione dei vaccini”.

”Ma nel lavoro” – aggiungono i ricercatori – “dimostriamo anche che, se vengono adottate strategie di apertura-chiusura intermittenti, partendo prima con una fase di chiusura” nella prima fase di vaccinazione,” si potrebbero ridurre i decessi (da 47mila a 27mila, con una lenta introduzione del vaccino) senza un sostanziale aggravamento delle perdite socioeconomiche”.

Gli andamenti del contagio in Italia

A rigor di logica, senza pretendere di arrivare a comprendere lo studio sofisticato del gruppo di ricerca, sarebbe sufficiente ragionare prendendo in considerazione gli andamenti del contagio a partire da marzo 2020, basandosi su dati pubblici alla portata di tutti.

Nel 2021, il mese di febbraio è stato l’ultimo periodo di zona gialla in quasi tutto il paese. La conseguenza è stata che, nel giro di tre settimane, l’incidenza è quasi raddoppiata. L’indice Rt (ossia l’indice che indica quante persone possono essere contagiate da una sola persona in media e in un certo periodo di tempo in relazione, però, all’efficacia delle misure restrittive – come il lockdown)  ha superato l’1,5%. In tutto questo, la variante inglese non era ancora dominante.

Nello specifico, c’è stato un aumento del 50% dei nuovi casi. Infatti, i dati riportano 380mila casi attivi a febbraio saliti poi a 570mila dopo la seconda metà di marzo, facendoci entrare nella terza ondata. Il mini lockdown ha poi permesso di abbassare la percentuale dei nuovi contagi del 12% nelle ultime tre settimane.

Pochi giorni fa, lo stesso Crisanti, microbiologo presso l’Università di Padova, ha affermato: “Da una parte ci sono le restrizioni dei mesi scorsi, che per altre due o tre settimane”, fino alla seconda metà di maggio, “modereranno la curva. Dall’altra, arrivano i nuovi contagi dovuti alle riaperture, agli aperitivi, alle visite agli amici e alle scuole, i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio. Il periodo di latenza illuderà che tutto stia filando liscio, ma sarà solo un effetto ottico”.

A ciò si aggiunge, purtroppo, una buona parte di popolazione che non rispetta e trasgredisce le regole. Come dimostrano i fatti accaduti in questa prima settimana di riaperture. Da nord a sud, i casi rilevati sono tanti. Imola, Sant’Agata bolognese e Castel Maggiore in Emilia Romagna,  dove si sono registrate violazioni del coprifuoco e feste private. Così come anche a Pignola, in provincia di Potenza per non parlare delle duemila multe verbalizzate nella sola giornata del primo maggio.

“Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico”, osserva Crisanti. “Tutto dipenderà dal ritmo della vaccinazione e dall’azione della variante inglese o di altre mutazioni. Come quella indiana. Proprio queste temibili novità avrebbero richiesto maggiore prudenza.

Si sarebbe dovuto seguire l’esempio dell’Inghilterra, che solo dopo aver vaccinato il 70% della popolazione si è permessa timide riaperture. Il contagio va diminuito molto di più prima di alleggerire le misure. Altrimenti, senza tamponi e tracciamento, riparte in poche settimane”.

Il Covid nel mondo

Difatti, le decisioni prese sono in controtendenza rispetto agli altri paesi europei. La Francia ha attualmente il doppio dell’incidenza rispetto all’Italia in percentuale alla popolazione. Perciò, ha imposto il limite di 10 chilometri per gli spostamenti e le scuole sono tutte chiuse dal 2 aprile. Il 26 aprile, hanno riaperto solo scuole materne ed elementari.

La Germania, che invece registra un’incidenza pari all’Italia, è ancora in lockdown. Le misure restrittive saranno in vigore fino al 30 giugno a livello regionale. Misure che prevedono la chiusura delle scuole qualora l’incidenza dovesse superare i 160 nuovi casi per centomila abitanti a settimana.

Nel Regno Unito, ci si interroga se le riaperture a maggio non siano premature. Nel paese, l’incidenza è quasi un decimo di quella italiana e hanno somministrato quasi il triplo di dosi di vaccino.

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – riferisce che “il numero dei casi Covid globale è aumentato per la nona settimana consecutiva. Quello dei morti per la sesta” . Continua sottolineando che “negli ultimi sette giorni ci sono stati gli stessi contagi dei primi cinque mesi della pandemia”.

I nuovi record di casi positivi registrati nel mondo ci fanno capire che l’emergenza è tutt’altro che finita. L‘India è il paese più colpito e, da oltre una settimana, continua a registrare numeri terribili di nuovi casi. Due giorni fa il nuovo record, oltre 401mila contagi in un giorno, sabato scorso quello dei decessi, arrivato a 3.689 morti.

Ma in crisi c’è anche la Turchia nel suo primo lockdown. Mentre l’Iran è travolto dalla quarta ondata. In Giappone, a 90 giorni dall’avvio delle Olimpiadi, Tokyo ha registrato un altro record di contagi. Sono oltre mille i nuovi positivi nella giornata di ieri. Mai così tanti da gennaio. Tra queste anche sei persone dell’organizzazione a seguito della staffetta della torcia olimpica.

Come contenere il contagio nonostante le riaperture?

La prima risposta riguarda sicuramente le vaccinazioni. Alla data del 3 maggio, nel nostro paese le dosi totali somministrate sono state 20.885.469 e 6.302.433 sono le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

 

Report vaccini AntiCOVID-19 del 3 maggio 2021, ore 17.11
Report vaccini AntiCOVID-19 del 3 maggio 2021, ore 17.11

Quasi il 10% della popolazione è dunque immune in questa fase di riapertura. Ma dovendo riportare tutte le variabili riguardanti l’aumento o la diminuzione dei contagi, sarebbe opportuno ricordare che diversi studi condotti sul campo hanno mostrato che sia per Pfizer sia per AstraZeneca e per gli altri vaccini, la protezione contro le infezioni sintomatiche si instaura dopo tre o quattro settimane dalla prima dose ma raggiunge valori massimi solo a qualche settimana dalla seconda dose.

Inoltre, i vaccini che abbiamo a disposizione, nonostante siano molto efficaci, non danno immunità completa. È di questi giorni la notizia dell’anziano di Palermo che ha contratto la variante brasiliana, nonostante avesse ricevuto, da pochi giorni, la seconda dose del vaccino.

In secondo luogo, sono stati somministrati in massima parte alla popolazione anziana. Popolazione che è sì più fragile, ma è anche meno attiva socialmente. Quindi contribuisce meno alla diffusione del virus.

Senza dubbio, la pressione sulle strutture sanitarie sarà minore, visto che il 75% degli over 80 ha già ricevuto almeno una dose di vaccino. Ma questa percentuale scende di molto tra i settantenni e i sessantenni. Perciò, l’impatto di una quarta ondata potrebbe essere comunque molto serio. Stando a questo ragionamento, il rischio che i contagi aumentino di nuovo è molto alto.

Il virus si attenuerà con l’arrivo dell’estate?

L’estate è alle porte. Con l’arrivo della bella stagione, l’anno scorso il virus era quasi scomparso. Tuttavia, avevamo alle spalle sei settimane di lockdown nazionale totale, e dei dati confortanti alla vigilia della riapertura. Perciò, risulta spontaneo pensare che la variabile della stagionalità non è da tenere del tutto in considerazione, se pensiamo che in India, ora, si sfiorano i 40°.

Sicuramente, facendo riferimento ai dati attuali, come scritto sopra, la situazione non è confortante. Certo è che la crisi economica e le difficoltà e il disagio sociale di alcune categorie non può non essere preso in considerazione.

Purtroppo, però, sulla base delle dichiarazioni degli esperti, è molto probabile che quest’anno, a differenza di quello appena trascorso, arriveremo all’estate con il virus ancora in larga diffusione. Una situazione che potrebbe condizionare le scelte di tanti viaggiatori che ogni anno, o per la prima volta, scelgono il nostro Paese come meta per le loro vacanze estive.

Aldilà dei dati, delle previsioni e delle teorie, per chi ci crede e per chi non vuole crederci, di certo c’è che il virus è presente e sembra non volerci dare tregua. Di fronte a questa realtà che ci ha travolto e sconvolto, dovremmo tutti continuare a rispettare le regole.

È solo in questo modo che potremo dare il nostro piccolo, ma fondamentale, contributo nel contenimento della pandemia. È solo in questo modo che potremo finalmente ritornare alla vera normalità. Quella fatta di abbracci per le persone che amiamo, di strette di mano, di cene tra amici e parenti, di concerti, di viaggi. Senza mascherine e senza distanziamento.

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