lunedì, 15 Aprile 2024

Yemen, Gran Bretagna e Stati Uniti si alleano per contrastare gli attacchi degli Houti: nuovo raid sul Mar Rosso

In questo attacco, datato 22 gennaio, sono stati colpiti meno di 10 siti, la scorsa settimana, invece oltre 30. Gli Stati Uniti hanno schierato aerei da combattimento della portaerei USS Dwight D. Eisenhower, impegnandoli nella cosiddetta operazione 'Poseidon Archer'. 

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L’Unione Europea (UE) ha avanzato la proposta di istituire una missione navale nel Mar Rosso per proteggere la navigazione tra lo Stretto di Hormuz e il Canale di Suez dagli attacchi degli Houthi. L’Alto Rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha dichiarato che la proposta ha ricevuto ampi consensi durante il Consiglio Affari Esteri.

La missione, che mira a difendere il 15% del commercio mondiale che transita attraverso il Mar Rosso, ha ottenuto il sostegno di numerosi Stati membri dell’UE. L’Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è espressa favorevolmente alla proposta, evidenziando l’importanza della libertà di navigazione nella regione.

La Marina Militare italiana è pronta a partecipare a questa missione, insieme a Francia e Germania, per garantire la sicurezza del traffico marittimo nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e fino allo Stretto di Hormuz. Si stanno considerando regole di ingaggio più robuste, consentendo una protezione più efficace contro minacce come droni e missili.

Questa iniziativa dell’UE arriva nel contesto di recenti attacchi degli Houthi nello Yemen e dell’escalation di tensioni nella regione. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condotto otto raid in poco più di dieci giorni contro obiettivi Houthi. Nel frattempo, gli Houthi hanno dichiarato di aver effettuato un’operazione militare contro un mercantile americano nel Golfo di Aden, anche se questa affermazione è stata smentita da fonti ufficiali degli Stati Uniti.

Gli Houthi sostengono che il loro obiettivo non è affondare o sequestrare navi legate a Israele, ma piuttosto esercitare pressione per cambiare rotta, aumentando i costi economici per lo Stato ebraico. Affermano che questa è una forma legittima di pressione per indurre Israele a fermare ciò che considerano crimini a Gaza e permettere l’ingresso di beni essenziali.

La situazione rimane fluida, con la comunità internazionale che cerca soluzioni diplomatiche e operative per gestire le tensioni e preservare la libertà di navigazione nella regione.

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