martedì, 27 Febbraio 2024

Medio Oriente, l’Iran sfrutta l’onda delle proteste in Israele: “Stato ebraico come regime in Palestina”

Nei giorni scorsi l'Iran è stato accusato da ispettori internazionali di aver arricchito l'uranio all'84%, notizia prontamente smentita da Teheran.

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Nei giorni scorsi l’Iran è stato accusato da ispettori internazionali di aver arricchito l’uranio all’84%, notizia prontamente smentita da Teheran. Secondo quanto riportato dalle emittenti televisive locali, la Repubblica islamica sarebbe vittima di una cospirazione dell’Occidente, guidata da Israele, per ostacolare il programma nucleare iraniano. I media al servizio di Ebrahim Raisi, sull’onda delle proteste a Tel Aviv e del recente attentato a Huwara, accusano Benjamin Netanyahu di essere a capo di un regime opprimente. Ali Khamenei, Guida suprema religiosa dell’Iran, ha pubblicato sul proprio sito ufficiale i motivi che lo spingono a sostenere la causa palestinese contro lo Stato ebraico.

Il programma nucleare in Iran

Stando a quanto riferito da France24, il quantitativo di uranio a disposizione di Ebrahim Raisi sarebbe divenuto tale da consentire a Teheran la produzione della bomba atomica. L’Iran insiste nel sostenere che il suo programma nucleare è portato avanti secondo scopi pacifici, ma l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (AIEA) e i servizi d’intelligence occidentali concordano nel sostenere che il Paese mediorientale starebbe sviluppando il progetto nucleare in segreto a partire dal 2003. Stando a Bloomberg Vienna non avrebbe smentito il rapporto, affermando che la stessa Agenzia starebbe discutendo con l’Iran gli elementi poco rassicuranti che emergono dall’indagine sull’arricchimento di uranio nel Paese. Tehran Times in un articolo pubblicato nelle ultime ore della giornata di ieri, 27 febbraio, ha definito la notizia una fake news utile a gettare ombre sulla Repubblica islamica.

Le accuse allo Stato ebraico

L’Iran trova, sullo sfondo delle proteste a Tel Aviv e Gerusalemme contro la Riforma della giustizia voluta dal Governo Netanyahu, il modo di sferrare un attacco mediatico contro lo Stato ebraico. I media di Teheran premono sul tema dell’occupazione ebraica in Palestina, schierandosi dalla parte della causa araba nel conflitto. Sul proprio sito ufficiale, l’Ayatollah Ali Khamenei ha ricordato ieri, 27 febbraio, le ragioni che lo spingono a sostenere i palestinesi, riportando alcune dichiarazioni che risalgono all’ottobre 2011: “Noi vogliamo la liberazione della Palestina e non di una parte di essa. Rifiutiamo ogni piano per dividere la Palestina. Il progetto dei due Stati è solo un modo di cedere ai dettami dei sionisti. Ciò equivale a calpestare il diritto del popolo palestinese“.

Minacce di escalation militare

Alti funzionari iraniani avrebbero, secondo i media locali, avvertito Israele che qualunque mossa contro la Repubblica islamica avrà delle conseguenze. Teheran avrebbe inoltre intimato ai Paesi che intendono cooperare con Tel Aviv di interrompere qualsiasi collaborazione militare con lo Stato ebraico. Gohlam Ali-Rashid, Maggiore generale delle forze iraniane, ha messo in guardia, secondo Tehran Times, anche i vari gruppi regionali che garantirebbero appoggio a Netanyahu, fornendo basi e strutture. Le tensioni tra i due Paesi del Medio Oriente, pertanto, rischiano di degenerare ulteriormente; visto e considerato che, inoltre, nell’ambito della guerra in Ucraina, Teheran starebbe approvvigionando la Russia di droni per attaccare le regioni nel Donbass. Questo secondo quanto sostenuto dal Governo Zelensky e dagli alleati occidentali di Kiev.

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