domenica, 29 Gennaio 2023

Qualità della vita, Italia a due velocità: Nord e Centro in vetta Sud in fondo. Prima Bologna Crotone ultima

La classifica sulla qualità della vita stilata dal Sole24Ore evidenzia ancora la grande disparità tra Nord e Sud. Bologna si conferma al primo posto, tutti i record restano al Settentrione. Le province del Sud compatte si attestano agli ultimi posti.

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Voglio sapere cosa cavolo c’è in cima, ci vuole una classifica, ci vuole una verifica, ci vuole una classifica scientifica per sapere chi non merita, si svaluta precipita“. Le classifiche, come canta Daniele Silvestri, servono in qualche modo ad appagarci, almeno nel tempo in cui vengono lette. Ed ecco che il primo posto della classifica, l’unico che conta, sulla qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore va alla provincia di Bologna. Per l’hinterland del capoluogo emiliano è la quinta volta in 33 anni.

L’indagine e i 90 indicatori statistici utilizzati

Ma quella redatta quest’anno dal quotidiano economico, non è solo un semplice elenco numerato e ci dà contezza di quanto i grandi shock mondiali abbiano influenzato il territorio italiano. Dalla guerra in Ucraina, al caro-energia, passando per l’inflazione. Sono in tutto 90 gli indicatori statistici alla base dell’indagine, di cui 40 aggiornati al 2022. Nello specifico, troviamo due indicatori sull’inflazione, un pacchetto di indicatori su energia da fonti rinnovabili e consumi energetici. A questi, si aggiunge anche l’indice della partecipazione elettorale alle ultime elezioni politiche di settembre 2022. Infine, ben nove indici sintetici inclusi nell’indagine che aggregano più parametri, tra cui: qualità della vita di giovani, bambini e anziani, qualità della vita delle donne, ecosistema urbano, indice della criminalità, indice di sportività, indice del clima, iCityrank sulle città digitali.

Gli indici storici e sempre attuali

Sono stati confermati alcuni indicatori storici dell’indagine come il valore aggiunto pro capite, i prezzi delle case e incidenza dei canoni di locazione sul reddito medio dichiarato. Per quanto riguarda la sfera delle nuove generazioni sono stati presi in considerazione l’imprenditoria giovanile, i Neet e gli amministratori comunali under 40. A influenzare la classifica ci sono poi infortuni sul lavoro, indice della qualità dell’aria, tasso di motorizzazione, mortalità da incidenti stradali. Indicatori di benessere risultano anche numero di bar, ristoranti, librerie e palestre, agriturismi, indice di lettura, verde urbano, banda larga ultraveloce.

I risultati

L’inserto di 16 pagine all’interno del Sole 24 Ore di oggi, lunedì 12 dicembre, è condito di infografiche e tabelle, analisi e approfondimenti, ma anche di un’indagine del dipartimento di Scienze sociali dell’università Milano Bicocca su come cambia la percezione della qualità della vita sul territorio. Insomma, un grande lavoro nel quale ovviamente emerge chi si è aggiudicato le prime posizioni. Accanto a Bologna, sul podio si posizionano Bolzano e Firenze, mentre Parma si attesta al nono posto e Reggio Emilia al 13esimo. Le province del Trentino Alto Adige restano salde nella top ten, con Trento al quinto posto oltre alla già citata Bolzano. In Toscana sono tre le province presenti in cima alla classifica: dopo Firenze, infatti troviamo Siena che arriva al quarto posto e Pisa al decimo posto.

Italia a due velocità

Nessuna traccia di province del Sud, nessuna traccia delle città metropolitane del Meridione. Emerge questo dai numeri, con l’urgenza per alcuni territori di investire nel digitale, nelle rinnovabili, nella sanità e nell’istruzione. Il tacco dello Stivale è tutto in fondo a qualsiasi classifica. Crotone ultima per il terzo anno, ma veste la maglia nera anche per “Ricchezza e consumi” e “Cultura e tempo libero”. Non è tanto il singolo caso a far notizia quanto l’ormai accettata abitudine che sia così e basta. Le posizioni dall’81ª alla 107ª sono tutte occupate da province del Sud, incluse alcune aree metropolitane come Palermo, Catania (91ª) Napoli, Taranto (101ª) e Reggio Calabria (102ª).

Lo studio è interessante ed è capace di scrivere in maniera scientifica le sensazioni che si vivono nel quotidiano. Ma davvero servivano 90 indicatori per dire che nelle province del Sud si vive male?

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