mercoledì, 8 Febbraio 2023

Stilista trovata impiccata a Milano, ex fidanzato non responsabile di omicidio. La Giudice: “Si fosse girato l’avrebbe salvata”

Il 31 maggio 2016, la stilista 37enne Carlotta Benusiglio è stata trovata impiccata, con la sua sciarpa, a un albero in Piazza Napoli a Milano. La Procura aveva chiesto 30 anni per l'ex compagno, la giudice Raffaella Mascarino l'ha condannato a 6 anni in carcere per stalking e per la morte della stilista come conseguenza degli atti persecutori. Nelle motivazioni esclude l'omicidio volontario.

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Era in una “morsa soffocante” Carlotta Benusiglio, stilista 37enne trovata impiccata a un albero in Piazza Napoli a Milano, e dalla quale “non era capace di ribellarsi“. Cosa che purtroppo accade spesso alle vittime di stalking: amano, senza rendersi conto di essere entrate in turbinio di dolore perché quello che in realtà provano è amore malato verso il loro persecutore. Forse Carlotta intrappolata nella disperazione, una catena che l’ha stretta così forte a tal punto da farle compiere un atto estremo: il suicidio. Altra ipotesi quella di un gesto dimostrativo, nel tentativo di attirare il suo uomo a sé e sperare in un salvataggio a un passo dalla morte. Ma così non è stato. Marco Venturi, l’ex compagno 46enne, alle 3:42 del 31 maggio 2016, non si è mai voltato e quel passo non è mai avvenuto. Lui per la sua strada, lei verso la morte. In 293 pagine pregne di dolore, la Giudice Raffaella Mascarino spiega perché l’8 giugno 2022 ha condannato Venturi in abbreviato a 6 anni di carcere. La giudice l’ha ritenuto responsabile di stalking e della morte come conseguenza degli atti persecutori che le aveva inflitto per tanto, troppo tempo. Sono state analizzate nuovamente le indagini, che la Mascarino appella come “lacunose, contraddittorie e insufficienti”, e le perizie che hanno oscillato tra le tesi di suicidio e dell’omicidio volontario affinché si potesse escludere definitivamente quest’ultima.

Omicidio da escludere, le motivazioni

La Procura aveva chiesto 30 anni per il Venturi. Lo aveva accusato di aver strangolato la compagna al termine dell’ennesimo scatto d’ira, per poi inscenare il suicidio. Quest’ultimo passaggio era stato accreditato perché ci si era basati anche su una perizia dei consulenti della famiglia della vittima che avevano visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza, avevano individuato un’ombra che si muoveva e allontanava dai pressi dell’albero della morte intorno alle 3:41 e 49 secondi e avevano concluso si trattasse proprio del Venturi. Se così fosse, il 46enne avrebbe dovuto essere accusato di omicidio volontario. Però, il perito ha stabilito che quell’ombra fosse un “artefatto di compressione“, ovvero un effetto elettronico. Inoltre, ulteriore tesi che scagionerebbe l’ex compagno è data dall’assenza di tracce di trascinamento sui vestiti della vittima e sul terreno.

Suicidio o incidente?

Le ultime tesi che restano in campo sono quella del suicidio oppure quella dell’incidente. Per quanto riguarda la prima, i familiari escludono categoricamente che si sia trattato di suicidio perché questo gesto era in contrasto con la personalità di Carlotta. Dagli atti, però, come sottolinea la giudice, emerge una “personalità ben più sfaccettata e complessa di quella descritta dalla famiglia“. La vittima, infatti, da quello che si può evincere anche dai suoi messaggi e alcune testimonianze, si sentiva chiusa nella “trappola” di una relazione dalla quale non aveva la forza di uscire e che non valeva “la pena di essere vissuta”, a meno che non fosse intervenuto “un sincero gesto d’amore” da chi amava. Quel gesto avrebbe potuto rendere “più sopportabile il peso di vivere”. Se il Venturi avesse dimostrato l’amore che Carlotta sperava provasse, se soltanto avesse compiuto quel gesto d’amore, lei si sarebbe dimenticata anche “le più imperdonabili nefandezze subite da costui”.

La ricostruzione

La tragica notte del 31 maggio Carlotta “si trovava ancora al punto di partenza”: la discussione molto accesa con il Venturi, sfociata in un litigio, avrebbe spinto la stilista a lasciare questo mondo ricreando con la sua sciarpa un cappio da appendere al ramo di un albero “collocato in prima fila rispetto ai margini del parco, ben visibile da chi si fosse trovato a passare”. Carlotta si è abbandonata alla vita senza, però, serrare la sciarpa. Il tutto sarebbe accaduto alle spalle dell’ex compagno che, dopo la sfuriata, si sarebbe allontanato lasciando la compagna al suo destino. La donna, data l’evidenza del cappio morbido, si suppone non avesse l’intenzione di morire, ma non si aspettava che “anche pochi attimi di costrizione al collo avrebbero potuto esserle fatali”. La Giudice aggiunge che forse la donna si aspettava che il suo amore si voltasse, “illudendosi, magari solamente al livello inconscio, che alla fine sarebbe intervenuto a salvarla”.

La Giudice sul Venturi

La Giudice, inoltre, scrive del Venturi che “fosse perfettamente consapevole” dello stato d’animo e psicologico in cui riversava la donna a causa delle sue vessazioni. Di contro, non si può affermare che conoscesse le intenzioni della stilista ma avrebbe dovuto prevedere il rischio che si suicidasse per la sua “fragilità” e la sua “profonda prostrazione”. Alcuni termini del Venturi, come “gesto eclatante” e “incidente”, fanno pensare che si sia reso conto di cosa fosse accaduto, ma non bastano per provare che abbia visto effettivamente le “manovre autolesive”. Non sappiamo se realmente sia stata fatta giustizia, però, possiamo affermare che in Italia ci sono tante donne come Carlotta che sono vittime di stalking, che vivono in balìa del proprio carnefice e non hanno il coraggio di denunciare. Il Quotidiano Italiano ha creato un questionario anonimo rivolto a tutte le donne che hanno subito violenza col fine di far luce, basandosi su dati reali, sulla situazione della violenza di genere nel nostro Paese. L’invito rimane sempre quello di trovare il coraggio di liberarsi, senza ricorrere al gesto estremo della morte, iniziando proprio dal dialogo e dalla denuncia.

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