sabato, 13 Agosto 2022

O(e)rrori di traduzione nei libri, lettori infuriati: “Non capiscono che prima di essere lettori siamo consumatori”

La gatta frettolosa fa i figli ciechi, l'editoria italiana cerca di stare al passo con i trend del BookTok e partorisce testi con errori molto gravi che indignano i lettori.

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Errori grammaticali, di sintassi e di traduzione, i libri che arrivano nelle nostre librerie non sono immacolati e perfetti ma ora i lettori dicono basta. A qualche giorno dall’uscita di “The love Hypotesis” in italiano per la Sperling and Kupfer uno dei libri fenomeno del BookTok arrivano le prime lamentele. L’errore più grave è stata la traduzione errata di “asexual” tradotto come asessuata e non come asessuale, un errore che, nel mese del Pride di certo non passa indisturbato e si alza un polverone su molti titoli.

Il lettore dapprima si era adattato ai titoli rivisitati e mal tradotti. Gli errori grammaticali erano all’ordine di pagina, spesso dovuti a una cattiva traduzione. Prendendo in esame un libro molto acclamato di Sarah J. Maasl, al costo di circa 17 euro, gli errori si sprecano: “i diti”, “non ti ci provare”, “begli occhi”.

Ma ancora, mesi fa un’altra parola è apparsa su un libro di quasi 22 euro, “bisex” al posto di bisessuale. Il termine citato in precedenza è utilizzato come dispregiativo ormai da anni e non è possibile riscontrarlo in un libro. Questi libri dovrebbero educare alla parola ma sembra che la smontino pezzo per pezzo. Non possiamo nasconderci dietro al dito dicendo “ma sono termini stranieri noi in Italia non li abbiamo, non ci facciamo caso”, perché nel 2022 parlare con termini inappropriati non è nulla di cui vantarsi.

Dopo l’ennesimo errore i lettori sono scoppiati in rivolta sui social, taggando ripetutamente la Casa editrice che si è scusata dell’errore commesso, prendendosi le sue responsabilità sistemando il formato digitale e il prima possibile il cartaceo. Questo però non risolve il problema, i lettori hanno speso minimo 17 euro per il libro. Ancor prima di essere lettori sono consumatori e l’editoria sembra non interessarsi a tutto questo ma punta sull’estetica e le foto instagrammabili.

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