domenica, 29 Maggio 2022

Covid, Shangai allenta le restrizioni ma il mondo trema: è “crisi da offerta”. Ricadute economiche fino a Melfi

Sale a 12 milioni il numero di persone che può uscire di casa a Shangai. Il via libera è arrivato per altri 4 milioni di residenti. Il blocco totale del governo cinese, che ha optato per la strategia "zero covid", sta creando problemi all'economia mondiale. La stessa Stellantis, in Italia, ha dovuto fermare la produzione dell'enorme fabbrica di Melfi.

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Sale a 12 milioni il numero di persone che può uscire di casa a Shangai. Il via libera è arrivato per altri 4 milioni di residenti. Ad annunciarlo è stato un funzionario delle autorità sanitarie, Wang Ganyu, che ha specificato, però, come questa gente non possa allontanarsi dal proprio quartiere né creare assembramenti. Il blocco totale da parte del governo cinese, che ha optato per quella che è stata definita la strategia “zero covid”, sta creando non pochi problemi all’economia mondiale. Nel porto di Shangai sono infatti bloccate ben 500 navi cargo, in attesa di poter procedere al carico e allo scarico delle merci. L’ingorgo cinese ha creato un effetto domino che sta facendo letteralmente tremare le principali filiere produttive internazionali.

I ritardi nelle consegne stanno diventando imprevedibili, e impediscono alle imprese di rispettare i termini di consegna dei materiali. La scarsità di merci, di conseguenza, sta provocando quella che tecnicamente viene definita “crisi da offerta”, ovvero quando i beni prodotti dall’industria sono decisamente inferiori rispetto a quelli richiesti. Fenomeno che, ovviamente, alimenta a dismisura l’inflazione. Oltre all’aumento dei prezzi delle materie prime, stanno lievitando i listini delle automobili, poiché la domanda rimane alta, ma nessun costruttore è in grado di soddisfarla. La stessa Stellantis, in Italia, ha dovuto fermare la produzione dell’enorme fabbrica di Melfi, che produce Jeep Compass, Renegade e 500X, per mancanza di componenti elettronici.

I motivi secondo cui la Cina, nonostante le ricadute economiche, sta portando avanti la sua drastica politica sanitaria, sono principalmente due. Il primo riguarda il vaccino. Il Sinovac cinese, infatti, seppur somministrato a larga parte della popolazione, è molto meno efficace di quelli occidentali. La seconda motivazione, invece, è più strettamente politica, e riguarda l’imminente rielezione di Xi Jinping alla guida del Paese. Cambiare linea in un momento così delicato non è ammesso dalla cultura locale, poiché rappresenta un sinonimo di forte instabilità. Non sono mancate, ovviamente, le polemiche interne alla Nazione. La gestione dell’emergenza ha infatti creato varie ondate di malcontento che si sono abbattute su Pechino. Molti residenti dell’hub finanziario cinese si sono lamentati delle rigide restrizioni, ma il presidente ha ribadito la validità del suo approccio. Il governo cinese ha inoltre sottolineato la superiorità del suo solido sistema politico rispetto alle fragili democrazie occidentali, e messo momentaneamente in pausa il suo furente processo di globalizzazione.

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