venerdì, 20 Maggio 2022

Esami a distanza per studenti fragili: “Durante un attacco di panico rischio grosso ma l’Ateneo non mi tutela”

Barbara è a detta di tutti un soggetto fragile, ma l'università non è dello stesso parere. Con le tre le dosi di vaccino può recarsi in facoltà. Le crisi di panico, l'ansia, la paura, non sono contemplate tra le motivazioni per sostenere un esame a distanza.

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“Soffro di ansia e di attacchi di panico da quando ne ho memoria, cerco di mantenere la calma, di respirare, ma non è sempre facile. Gli esami sono da sempre fonte di stress e ansia, spesso finisco per balbettare, andare in iperventilazione e rischio di svenire, con la mascherina durante un attacco di panico rischio davvero tanto”. Incontriamo Barbara sui gradini dell’Ateneo, la faccia è serena, ma lo sguardo è quello di chi si è ormai rassegnato. La sessione invernale è iniziata, per altre facoltà è già terminata. Le Università, essendo enti singoli e autonomi, scelgono le regole da adattare, così succede che alcuni studenti non vengono tutelati; questo è quello che succede a Barbara. Studentessa fuori sede, deve fare circa otto ore di viaggio in treno, pullman o con altri mezzi per arrivare alla sua facoltà, attendere, sostenere un esame e tornare a casa. Questo susseguirsi di azioni in apparenza semplici, meccaniche e tutto sommato a volte piacevoli, quando non costellate di imprevisti, ritardi e cancellazioni all’ultimo momento, nasconde un lato buio, ansiogeno e per niente sano.

Barbara ha alcuni problemi di gestione dell’ansia e del panico, problemi che l’hanno sempre accompagnata e che in questi anni si sono accentuati notevolmente. Se un tempo erano attacchi d’ansia poco prima di sedersi davanti al docente, ora è uno stato continuo di timore. L’uso delle mascherine non agevola questa condizione, un attacco di panico, in aula, con una mascherina a togliere l’aria non è una bella sensazione. Durante l’ultimo esame, infatti, Barbara ha rischiato diverse volte di svenire e perdere i sensi. “Ho rischiato di sentirmi male diverse volte, ho usato tutto il mio autocontrollo per non crollare, era un esame scritto, alzarmi e uscire fuori dall’aula a prendere aria equivaleva alla mia immediata bocciatura. Ho dovuto preferire rimanere in uno stato d’ansia e di mancanza di fiato per non perdere l’esame, avevo fatto ore di viaggio per arrivare, preferire un voto alla mia salute mi fa venire da piangere“.

Barbara è a detta di tutti un soggetto fragile, ma l’università non è dello stesso parere. Avendo tutte e tre le dosi di vaccino, può recarsi in facoltà, la distanza dall’Ateneo non ne preclude l’arrivo. Tra le motivazioni valide per la richiesta di esami a distanza vi è la coincidenza dell’esame con la data del vaccino, ma non quella di creare uno stato di ansia e paura in uno degli studenti. Quello che accade a Barbara accade a molti altri studenti di diverse facoltà. Non è di certo un caso isolato, ma che continua a non avere alcuna tutela. Le crisi di panico, l’ansia, la paura, non sono contemplate nell’ampio quadro del termine “persone fragili“, perché questo è sempre accostato solo ed esclusivamente allo stato fisico delle persone e mai a quello mentale che ne risente tanto quanto il corpo.

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