mercoledì, 25 Maggio 2022

Guerra in Ucraina, nuova notte di bombardamenti. Kiev: “Russia non rispetta la tregua per corridoi umanitari”

Morti e feriti a Bucha, Mariupol sotto assedio, distrutto deposito di missili anticarro, bombardamenti su Sumy, esplosioni su Kharkiv, marcia sulla seconda maggiore centrale nucleare. Russia accusata di non rispettare la tregua per corridoi umanitari. Zelensky: "Io sono qui". Johnson: "Il rischio di un incidente nucleare è evidente".

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Al decimo giorno di conflitti in Ucraina continuano i combattimenti su più fronti: a Bucha, come dichiarato dal Kiev Independent, le forze russe hanno aperto il fuoco contro un’auto, portando a 2 morti e 4 feriti; si fa sempre più stretto l’assedio sulla città portuale di Mariupol, posizione strategica e fondamentale sul mare d’Azov, come dichiarato dal ministero della Difesa russo, che ha rivendicato anche la distruzione di un deposito di missili anticarro Javelin e Nlow nel sito di Zhytomyr, a est di Kiev; ci sono stati bombardamenti nella città orientale di Sumy dalle 3 di questa notte (ora italiana); sono state segnalate esplosioni multiple a Kharkiv; suonano ancora le sirene d’allarme a Kiev, Zhytomyr e Chernihiv.

Corridoi umanitari e situazione attuale

Nonostante ciò, finalmente la Russia ha concesso una tregua a Mariupol, che durerà 5 ore (inizialmente annunciato a partire dalle 10,ora italiana), per creare un corridoio umanitario per favorire l’evacuazione della popolazione, ma che ancora non è stato aperto nel momento in cui scriviamo. L’esodo potrà avvenire attraverso mezzi di trasporto pubblici, messi a disposizione dalla città, e autovetture di proprietà; si prevede lo spostamento di 200mila persone. A breve scatterà la tregua per l’evacuazione di circa 15mila civili anche a Volnovakha; oltre il 90% della città è stata danneggiata dai bombardamenti. Come a Mariupol, i cadaveri non vengono raccolti e le persone nei rifugi stanno esaurendo le scorte di cibo. Le armate russe si stanno avvicinando alla seconda centrale nucleare più grande del Paese, la cui collocazione non è stata resa nota dall’Ucraina; si sa solo che le truppe distano ormai circa 30 km, mentre continuano gli attacchi mediatici nei confronti del presidente Zelensky, che ha mostrato, in una diretta di ieri sera, di essere ancora in patria dichiarando che non ha intenzione di abbandonare la propria nazione; ha anche rinnovato la richiesta di maggior aiuto da parte dell’Ue.

Russia e Ucraina: gli obiettivi militari distrutti

Le autorità ucraine dichiarano con orgoglio che sono tornati dall’estero 60mila uomini per combattere e che, dall’inizio dell’invasione, le forze ucraine hanno distrutto almeno 39 aerei e 40 elicotteri nemici. La Russia invece afferma, attraverso l’agenzia Tass, di aver distrutto oltre 2mila impianti militari ucraini. Secondo quanto riferito dal portavoce generale Igor Konashenkov, sono 2.037 le infrastrutture militari colpite durante “l’operazione speciale”, di cui 71 posti di comando e centri di comunicazione militare, 61 stazioni radar e 98 batterie di missili antiaerei S-300, Buk M-1 e Osa.

Johnson: “Il rischio di un incidente nucleare è evidente”

Il rischio di un incidente nucleare è evidente, purtroppo” e per schivarlo servono “subito l’Onu e l’agenzia dell’atomo Aiea a protezione delle centrali ucraine. Un altro attacco come quello dell’altra notte, e la sicurezza e la salute di tutta Europa saranno in enorme pericolo. Dobbiamo lavorare strenuamente insieme: il rischio è quello di una catastrofe pan-europea, dobbiamo far capire al Cremlino che un’altra Chernobyl sarebbe un disastro anche per la Russia“. Queste sono le parole del premier inglese, Boris Johnson, durante un’intervista, riguardo l’attacco contro la centrale di Zaporizhzhia.

 

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