sabato, 16 Ottobre 2021

Covid, Crisanti sulla profezia della quarta ondata: “Sono stato pessimista ma non mi pento”

Il virologo non si pente delle sue dichiarazioni su una possibile quarta ondata ipotizzata a fine maggio, all'indomani delle riaperture del 26 aprile. “Sono stato troppo pessimista ma non mi pento”

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Subito dopo le riaperture del 26 aprile, Crisanti aveva ipotizzato una quarta ondata a fine maggio. Le sue ipotesi erano fondate sui risultati di uno studio delle Università di Trento, Milano e Pavia, e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine.

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La tesi principale sosteneva che, se a fronte delle riaperture l’Italia non fosse stata in grado di portare avanti un’efficiente campagna vaccinale, si correva il rischio di andare incontro ad una quarta ondata. Il ragionamento era logico.

“Sono stato troppo pessimista? Non mi pento”. I dati, infatti, a circa un mese di distanza, evidenziano una frenata dell’epidemia. “Magari sono stato troppo pessimista, ma non mi pento di aver detto che abbiamo corso un rischio inutile”. 

Il virologo ha continuato “Se lei chiede ad un medico di scegliere tra una procedura sicura e un rischio, credo lei vorrebbe sentirsi dire che si segue una procedura sicura. Questo vale a livello personale e a livello di società. Dopo 125mila morti, ogni vita conta. A maggior ragione visto che la fine del tunnel è vicina, non vedo il motivo di correre rischi inutili”.

Il rischio di un aumento dei casi è stato dunque evitato grazie all’aumento delle vaccinazioni. Come del resto era stato messo in conto nello studio e nelle dichiarazioni di Crisanti. “La probabilità di infezione per una persona che ha ricevuto 2 dosi di vaccino è estremamente bassa. Ma è una probabilità che esiste. Inizieremo a toglierci la mascherina all’aperto quando il 60-70% di persone sarà vaccinata e la probabilità di infettare e infettarsi sarà molto bassa. E’ importante vaccinare anche i minori, altrimenti non si arriva all’immunità di gregge”, afferma ancora Crisanti, collegato da Londra.

“In Inghilterra c’è una prudenza estrema perché la seconda ondata ha avuto un impatto devastante, anche sulla politica e sulla scienza. Non vogliono mettere a repentaglio i risultati raggiunti, hanno un’attenzione maniacale nei confronti delle varianti e credo sia totalmente giustificato. C’è un focolaio di variante indiana in una zona e hanno mobilitato tutte le capacità di vaccinazione per intervenire in quell’area in 4-5 giorni”, spiega.

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